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NOVELLE CONTRO LA PAURA

Quell'incontro d'amore mancato

Sull’altra parte del marciapiedi, lei. Luciano trasalì, rimase per un po’ senza fiato

Quell'incontro d'amore mancato

L'ombra dei platani sprigionava una frescura piacevole, anche se il cielo era incerto, pesante, di gesso. Di fronte c’era il corso trafficato, le auto sfrecciavano e strombazzavano, le signore alla guida maldestramente sterzavano e lanciavano imprecazioni. Indemoniate perché al volante. Ragazze spensierate filavano sul motorino con caschetti sbarazzini in capo. Agli incroci vigili impettiti coordinavano il traffico creando più caos. Il fresco era piacevole, il resto no.

Di fronte, alcuni operai scaricavano mobili da un camion. Un trasloco in tarda primavera...

Luciano aspettava l'amico che non arrivava e, come al cinema, c'era una frenesia vuota, senza senso, un cicaleccio di signore che passavano, i rumori del traffico, gli scarichi di gas dalle auto... Sbuffò, alzò gli occhi verso l'orologio della Camera di commercio. Ritardo di mezz'ora all'appuntamento. Dove si era cacciato il caro amico?

Il camion di fronte fu chiuso, i teloni avvolti, gli operai montarono su mentre uno di loro si allontanava a piedi, con la fronte imperlata di sudore e una sigaretta penzoloni fra le labbra. Il mezzo si mosse lentamente, si immise nel traffico, sparendo fra sbuffi, colpi di clacson, nuvole di gas di scarico.

Appena partì, sull'altra parte del marciapiedi, lei. Luciano trasalì, rimase per un po' senza fiato. Non la vedeva da anni. Ragazza era, ragazza era rimasta, con quell'aria assorta, che non si confaceva con i suoi scoppi di risa, con la sua innata allegria, la sua voglia di vivere, i suoi sorrisi... Sorrisi che talvolta lasciavano spazio a tristezza, con una vita vissuta come forse non avrebbe voluto e non avrebbe mai ammesso.

I suoi capelli scuri, ricci, i suoi occhi chiari, il suo tailleur blu, erano una fotografia di anni prima, erano il suo stile. Attraversò la strada e nel salire sul marciapiedi non vide Luciano. Lui rimase immobile, sotto i platani, non sapeva che fare. Doveva fermarla? L'ultima volta non si erano lasciati bene. Era l'occasione per riavvicinarla. Ma non era tutto finito?
Forse era l'occasione per chiarire qualcosa di irrisolto, di rimasto per aria, nei ricordi e nei sogni? E se la passione l'avesse tradito? Ma la passione c'era ancora? Luciano era indeciso e nell'animo si alternavano sentimenti diversi: volerla fermare, parlarle, raccontarle tutto ciò che era rimasto non detto, tutto ciò che era accaduto da quell'ultima volta.

Conosceva Livia, avrebbe risposto che non ci sono cose da dire ma cose da fare, scegliere, decidere. Avrebbe detto che è come quando si conservano in soffitta oggetti e mobili perché un giorno potrebbero servire. Ma non servono mai. Restano là perché possono essere usati, ma il tempo scorre e tutto resta come prima... Perché Luciano, sempre sicuro sul da farsi, era così indeciso? Una vicenda ancora viva, dopo tanti anni. E Livia, al di là della maschera che avrebbe potuto indossare, davvero non avrebbe voluto parlargli?

La vedeva passare non molto lontano e pensava a quante volte l'aveva attesa sotto il suo ufficio, in orari diversi, con la speranza di incontrarla per parlarle, per chiarire, anche per poi magari dirsi addio defnitivamente. L'attendeva, l'attendeva per poi vederla passare in compagnia di una sua collega, una biondina sciapita con la quale parlava e rideva. Rallentavano il passo per guardare le vetrine, per entrare in un Sali e tabacchi e acquistare le sigarette, per poi allontanarsi parlando a voce alta. Luciano la guardava andar via e si struggeva, non sapeva per cosa, o forse perché lo sapeva benissimo. Una volta, nei pressi di casa di Livia, si incrociarono e lei lo fissò, gli sorrise appena e proseguì. Un'altra volta Luciano le telefonò in ufficio, dando un nome falso per evitare che Livia facesse dire che non c'era. Ma lei fu fredda. Insomma, perché Luciano non sapeva ora che fare, ora che lei era lì?

La guardò allontanarsi. E pensò ai giorni felici trascorsi con lei, ai tempi che scorrevano senza che se ne accorgevano. Luciano cominciò a camminare a passo lento, seguendola lungo il corso, senza convinzione. La perse di vista.
Continuò a pensare ai giorni che avevano il sapore della vita, che non sarebbero tornati, sapendo che anche il ricordo sarebbe cambiato; ogni atto, ogni momento, ogni tenerezza sarebbero stati resi più vivi dal malessere e dalla solitudine che lo divoravano.

La conobbe a una festa, molti anni prima. Parlarono di studio, musica, interessi, le cose che i ragazzi dicono fra loro, ma solo verso la fine della festa. Luciano chiese di vederla, lei acconsentì ma non lo chiamò mai. Qualche tempo dopo lui andò a casa di Matteo. C'era la sorella, alcuni amici e in un angolo lei, seduta su una poltrona, un po' contratta, silenziosa, finse di non averlo visto subito. Lui si avvicinò, le sorrise, le prese la mano e cominciò a parlarle.
Queste immagini passavano davanti agli occhi di Luciano come se ci fosse un vetro in mezzo ad attutire i suoni. Lui non comprendeva le parole che si scambiavano, ma vedeva se stesso e Livia sorridersi, essere accanto, non prestare attenzione agli altri. Era un sogno o un ricordo vivido? Fecero coppia fissa per tutta la serata, come se gli altri non esistevano.
Il pomeriggio successivo, si incontrarono davanti alla facoltà di Giurisprudenza. Il tempo forse sbiadiva certi particolari e ne esaltava altri. Si videro, si avvicinarono sorridendo e si guardarono negli occhi ricchi di tante cose inespresse. Luciano non voleva sembrare precipitoso e le chiese se preferiva sedersi a un bar per un caffè e per parlare o se era meglio dirigersi con l'auto verso il lungomare.

Lei lo squadrò un attimo, sorrise, sul volto comparvero due fossette. Livia scelse il mare. Mezz’ora dopo erano in auto, davanti all'immensità dell'acqua, a quella massa blu tratteggiata dalla schiuma. A perdersi guardando il cielo che si scolora nel mare, il blu immenso e caldo.

Un pomeriggio di dolcezza e di attrazione. Trascorsero mesi di passione e di felicità, anni che si trasfiguravano in vita, momenti che esaltavano le passioni, le attese e gli incontri.

E ora lì, nel traffico, e nel rumore l'aveva lasciata andare. Aveva pensato che in fondo tutto era finito, che non aveva senso fermarla. Per dirle che cosa? È così che i timidi cercano alibi con se stessi?
Un'ora dopo Luciano era ancora lì a pentirsi di non averla fermata. Decise di non cercarla più. Ma non poteva decidere come la vita dovesse andare, come il passare dei giorni può cancellare sentimenti e desideri, sapere se una decisione è poi definitiva. O se è il destino a decidere.
Cominciò a piovigginare.

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