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E a Bari arrivò nel 1914 la fotografia-spettacolo. Continua la storia di Vincenzo Pastore

Dal Brasile di nuovo in Puglia con un evento indimenticabile

E a Bari arrivò nel 1914 la fotografia-spettacolo. Continua la storia di Vincenzo Pastore

Arrivano l’espressino ed il caffè al ghiaccio, faccio largo sul tavolino, tra le carte e le fotografie. Fabiana riprende a raccontare.
L’atelier di Vincenzo Pastore a San Paolo del Brasile è grande e ben fatto: nella sala d’aspetto, comodi ed eleganti mobili. La sala di posa ha luminose vetrate su due lati, diversi fondali, animali impagliati, statue ed innumerevoli ammennicoli per esaudire i desideri di una clientela ricercata.

Pastore s’impone come uno dei fotografi più ambiti, ma dopo 15 anni decide di realizzare il sogno della sua vita. E’ un folle, non c’è dubbio, un pazzo: di nuovo chiude lo stabilimento fotografico e si trasferisce con tutta la famiglia in Italia. Dove? Ma a Bari, naturalmente!

Infatti è qui che lo ritroviamo pochi mesi dopo, a dircelo sono i giornali locali, Corriere delle Puglie in testa. Il 15 novembre del 1914 Vincenzo Pastore inaugura il suo stabilimento fotografico in via Sparano 117. Andando verso la stazione, superata via Dante, a destra c’è la sede cittadina del mobilificio di Sebastiano Natrella. Costretto tra questo e l’altro mobilificio, quello di Vincenzo de Pascale, al 117 c’è il portone che introduce ad un grande atrio con, in fondo, le scale che portano al primo piano. Già fuori al portone, divenuto l’ingresso del favoloso atelier Pastore, la grande insegna dello stabilimento fotografico «Ai Due Mondi - Fotografia Italo Americana. Bari - San Paolo del Brasile».

Sulle pareti esterne, ai lati del portone, due vertine stracolme di fotografie stampate su vari supporti e realizzate con tecniche diverse. Forte dell’esperienza paulista, Vincenzo è intenzionato a replicare il successo. Lo studio è ancora più bello di quello di San Paolo; attraversato l’atrio al piano terra, si salgono le scale. Il primo piano è un susseguirsi di cinque ambienti luminosi che si affacciano su via Sparano: sedie, tavolini e poltroncine imbottite nelle sale d’attesa, drappi e tendaggi alle finestre, importanti lampadari che calano dai soffitti, sculture a ornare gli ambienti, fotografie di tutte le dimensioni, tappeti, bagni per uomini e per donne. In fondo, nell’ultima stanza, la grande sala di posa. E ancora, salendo le scale per andare verso il terrazzo, il laboratorio per lo sviluppo e la stampa ed il deposito dove conservare materiali e l’archivio.

Mai Bari ha conosciuto qualcosa di simile, nemmeno negli anni in cui c’era ancora Michele Fiorino, andato via nel 1900, trasferendo il suo atelier a Torino in piazza Castello: lui, che nel 1897 aveva portato a Bari il cinematografo dei fratelli Lumière ma che già nel maggio del 1891 in occasione dei festeggiamenti di san Nicola aveva proiettato in via Sparano i suoi quadri dissolventi trasparenti. Il Corriere della sera del 17 settembre del 1893 ci informa che «Stasera ilnoto quanto valente fotografo, sig. Michele Fiorino, dal suo stabilimento in via Sparano da Bari, alle ore 10 pom. offrirà un divertimento gratuito, un’esplosione svariatissima cioè di fotografie colorate, scherzi scientifici e figure umoristiche su di uno schermo di 100 metri quadrati, (…)».

Bari, città oramai orfana anche del grande Enrico Bambocci, il maestro della fotografia per antonomasia! Lui, che 13 anni dopo la morte della moglie, venduto l’atelier a Liborio Antonelli-Matteucci nel 1907 se n’è andato a vivere in California con la nuova compagna Carla Hauser ed il piccolo Filiberto di 3 anni. Ha aperto lì un’attività fotografica e negozio di antichità e lì è morto di angina pectoris nel 1932.

Già, ma queste cose Fabiana non le sa e le ascolta da me; è questo che lei vuole, è per questo che è venuta a Bari, per conoscere i luoghi, le persone, per comprendere ciò che dai diari di Elvira non riusciva a capire. Le racconto dei Fratelli Antonelli in quegli anni divisi in 2 attività: Angelo con il fratello Paolo in via Sparano 25 e Liborio in via Piccinni 24. Le racconto di Casimiro Russo, che dopo aveva lavorato in rinomati atelier della Capitale, rientra a Bari e ne apre uno tutto suo in corso Vittorio Emanuele al 161. Le dico di Ernesto Preite Martinez che aveva lo stabilimento in via Principe Amedeo 70, angolo via Sparano; dei fratelli De Mattia, due dei quali, Nicola e Michele, aprono l’atelier in via Sparano 35, mentre gli altri due, Giuseppe e Francesco, a Molfetta. Poi c’è Tommaso Guerra, su corso Vittorio Emanuele alla Salita Miramare; e ancora, Salvatore Consolazione, sempre in via Sparano 70

Il 15 novembre del 1914 è domenica, già dal primo mattino la gente si accalca curiosa vicino all’ingresso dello stabilimento fotografico Pastore. Pochi minuti prima dell’evento, Vincenzo sistema la macchina fotografica sul marciapiede di fronte per scattare una fotografia che consegnerà alla storia. La folla, disposta ai lati dell’ingresso, guarda stupita e incuriosita; parte di quelli che sono lì provengono dalla chiesa di San Ferdinando, la messa è finita da poco. Com’è nel suo stile, lui prepara tutto con calma e con cura; dopo aver spento la sigaretta, la sua testa scompare sotto il panno nero che l’avvolge, in solido con la grande macchina fotografica. Osserva attentamente l’immagine capovolta proiettata sul vetro smerigliato; aggancia lo chassis contenente la lastra fotografica, arma l’otturatore e scatta. Una, due, tre volte.(Corriere delle Puglie, 16 novembre 1914)

«Superiore ad ogni aspettativa è riuscita la cerimonia inaugurale del grande stabilimento fotografico di che il signor Vincenzo Pastore ha voluto arricchire la città nostra.

Le maggiori autorità di ogni ordine ed una fiumana interminabile di popolo vollero con la loro presenza e col loro plauso entusiastico rendere omaggio ad un uomo, esempio mirabile di operosità e di abnegazione, il quale dopo aver tenuto alto nel lontano Brasile il nome della terra di Puglia, dove nacque, conquistando uno dei primi posti nel campo dell’arte fotografica americana, ha voluto tornare tra i suoi conterranei per dare loro una dimostrazione mirabile di quanto è possibile conseguire per forza di volontà.

E quella di ieri fu una festa indimenticabile dell’arte e del lavoro, un trionfo del merito e della perseveranza, fu un nuovo passo verso le avventure grandiose dell’industria della città nostra. Nelle magnifiche sale di via Sparano 117, dove lo stabilimento è stato impiantato, convennero Sua Eccellenza il Senatore Balenzano, presidente del consiglio provinciale, il com. Facciolati, prefetto della provincia accompagnato dal capo di gabinetto cavalier Lamanna, il presidente della deputazione provinciale grand ufficiale Mallardi, il tenente generale Mazzoli, comandante interinale del corpo di armata, il presidente della Camera di Commercio signor Antonio de Tullio, il viceconsole del Brasile cavalier avvocato Antonio de Grecis, l’avv. cav. De Palma col segretario generale avvocato Billi per il sindaco, e tante altre rappresentanze.

Alle 11:00 giunse in automobile sua Eminenza monsignor Lamberti vescovo di Conversano, accompagnato da vari sacerdoti. Egli attraversò il vasto androne tutto adorno di palmizi e di arazzi e si recò nelle sale dello stabilimento.
Tutte le autorità espressero al signor Pastore la loro ammirazione più sentita per la bellezza dei lavori esposti (…), specialmente ammirata fu la grande macchina per le fotografie, la prima del genere portata in Italia, fornita di tutti i ritrovati moderni che valgono a perfezionare la riproduzione delle effigi.

Il gabinetto per le pose è preparato con ogni ricercatezza e con cura paziente ed offre le comodità maggiori nella esecuzione delle pose a persone di ogni età e di ogni classe sociale. (…)
Il signor Pastore volle offrire alle autorità uno champagne d’onore, durante il quale si inneggiò all’avvenire dello stabilimento fotografico.
Il prefetto comm. Facciolati brindò con parole di vero compiacimento all’operoso artista (…).
Al brindisi del prefetto si sommarono entusiasticamente tutte le autorità e speciali espressioni di auguri rivolse al signor Pastore l’Onorevole Senatore Balenzano. (…)

Durante tutto lo svolgimento della festa, la musica cittadina alternò inni patriottici, poi svolse un interessante programma. Dai balconi principali del palazzo dove ha sede lo stabilimento sventolavano una grande bandiera italiana ed una brasiliana.

Dopo la cerimonia diciamo così, ufficiale, una folla immensa di popolo di ogni classe irruppe nel grande Stabilimento Pastore, gremì letteralmente l’androne dove è la prima esposizione dei lavori, poi passò nei saloni al primo piano, nel gabinetto delle pose, dovunque. Fu un pellegrinaggio continuo, che durò fino a tarda sera. (…) La folla usciva dal grande stabilimento vivamente ammirata, presa da un senso di vero entusiasmo per la magnificenza di tutto l’insieme (…).

Durante la giornata la musica suonò sempre presso lo Stabilimento Pastore, dove stazionava molta folla, trattenuta a stento dagli agenti di pubblica sicurezza inviati sul posto dal commissario della sezione di San Ferdinando.
Nella serata fu eseguito al pubblico uno scelto programma cinematografico, che divertì moltissimo. (…)

Ieri, in tutti i luoghi pubblici della città e per le vie, l’argomento delle discussioni era l’inaugurazione dello stabilimento fotografico italo-americano e la solennità che elementi diversi avevano conferito alla cerimonia.

Faccio un cenno al proprietario del bar: un altro caffè, questa volta bollente! E mi accendo un’altra sigaretta.

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