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GLI AUTORI PUGLIESI E LUCANI

Quello che Bari non sa ...è la storia di Pastore

Un talento della fotografia nato a Casamassima nel 1865 e approdato in Brasile. Irrequieto e lungimirante

Quello che  Bari non sa ...è la storia di Pastore

San Paolo del Brasile, 14 gennaio 1918, nel letto di un ospedale giace Vincenzo, uno dei tanti immigrati dal sud Italia. Vicino a lui il fedele amico Miguel Rizzo a raccogliere le sue ultime parole «bada tu che i miei figli continuino per la strada che gli ho insegnato, e se vedi che non lo fanno, ricordagli che il loro padre non era così!» Miguel, prima di lasciare quella stanza d’ospedale, gli stringe le mani e lo rassicura dandogli appuntamento al giorno dopo, ma non ci sarà un giorno dopo, perché Vincenzo alle prime luci del 15 gennaio morirà per le complicazioni dovute ad una semplice operazione d’ernia: era allergico e l’anestesia a base di cloroformio in diciassette giorni lo ha ucciso.

I giorni successivi tutti i giornali brasiliani riportano la notizia della morte di Vincenzo Pastore, uno dei più importanti fotografi attivi a San Paolo, noto per la sua maestrìa nell’arte fotografica. E poco tempo dopo la notizia giunge anche a Bari. Già, perché Vincenzo Pastore, il cavalier Vincenzo Pastore figlio della nostra terra, ha aperto a Bari il più bello stabilimento fotografico della città, ma di lui per anni, davvero troppi, non si è più parlato. A volte succede che il tempo faccia dimenticare le persone con le loro piccole grandi storie, fin quando non accade qualcosa che faccia ritornare tutto a galla. E nel nostro caso, quel qualcosa è accaduto nel giugno del 2014, quando un’allora dottoranda del Dipartimento di Storia, della Facoltà di Filosofia, Lettere e Scienze Umane dell’università di San Paolo del Brasile, Fabiana Beltramim, mi contatta per avere informazioni su un certo Vincenzo Pastore che a suo dire tra il 1914 ed il 1915 avrebbe avuto un atelier fotografico qui a Bari. Fabiana sta preparando la tesi del dottorato sul fondo fotografico di Vincenzo Pastore, donato dagli eredi nel 1996 alla Fondazione IMS (Istituto Moreira Salles) di San Paolo e lei è in Italia sulle tracce di Vincenzo Pastore. Desidera approfondire con me la situazione delle attività fotografiche a Bari nei primi del Novecento, per cercare di contestualizzare al meglio la presenza di Pastore qui; così ci diamo appuntamento per qualche giorno dopo.

Ci incontriamo una mattina e ci sediamo al tavolino di un bar di via Argiro. Fabiana ha con sé dei quaderni, sembrano dei diari. E poi delle carte e delle fotografie. Iniziamo a chiacchierare, inventandoci sul momento il brasilitaliano, per cui quando uno dei due non capisce, ricorre ai sinonimi nella speranza di azzeccare un termine condivisibile almeno per assonanza. All’inizio mentre parla, non seguo il labiale, incuriosito dai diari, le carte e le fotografie che ha poggiato sul tavolino; rispondo alle sue domande e gliene pongo anch’io, lentamente la storia di Vincenzo Pastore, pardonne-moi, del cav. Vincenzo Pastore, inizia ad assumere la sua forma ed i tasselli del mosaico ad andare al loro posto.

Nasce a Casamassima il 5 agosto del 1865, degli anni della sua giovinezza non si sa molto ma nel 1895 lo ritroviamo imbarcato per il Brasile. Si stabilisce a San Paolo, dove svolge l’attività di fotografo. Difficile pensare che sia emigrato senza conoscere già quest’arte, piuttosto viene da pensare che l’abbia imparata qui da noi. Ma dove, a Casamassima? Non risultano in quegli anni stabilimenti fotografici nel piccolo centro, mentre si hanno notizie di quello dei fratelli Vitantonio e Nicola Spagnuolo, attivi sicuramente dal 1885 in Castellana; si sa dei Santoro, Angelo, a Carbonara e Michele, inizialmente da ambulante a Turi e Conversano. Poi, dopo essersi sposato nel 1898, in pianta stabile a Turi. Ma i Santoro hanno qualche anno in meno rispetto a Pastore, per cui è davvero improbabile che quest’ultimo sia stato a bottega da loro. Poi c’era Michele dei Fratelli De Mattia che aveva l’atelier in Bari, ma che alcuni giorni al mese si spostava da ambulante nella provincia, sconfinando addirittura nel tarantino. E infine Bari, dove non c’erano più gli stabilimenti fotografici della vecchia guardia: Melchiorre Falardi ritiratosi definitivamente a Lecce dove aveva l’altro suo stabilimento fotografico; Giovanni Minozzi, morto nel 1878 in strane circostanze pochi giorni dopo un incidente galante avvenuto nel teatro Paisiello di Lecce, e Antonio Bachmann, uomo misterioso del quale mai si è saputo da dove venisse né dove se ne sia andato. Ma certamente c’erano gli atelier di Enrico Bambocci, Nicola De Mattia, Michele De Mattia, dei Fratelli Antonelli, dei Lopez, dei Guerra, di Michele Fiorino ed altri ancora. Chissà in quale di questi atelier avrà imparato l’arte della fotografia il Pastore!

Arrivato a San Paolo nel 1895 dopo nemmeno tre anni di attività decide di tornare in Italia: stanco, deluso o piuttosto le cose non vanno bene? Niente di tutto questo: torna per sposarsi con Elvira Teresa Angela Leopardi e stabilirsi a Potenza, città natale di lei. Tra la fine del 1898 ed i primi mesi del 1899, con i soldi guadagnati in Brasile apre un atelier in città. Ma Potenza di quegli anni non è una grande città e non offre molte opportunità. Infatti tutti i fotografi, per arrangiare, sono costretti a girare nei paesi della provincia, lavorando pure come ambulanti. Pastore non ci mette molto a farsi conoscere dai potentini e a farsi invidiare dai competitor. Al riguardo è interessante ciò che scrive un cronista del giornale Il Lucano del 14 ottobre 1898: «Nel nostro ultimo giro, compreso principalmente nella città di Potenza, avemmo occasione di visitare qualche stabilimento fotografico, il cui proprietario, forse per stizza o ambizione propria, parlandoci del Pastore, ce lo dipinse come semplice dilettante!

Per sola curiosità volemmo anche visitare questo dilettante, come lo chiamano, ma ci dovemmo convincere essere lo stabilimento fotografico del sig. Vincenzo Pastore non solo il più bello ed elegante, quanto il più preciso in fatto di arte vera per le bellissime riproduzioni che in provincia di Basilicata meritano il primo posto! Valga questa spontanea dimostrazione di una stampa coscienziosa, di fronte al colto e intelligente pubblico, a rendere tributo di sentito omaggio allo stabilimento Pastore nel posto artistico che giustamente gli compete! (…)».

Dunque sembrerebbe andargli tutto bene, o almeno avere un futuro in Basilicata, ma il nostro fotografo è un irrequieto e poi Potenza gli sta stretta, per cui, udite udite, chiude di nuovo bottega e ritorna a San Paolo del Brasile.

Ricominciare tutto daccapo, racconterà anni dopo Elvira, è stata dura. Ma Vincenzo non ci mette molto a farsi valere: si tiene sempre informato delle ultime novità nell’ambito fotografico, delle varie tecniche di stampa, fa arrivare dall’Italia materiale e articoli di riviste specializzate. Per primo presenta sul mercato i ritratti Mimosi (in portoghese “mimos” si traduce con «coccola» mentre «mimosa» corrisponde a mimosa): delle piccole fotografie sovente colorate a mano e impreziosite da grazie stampate sul cartone di supporto. E’ Elvira che sviluppa e stampa i materiali, mentre Vincenzo si concentra sull’attività di ripresa in sala di posa e in esterno, perché non disdegna di raccontare con i suoi scatti, la vita nelle strade di San Paolo, soprattutto nei quartieri più degradati e abbandonati. Gli affari vanno bene, Vincenzo intuisce che deve distinguersi in qualche modo dagli altri fotografi paulisti e si specializza nella realizzazione di ritratti per medaglioni e pendenti, a volte anche acquerellati. E poi stampa in platinotipia, alla gomma bicromata, al carbone, tutti lavori eseguiti con la massima perfezione. Indìce perfino un concorso di bellezza per bambine, e l’operazione riscuote un grande successo.
Gli anni passano, e la famiglia aumenta. Arrivano Costanza, Beatrice, Maria Lucia, Francesco, Pio, Eleonora, Olga, Carmelita, Dante e Redento. Vincenzo, dal carattere gioviale e tutt’altro che introverso, non perde occasione per chiacchierare con gli amici della vasta comunità italiana di San Paolo; racconta la nostalgia che ha dell’Italia, della sua Puglia e del suo sogno di aprire qui il suo stabilimento fotografico. Già, i suoi amici, solo tra i fotografi ritroviamo cognomi che la dicono lunga sull’origine: G. Sarracino, Alfonso Giannini, C. Scardini & F.llo, Vincente Russo & F.llo, Josè Minervino, F.lli Maglino, Miguel Rizzo, Vicente Tartore, Bacherini & Stamati, Alfonso Licarelli, Carlo Orsetti.

Fabiana mi racconta questo, tutto d’un fiato; nel frattempo, mentre l’ascolto, ho acceso una dopo l’altra 2 sigarette. Si avvicina il proprietario del bar per prendere l’ordinazione: un espressino per lei, un caffè al ghiaccio per me. In tanti anni di ricerche d’archivio, ricordo di essermi imbattuto nel nome di Vincenzo Pastore ma senza mai capire come, dove e quando collocarlo.

1. Il racconto prosegue domani.

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