Giovedì 16 Settembre 2021 | 14:23

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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Novelle contro la paura

Quel primo giorno dopo il Lockdown

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Il 3 maggio è già alle spalle e la possibilità di una sia pur breve passeggiata (motivata, s’intende) è stata restituita al popolo dell’odiato confinamento in casa. Luisa ha assaporato e rinviato per più giorni questa opportunità. A parte qualche furtiva discesa per depositare il sacchetto della spazzatura giusto sotto casa, si è lasciata scivolare addosso la voglia di una rimpatriata per le strade della città, sicura che il piacere di farlo sarebbe cresciuto ogni giorno di più. E dunque perché non aspettare ancora un po’? Che fretta c'è se la chiusura in casa è diventata ormai una soporifera magmatica routine?
Ma stamattina, appena sveglia, decide di essere sincera con se stessa e di mettere in chiaro le cose. Cosa la trattiene? Cosa la spaventa? La paura del virus? Certo, ma non solo. C’è dell’altro che ancora le annebbia la mente. Non sa se ritroverà lo stesso mondo che ha lasciato fuori casa appena due mesi fa.

Annaspa, per lunghi minuti, con gli occhi, girando lo sguardo vorticosamente intorno a sé, allungandolo anche fuori dal balcone. Giù, per strada, una strada del centro città, un inatteso brulicare di persone, ingessate fra mascherina e guanti, con o senza cane al guinzaglio, con o senza carrelli della spesa. Con quale animo loro, quelle persone laggiù, si sono proiettate fuori casa, sfidando regole sociali gigantesche, mai immaginate prima, e bastarde realtà microscopiche, mai conosciute prima? Qualche bisogno speciale o forse voglia di sfida e di rivalsa? Bisogno di riafferrare una realtà quasi sfuggita di mano?
Luisa amava la vita di prima: le scorribande con gli amici, le pause senza tempo in libreria, l’opera al Petruzzelli, i viaggi nei luoghi ostinatamente più insoliti, le occasioni di beneficenza, i lavori simbolici da neopensionata... Ma, straordinariamente, tutto questo non le era mancato, anzi le era parso d’un tratto banale; sapeva che tutto sarebbe tornato, ma con occasioni, tempi e modi reinventati per un futuro diverso. E lei non si era mai sottratta alla sfida della curiosità, della ricerca, dell'alternativa, anche facendo piazza pulita del lontano o del recente passato.

Il volo a rasoio di due rondoni la sfiorano e la fanno sobbalzare. Monta la voglia di uscire, le si pianta un nodo in gola. I dispositivi di sicurezza (malvolentieri usa questo «neologismo di ritorno») sono in attesa lì da giorni . Pregusta il suo precipitarsi giù per le scale: no l’ascensore proprio no, troppo angusto ... vanno bene i sei piani di scale a piedi... aiutano anche il riscaldamento delle gambe, piuttosto intorpidite nonostante i pallidi inaffidabili tentativi di attività motoria casalinga. Tira un lungo sospiro per placare l’ansia che l’ha presa e si catapulta giù per le scale, finalmente in grado di volare, di andar via da una dimensione ristretta, diciamo pure depressiva. Finalmente si tira il grigio portone alle spalle e viene accecata da un raggio di sole indiscreto, è l’esposizione Sud che la ferisce. Rimette a fuoco gli occhi e si gode i suoi 180 gradi di visuale, il suo corpo che spacca il confine tra i quartieri Madonnella e Murat.

Decide di incamminarsi verso sinistra direzione Madonnella, non foss’altro perché da quella parte non c’è proprio nessuno a venirle incontro (contro?). L’attiguo negozio di abbigliamento sembra chiuso ma dalle vetrine lasciate timidamente illuminate occhieggiano colorati e inutili vestiti primaverili, irrimediabilmente obsoleti per il caldo estivo che ci ha prematuramente investito. Si sente un po’ fuori tempo, un po’ fuori luogo. Oppure è la realtà esterna che lo è? Ma subito si accorge che la merceria accanto non è più la stessa: dove sono finiti reggiseni e slip, calzettoni e magliette? La vetrina è piena di mascherine dai tessuti colorati, dalle forme anche un po’ stravaganti, sembrano farfalle in procinto di prendere il volo. Luisa si sorprende a valutarle ad una ad una. Quella azzurra si addice a quasi tutti i suoi vestiti estivi, ma quelle a fantasia vanno bene con la tinta unita.

Quelle con le squadre di calcio potrebbe regalarle ai suoi nipoti, quelle tricolori le lascerebbe ai
bimbi che in questi ultimi due mesi hanno imparato a cantare l’inno nazionale. No, alla riapertura probabilmente non ne comprerà. Si sente molto più sicura con la sua ffp2, chissà se riuscirà a trovarne ancora. Lei si è scoperta d’improvviso «fragile» (altro termine dolorosamente incombente, altro maleaugurante neologismo di ritorno), quindi bisognosa di qualche cura e attenzione in più!

Si affaccia all’angolo di piazza Balenzano per godere di una realtà visiva più ampia: i grandi platani, che nessuno ha mai pensato di potare, sono rivestiti da un verde talmente arruffato da occultare alla vista i variopinti palazzi di sempre e la storica caserma rosapallido in disuso. Solo il busto dell'illustre personaggio ottocentesco, che ha dato il nome alla piccola piazza miniaturizzata, fa bella mostra di sé con una bianca mascherina sul volto bronzeo.

Tira un respiro profondo per riprendersi, ma non ci riesce di fronte a un luogo così inaspettatamente affollato. E ora che fare per evitare incontri pericolosi, soprattutto quegli incalliti sportivi che fanno jogging sui marciapiedi troppo stretti? Sarà meglio dirigersi sul marciapiedi di destra o su quello di sinistra? Ma perché non si è pensato di istituire il senso unico anche sui marciapiedi? Almeno sapere di procedere sempre sul marciapiedi di destra può evitare di andare a sbattersi contro l’un l’altro.
Le sovviene quello che proprio ieri ha detto l’onnipresente professor Bassetti /Infettivologo in TV, incavolato dall’ennesima domanda sull’ uso delle mascherine: «Ma perché è così difficile da capire? Potete evitare la mascherina se è possibile rispettare le distanze prescritte, altrimenti è logico che dovete indossarla!».

Sembrava così soddisfatto (lui) della risposta lapalissiana che pareva aver convinto tutti, compresa la combattiva conduttrice televisiva. Ma il professor Bassetti/Infettivologo vive eternamente chiuso negli studi televisivi o qualche volta ha provato a incamminarsi per le strade di una città, non foss’altro che per comprovate esigenze lavorative, per situazioni di assoluta urgenza, per stato di necessità, per motivi di salute? Dà un’occhiata veloce all’ autodichiarazione che fa capolino dalla tasca e verifica soddisfatta che non ha dimenticato nessuno dei motivi previsti. No perché egli, anzi Egli, avrebbe dovuto constatare di persona che puoi partire da un luogo in quel momento spopolato, ma poi, ad ogni angolo di strada, vai a sbattere senza volerlo contro chi ti sta arrivando addosso, magari correndo, nella direzione opposta e senza mascherina o con la mascherina posizionata in modo alternativo.

Rimasta assolutamente immobile, Luisa si chiede cosa fare. Allungando gli occhi in tutte le direzioni, decide che tornerà indietro e proverà ad andare nella direzione opposta. Piazza Sant’Antonio e Via De Giosa godono sicuramente di spazi più ampi e ventilati, nessuno scontro con nessuno e poi anche lì troverà i negozi che le possono servire: il supermercato, l’edicola, la farmacia, ed anche, eccole là, le bolle dei detersivi. Non aveva mai fatto caso a quanto siano utili tutti quei negozi nei pressi di casa, ha solo l’imbarazzo della scelta: quelli di destra o quelli di sinistra? In realtà lei ha bisogno di ben poco perché il grosso della spesa se la fa portare a casa, quindi il tempo non le manca per guardarsi intorno.

Dentro questi spazi più ampi, resi ancora più dilatati dal traffico ridotto all’osso, può soffermarsi a focalizzare i singoli viandanti che scorge da lontano e che vede pian piano avvicinarsi, inoffensivi, a dovuta distanza. Procedono lentamente, occultati da variegate mascherine, con sguardi che richiamano la sua attenzione. Incrocia quello sguardo indagatore di chi si chiede se tu stia vivendo le sue stesse emozioni. E quello sguardo scrutatore che sembra averti riconosciuto e aspetta che tu lo riconosca. Ma anche lo sguardo sognatore di chi non si è ancora immerso nella nuova realtà e vive col pensiero ancora troppo indietro (o troppo in avanti?). E che dire dello sguardo ammaliatore di chi intende continuare a sedurre il prossimo perché così ha sempre fatto e concentra tutto il suo fascino lì?

Altro che imperscrutabilità dei volti dietro le mascherine. Ora si ritiene sicura di individuare dagli occhi persino una persona inopinatamente allegra e spensierata, anche in assenza di quei sorrisi, timidi o sfrontati, che le piaceva tanto scorgere sui volti nudi che incontrava. C’è una strana voglia di riconoscersi e quasi di annusarsi, a debita distanza. Sì perché, se siamo a piedi, vuol dire che abitiamo nello stesso quartiere e quindi dovremmo riconoscerci nonostante tutto, dovremmo far parte di uno stesso vicinato, più o meno elettivo, nonostante il distanziamento (spaziale, ma perché anche sociale?).
Il gigantesco orologio digitale issato sul palazzo più alto ed elegante dell'incrocio segna l’ora di pranzo e non c'è quasi più nessuno in giro. Trafitta da un raggio di sole, la sagoma del Petruzzelli si staglia più rossa che mai, rubando la scena agli altri scenografici palazzi del Murattiano. Certo, pensa Luisa, se vuoi uscire di casa da padrone incontrastato e goderti le bellezze della città, proprio l'ora di pranzo è la più adatta. A quest'ora è anche più facile e più bello, perfino salubre, respirare profondamente e annusare il salmastro del mare, che è lì a due passi, per tanto tempo agognato. Ma avvicinarsi al mare di N' derr’ a la lanze, quasi toccarlo o respirarlo, sarebbe per lei un’emozione troppo forte e sa di non poterla reggere. Oggi. La testa le scoppia. Si è ritrovata, come in una città invisibile di Calvino, a seguire ipotetiche linee a zig zag, a inventare un altrove tra punti sospesi nello spazio, a cercare ciò che si trova non fuori dagli occhi ma dentro, in una nicchia nascosta e a malapena cancellata. S'impone una pausa. A casa. Domani sarà un altro giorno.

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