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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Novelle contro la paura

Cari ragazzi vi scrivo così (non) mi distraggo

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Nel periodo compreso tra il 21 marzo 2020, primo giorno di primavera, e il 3 maggio 2020, ultimo giorno di «Fase 1», alle persone più disparate è stato chiesto di scrivere una lettera, modalità di comunicazione oramai dimenticata, con la quale raccontare ad un destinatario futuro (o comunque lontano dal tempo odierno) i timori e le sensazioni dovute all'isolamento vissuto in forza del Covid-19. Un modo diverso di narrare il lockdown, il nuovo modo di stare al mondo in tempo di pandemia.Il frutto di questo lavoro è stata una raccolta di lettere scritte da uomini e donne comuni, per dar voce a paure comuni: un sindaco, un padre lontano, una ragazza angosciata, una madre preoccupata, un paziente guarito dal Covid, un’infermiera stanca, un professore di storia, un giovane sognatore, un vecchio rimasto solo, una nonna impaurita, un trentenne arrabbiato. E molti altri ancora.Ogni giorno una lettera nuova, un destinatario diverso, un nuovo timore, una speranza in più. Ogni giorno alle prese con aspetti umani da salvaguardare ed altri da stipare nella valigia delle cose che c’erano, ma che si possono sacrificare. Sono parole scaturite e guidate dalle medesime domande: «Hai mai sentito la morte passeggiare oltre la porta di casa?».«Se ti afferrasse domani, cosa diresti oggi al mondo, ai tuoi figli, al futuro?». «Sotto l’impulso di trovare una risposta a questi interrogativi, queste pagine hanno avuto un valore immenso, trasformandosi in uno specchio cartaceo per uomini e donne del nostro tempo, rivelando quali aspetti dell’umana realtà mantengono il loro originario valore e quali, invece, perdono d’improvviso colore e si dissolvono nel vento delle difficoltà dinanzi ad una situazione senza precedenti. Al cospetto di un male indifferente all’età, alle classi sociali ed alle religioni, l’umanità ha riscoperto il valore di un minuscolo elemento della sua esistenza: il tempo». «Eccolo l’errore della nostra vita: riempire le giornate con una miriade di piccoli, insignificanti se».
Dopo 43 giorni ed altrettante lettere, è così nato il libro «Lettere da un'Epidemia», (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/546186/lettere-da-unepidemia/ ). Una cronaca intima ed affettiva di una Primavera mai sbocciata: quella dell’anno duemilaventi, quella del Coronavirus. Sono pagine che custodiscono la chiave d’accesso ad un universo umano (quasi) del tutto dimenticato.

Una madre separata dai suoi figli o un nonno lontano possano essere simboli della resistenza contro un male comune, un terrore più grande. Mi piace l'idea che la fragilità e la semplicità siano un valore aggiunto e non una lacuna da colmare. Mi piace l'idea che dinanzi alle parole di una casalinga possano ritrovarsi i pensieri di tante casalinghe, o che al cospetto dei pensieri di un manager spaventato dai mercati, tanti altri manager possano sentirsi parte di una speranza comune, o di una comune consapevolezza. Perché quello che alla fine emerge da queste pagine, è l'umanità di fondo che accomuna tutti gli aspetti delle nostre società. Ecco, di seguito, una delle lettere presenti nel libro, quella di un professore di Storia ai suoi studenti.

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