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Ho un amante. Se la parola amante fosse declinabile, la declinerei al maschile. E ho una moglie. Scelta condannata dalla società e approvata dalla natura. L’amore non si esaurisce in una creatura. Ne conteniamo troppo per poterlo versare in un solo vaso. L’amore, quello naturale, non quello sociale, viaggia, muta, si distrae, si diverte, si scopre, ricopre e riscopre. L’amore è ambizioso, senza volerlo, non si accontenta. È il più autentico desiderio di libertà dell’essere umano. Confonde? Sì. Destabilizza? Certo. Spaventa? Spesso. Con tutto il suo cambiare e trasformarsi e trasformarci. Non dà tregua. Per questo abbiamo bisogno di mettergli il guinzaglio della fedeltà.

Io mi dichiaro, sin da subito, dal primo rigo di questa pagina, infedele.

Lui, il mio amante, l’ho conosciuto in vacanza. Me l’ha presentato un’amica. Credo che le sarò eternamente grata per questo. È bello. Una bellezza maestosa, che stordisce. Ma non di quelli belli per nascita. No. Lui la sua bellezza se l’è costruita nel tempo. È evidente che sia un tipo che tiene molto alle apparenze. Ma vi assicuro che c’è anche dell’ottima sostanza sotto le vesti. Non mi riferisco alla sua virilità, non solo. Anche alla sua anima. Anzi. Alle sue anime. Ne ha più d’una, tutte diverse tra loro. Ha l’anima dell’artista e dell’uomo d’affari; l’anima del sacerdote e della puttana; l’anima del principe e dello straccione; l’anima dell’oratore e del mimo; della casalinga e della showgirl. Sa essere galante e inopportuno. Perfettamente a suo agio in smoking come in tuta.

Certe notti è un amante dolce, delicato. Altre, aggressivo e violento. Sì. È così, ma mai contro l’altrui volontà. Mai. Non ruba amore, non mendica. Non deve neanche chiedere. L’amore gli viene offerto, a volte supplicato. E Lui si concede a tutti. Donne, uomini, ermafroditi, di ogni colore, di ogni nazione «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», nel pieno rispetto dell’articolo 3 della Costituzione.

Anche se… Ultimamente ha frequentato brutte compagnie, gente che lo invitava a discriminare. Talvolta ha ceduto. Gli ho sentito fare discorsi razzisti, omofobi.

Quelle volte mi ha delusa, mi ha ferita. Ma per fortuna si è sempre ripreso. Non si è lasciato dominare da questa brutta gente. È tornato ad amare tutti, indistintamente.

Se sono gelosa? No. E non perché ho una moglie, non perché anche io ho fatto voto di infedeltà. Ma perché lo amo così. Libero, accogliente, generoso, insaziabile. Trovo questo suo modo d’essere tremendamente erotico ed eccitante. Ecco, Lui è così. Erotico ed eccitante. Fa uscire la me più spudorata, più disinibita. Lui mi fa bere, mi fa ubriacare, mi fa perdere la testa.
Mi fa uscire da me stessa. Dai miei tentativi di rigore e autocontrollo, dalle mie angosce, dal mio dover essere. E poi mi accompagna, mano nella mano, verso il mio essere. È stato Lui a farmi conoscere la parte di me che a lungo ho represso. Mi ha messo in contatto con i miei desideri più nascosti, con le ambizioni inconfessabili e inconfessate. Mi ha aperto le porte di un mondo nuovo. Mi ha dato fiducia. E mentre esitavo sul ciglio di un burrone, alle spalle le paure e davanti i sogni, mi ha dato una spinta e mi ha insegnato a volare. Come potrei non amarlo. Come potrei dimenticarlo. Non mi ha mai regalato fiori, né gioielli. Mi ha regalato coraggio e libertà.

Mia moglie è un’altra storia. È bella.

Una bellezza inebriante, che incanta. È di quelle belle per nascita.
Che se anche si trascura (e a volte si trascura) resta comunque stupenda. Nel tempo ha imparato ad agghindarsi per gli ospiti, ma chi la conosce davvero, come me, non dimentica le sue origini. Origini di donna del popolo, cresciuta per le strade, tra chiacchiere in dialetto e odore di frittura, panni ciondolanti dai balconi e polpi sbattuti sugli scogli. Ha sempre addosso il profumo del mare.

È una cosa che mi fa impazzire, a cui non so rinunciare. Ha imparato a vestirsi bene, a sfoggiare gioielli. Ogni tanto prova a mischiarsi alla gente che sa di colonia e dopobarba. Ma niente e nessuno potrà mai toglierle di dosso il profumo del mare. Mi ricorda Cenerentola, ragazza di umili origini e mestieri che sa vestire i panni di una principessa. La conosco bene ormai. Siamo cresciute insieme. Lei è moglie fedele, con una mentalità ancora un po’ all’antica e un forte senso del pudore.

È quella che mi allunga la gonna prima di farmi uscire di casa, che non esagera mai, non si concede a vizi ed eccessi. Viene da una tradizione di lavoratori di terra e pescatori, gente più abituata alla fatica che al sogno. Non tradisce, no. Non mi fa ubriacare. Non mi fa perdere la testa, me la tiene ben salda sulle spalle. È il suo modo di proteggermi.

E poi mi accoglie, come accoglie tutti. Con spirito materno. Maestra nell’arte di prendersi cura, senza fare domande. Silenziosamente e amorevolmente. È casa. Il porto sicuro, a volte noioso, dove far rientro dopo avventure vissute al largo. Ho sempre avuto bisogno di scappare, ma non mi è mai passata la voglia di tornare.

Lei ha paura dei miei sogni, delle mie ambizioni inconfessabili e inconfessate. Teme che mi deludano, che mi caccino nei guai. Così, più volte, mentre esitavo sul ciglio di un burrone, alle spalle le paure e davanti i sogni, mi ha tirato indietro per salvarmi dallo schianto. Come potrei non amarla. Come potrei dimenticarla. Non mi ha mai regalato fiori, né gioielli. Mi ha regalato prudenza e profumo di mare.

Se sa del mio amante? Sì, lo sa. Non saprei dire se ne è rimasta delusa. Certo non si aspettava che mi innamorassi di Lui. Così diverso da Lei, da me. O, meglio, dalla parte di me che Lei conosce. Non me lo aspettavo neanche io.

Quando la mia amica me lo presentò, quel week-end di ottobre di tanti anni fa, ne fui subito colpita. Ma non immaginavo potesse nascere una tale storia d’amore. Quel week-end ci siamo osservati, studiati. Senza andare a fondo, però. Siamo rimasti in superficie. Affascinati dai corpi. Attenti alle apparenze. Senza svelarci. Sia io che Lui tenevamo ben nascoste le carte. Avrei dovuto capire che stava iniziando una lunga partita. Ricordo il nostro primo sguardo. Di stupore, curiosità. Anche di diffidenza. Siamo diversi, veniamo da realtà diverse. Questo fu subito chiaro a entrambi. Ma fu uno dei motivi dell’immediata attrazione tra noi. Passammo due giorni senza pensieri e senza domande. Ci siamo divertiti, ma non successe niente di più.
Rientrata a casa, continuavo a pensare a Lui. Mia moglie se ne accorse. Gliene parlai. Ridemmo. «Non succederà niente» diceva «siete troppo diversi.»

E invece tornai da Lui. Una volta, due, tre… E ogni volta era una scoperta, su di Lui, su di me. Ogni volta mi sembrava diverso, era diverso.

Con le sue mille anime. Ed ero diversa anche io. Mai mi ero conosciuta così a fondo.
I primi tempi, fu più che altro un rapporto di svago. Di evasione dalla routine, dalle regole, dalle certezze e da me stessa.
Un ubriacarsi di vita e di libertà. Poi, piano piano, iniziò a trasformarsi in qualcos’altro. Lui mi capiva, mi mostrava possibilità, mondi nuovi, mi accompagnava alla scoperta, all’avventura. Fino a quella spinta dal burrone.

Fu allora che mi insegnò a lasciare le paure alle spalle, a buttarmi. Fu allora che imparai a rischiare per seguire i miei sogni. Fu allora che diventò amore.

Mia moglie ne rimase sorpresa. Non saprei dire se delusa. È gelosa? Forse. Mi ha abbandonata? Mai. Non si può impedire a una barca di lasciare il porto, si può solo fare in modo che torni. E io sono sempre tornata.
Così, da molti anni ormai, vivo in bilico tra due amori, distanti e fondamentali. Uno rassicurante, premuroso, fedele; l’altro sconvolgente, incosciente, infedele.

Uno custode della realtà, l’altro custode dei sogni. Di entrambi questi amori non posso più fare a meno. Mia moglie, Bari, il porto a cui tornare. Il mio amante, Milano, l’orizzonte verso cui salpare.

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