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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Piccolo vocabolario della nostra vittoria

Può un avvenimento così doloroso essere un’opportunità? Non potrebbe, ma bisogna

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N come NATURA: è stata la compagna silenziosa e consolante di quel periodo buio. La guardavo mutare dalle finestre del soggiorno che danno sul mare con il silenzio tutt’intorno ad esaltarne la pacifica bellezza.

La luce sul mare diventava sempre più limpida man mano che i giorni avanzavano sul calendario e l’aria, gradualmente, si puliva. Nel giardino delle rose, quello proprio sotto le persiane, i rami secchi si trasformavano sotto i miei occhi, mai così attenti a cogliere i dettagli e, con il caldo sempre più incalzante, si riempivano di piccoli boccioli che un giorno, all’unisono, si sono schiusi in un profluvio di colori. Nel silenzio della casa addormentata, la frenesia mattutina non era più riconoscibile dallo sfrecciare delle vetture o dal rumore affaccendato degli esseri umani, ma dal semplice, inconfondibile verso dei pennuti. Anche le rondini furono tante quell’anno.

O come OPPORTUNITA’: può un avvenimento così doloroso essere un’opportunità? Non potrebbe, ma bisogna far sì che lo diventi, piccola. Come la febbre che ti costringe a letto, ma ti fa leggere un bel libro. Come il pianto per una ferita che ti regala il più tenero degli abbracci. Come un litigio che ti fa scoprire la magia del perdono. Come il perdersi seguito dal sollievo del ritrovarsi. È stata un’opportunità anche quella di quei giorni bui: più tempo per tutto, per sé stessi e per gli altri, per fermarsi un po’, per una preghiera in più ed un affanno in meno, per tendere quella mano che si rimandava sempre ad offrire, per inventarsi sfide e decidere che è tempo di provarci.

P come PILATES: Non ridere piccola, lo sai che è la mia passione da sempre, che me lo porto dietro ovunque, come fosse un bel libro. È in quelle lunghe giornate c’è stato costantemente, senza nessuna interruzione, fedele compagno del mio corpo e della mia mente abituati entrambi a seguirne il ritmo pacato, a trovarvi il beneficio richiesto. Arrivava la sera, la luce cambiava, i doveri erano stati assolti e non c’era giorno, in quell’isolamento forzato che non mi abbia vista intenta ai miei esercizi di sempre con in sottofondo la voce calma e rassicurante di colei che me ne ha fatto scoprire tutte le virtù, che mi ha regalato i suoi segreti e che, ancora oggi, quando gli anni sono decisamente di più, non si arrende e non smette di sperare che io possa migliorare.

Q come QUI: qui. Ora. Mai come in quei giorni il tempo presente era l’unico da poter vivere, da dover vivere. Niente futuro, troppo incerto, troppo lontano difronte alla battaglia. Niente passato, carico di dubbi e recriminazioni, inutili quando si combatte. È di questo che si coglie la consapevolezza, bimba, quando l’essenziale è fin troppo semplice da intuire e primario da preservare. Come forse accade ai soldati in trincea prima dell’attacco o come doveva essere per gli uomini primitivi ad ogni alba della loro esistenza legata alla più elementare, banale, fondamentale sopravvivenza.

R come RIMPIANTO: di rimpianti puoi averne mille e nessuno. È questo che ho imparato in quei giorni. E ho scelto di non averne nessuno. La vita può prendere mille percorsi, ma quello che hai intrapreso ha sempre una sua ragione profonda, insondabile, quasi inevitabile e necessaria. E, dunque, va vissuto completamente, senza tentennamenti, con decisione, correggendone il tiro se necessario, ricominciando a camminare se capita di fermarsi, ma senza guardarsi indietro perché ogni cosa accaduta doveva essere vissuta, semplicemente, fatalmente.

S come SALUTE: piccola, questa è l’unica parola di cui non puoi fare veramente a meno. Sappi che se ti manca, molte delle altre di questo alfabeto perdono di significato e saresti disposta a barattarle per conservare solo questa. Sappilo e abbine cura.
T come TERRA: si è presa una grande rivincita in quei giorni. Sembrava quasi se la ridesse beffarda, piccolo sasso perso nell’universo.

U come UNITA’: “Uniti si vince” si sentiva dire in quei giorni lontani. Come se il contrario non fosse sempre sinonimo di sconfitta. Ma tant’è, c’era bisogno della pandemia per farci sentire tutti uguali. La morte non fa sconti a nessuno e se a nord del mondo si muore, a sud di quello stesso mondo non si può ridere come, per una volta, il nord comprese bene. Si sono chiusi i confini, non erano più solo i disperati a non poter passare, i diseredati, i miserabili, ma nessuno, semplicemente, irrimediabilmente nessuno e in quel nessuno rientrava l’umanità intera.

V come VITTORIA: alla fine abbiamo vinto, piccola mia. C’è voluto tempo e fatica, ma ce l’abbiamo fatta. Questa storia che ti ho narrato ha avuto un epilogo lieto e oggi sono qui, con te, a ricordare, come se gli anni non fossero trascorsi, come se quello che ho vissuto mi sarebbe dovuto servire proprio a questo: a raccontarlo a te piccina, a cercare di farti capire, a chiederti di fare in modo di non doverla rivivere questa storia, a dirti che ci si rialza sempre o quasi, e quando accade si ha il dovere di non ricascare.

Z come ZORRO: mi piace terminare l’alfabeto con questo richiamo alla mia d’infanzia. Lui era il nostro Supereroe per eccellenza, piccola. Si batteva per la giustizia, per il bene comune, per combattere il torto o riparare l’offesa. Non c’era bambino che non l’amasse, che non volesse ripeterne le gesta. In quei giorni di cui ti ho narrato, i nostri Zorro indossavano un camice bianco e si muovevano instancabili tra letti d’ospedale colmi di sofferenza. Non avevano più orari, né famiglia, non conoscevano riposo, né pause per ricominciare a lottare. E vorrei raccontarti di uno di loro. Si chiamava Italo, adorava la montagna, era allegro e sorrideva spesso, regalava i suoi consigli a piene mani ed era chiaro a tutti che amava molto ciò che faceva, amava quel lavoro di cui ti parlavo alla lettera L. Lui non l’ha vista la fine di questa storia, non ha avuto una nipote a cui raccontarla, se n’è andato come molti di quei pazienti che tentava disperatamente di guarire. Abitava a Bergamo, Italo. E quell’estate del 2020 non era più con noi a camminare sui sentieri e nei boschi come, salutandoci solo qualche mese prima, ci eravamo ripromessi di fare. Ma io non lo dimenticherò mai … e Lui resterà il mio Supereroe.

2. fine (la precedente puntata è stata pubblicata il 26 maggio)

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