Sabato 06 Giugno 2020 | 23:54

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Novelle contro la paura

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Oggi ho preso il treno per tornare a casa. Appena in tempo la sera stessa avrebbero chiuso le stazionidella Lombardia. A malincuore ho dovuto lasciare il mio ragazzo con cui convivo da due anni per tornaredai miei genitori che sono anziani. Non so se ho fatto la cosa giusta! Potrei infettarli, ma non riuscivo astare tranquillamente pensandoli soli a lottare contro questa pandemia.

Non posso salutare nessuno devo stare in quarantena per ben quattordici giorni. Fortunatamente vivo in villa e c’è anche l’ascensore per poter mandare i pasti e ciò che serve al paino inferiore. Questa casa sembra fatta apposta per una quarantena. Certo stare chiusa in tavernetta per tutti questi giorni non sarà facile, fortunatamente ho una libreria ben fornita, delle tele con dei colori, la televisione e un portatile per lo smart working.Mi sembra un bunker come quelli che costruiscono alcuni americani per paura della fine del mondo. Una volta vidi un documentario su questo argomento e dissi: «Che cosa assurda chiudersi sotto terra per paure inesistenti». Ora non ne sono più tanto certa. Fortunatamente la tecnologia ci aiuta a far passare il tempo sia con il lavoro che con le chat di amici.

Anche le feste si fanno online. Che mondo strano quasi impensabile fino a qualche mese fa. Questo periodo di chiusura forzata mi costringe a riflettere sulla vita e sulla morte. Ho preso una decisione fondamentale, se usciremo da questo incubo farò solo ciò che mi piace e che mi fa bene alla psiche e al cuore. Non sopporterò più nulla per futili obiettivi futuri. Parlo di persone e situazioni pesanti che solitamente sopporti per il quieto vivere. Non serve a nulla se poi basta un piccolissimo e invisibilemicro-organismo per far finire tutto all’improvviso. Da oggi penso solo a me stessa. Voglio dire tutto ciò che penso senza mediazioni di educazione e gentilezza. La verità nuda e cruda come dovrebbe essere. Da ieri ho iniziato a tossire e ho un forte mal di testa, potrebbe essere una semplice influenza, non mi devo preoccupare, devo essere positiva. In televisione trasmettono un film che mi è sempre piaciuto Sliding Doors del 1998. Mi ha sempre affascinato l’idea che per una situazione o una scelta la vita cambi fino ad un punto in cui le due strade si riuniscono nella strada principale il cosiddetto destino. Sto rileggendo i due libri fondamentali della mia adolescenza: I Promessi sposi del Manzoni e l’Inferno diDante. Sono ancora all’inizio del primo canto, voglio finirlo il prima possibile perché ho letto, quando ho studiato psicologia, che se non utilizziamo i dati della memoria per molto tempo tendono a cancellarsi.

Si dovrebbe chiamare «potatura» dei collegamenti neuronali, mi pare. In pratica rafforziamo i collegamenti che utilizziamo di più a discapito di quelli che non utilizziamo, ottimizzandoli. Sarebbe un peccato dimenticare anche solo parte di questi due libri che mi hanno dato tanto. Dopo qualche giorno di febbre non molto alta sono guarita, era sicuramente l’influenza stagionale. Fortunatamente anche questa volta l’abbiamo scampata.

Finalmente è terminata la quarantena ed è finito anche il lockdown, possiamo uscire, ma con qualche limitazione. Il modello di autocertificazione è cambiato sono state aggiunte altre casistiche per poter uscire. Riunisco i miei genitori e parenti a pranzo una domenica per aggiornarli sulle decisioni prese dopo lelunghe riflessioni fatte durante la quarantena. «Lascio il lavoro a Milano, lascio Pierpaolo e mi trasferisco qui. Voglio fare l’artista come sognavo da piccola. Ho dipinto tanto in questi giorni di quarantena e ho capito che è questo il mio futuro». Tutti rimangono basiti e non dicono nulla. Un minuto di silenzio spettrale, poi si alza una voce che sottolinea la sicurezza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato e l’insensatezza di queste decisioni. Ecco il pragmatismo di alcuni esseri umani che pensano solo alla materialità della vita.

«Nulla mi farà cambiare idea questa volta. Non c’è più tempo». Inizia questo mio nuovo percorso di vita, negli anni successivi mi dedico solo all’arte. Dipingo tanto, ma non riesco a vendere neanche un quadro, mi consola il fatto che anche Van Gogh ha venduto pochissimo in vita. Anche se mi consola poco in realtà. Rimpiango anche la vita con Pierpaolo, mi manca qualcuno che pensi a me e mi dedichi parte del suo tempo. Dieci anni di fidanzamento e due di convivenza avevano trasformato la nostra vita in una routine, ma ora mi manca anche quella. A cinque anni dalla mia scelta fatale, in verità mi accorgo che questa nuova vita è peggio della precedente. La verità e l’egoismo che ora contraddistingue tutte le mie scelte mi ha portata alla solitudine. Ho litigato con tutti i miei amici anche quelli di vecchia data, per un motivo o per l’altro la verità a tutti i costi ci ha divisi. Fare solo ciò che ti piace senza sacrifici e rendere gli altri a conoscenza di ciò, forse non è la soluzione ideale. Ho litigato anche con i parenti perché non hanno accettato le mie scelte. Infine sono rimasta sola, senza lavoro e senza casa, dormo in stazionee mangio alla mensa dei poveri. Non ho il coraggio di contattare nessuno dei miei parenti e dei miei vecchi amici perché mi vergogno della mia situazione. Ho detto loro che mi sono trasferita a Bolzano.

Potessitornare indietro!Ad un certo punto vedo una luce fortissima all’interno del sottopassaggio della stazione dove dormo da qualche giorno. Saranno sicuramente le guardie che fanno la ronda. Poi sento una voce in lontananza che arriva dall’oblio «Infermiera! Infermiera! Si sta muovendo!». Mi guardo attorno e vedo alcuni parenti e amici al di là del vetro. Non riesco a parlare. Ho un tubo in bocca che mi impedisce di parlare. «Aiutatemi, toglietemi questo tubo! Ma dove sono? Cosa è successo?» penso, presa dallo sconforto.

«Sei entrata in coma due settimane fa! Complicazioni da coronavirus!» dice Pierpaolo. «Ti abbiamo trovata svenuta in tavernetta e abbiamo chiamato il 118» dice mia madre. «Che giorno è oggi?» le chiedo. «È il 20 di aprile del 2020. Il giorno del tuo compleanno. Buon compleanno amore di mamma».Quindi in preda al delirio ho solo immaginato di vivere un’altra vita, sembrava tutto così reale!

A poche persone è dato di vivere due volte parte della propria vita e tornare indietro dopo aver effettuato delle scelte sostanziali. Non so se quello che ho sognato è un possibile futuro o meno, ma meglio non rischiare. Una voce all’improvviso mi sussurra: «Buon compleanno amore! Un mio amico gallerista vuole conoscerti, ha già venduto due tuoi quadri in mostra nella sua galleria. Vuole solo conferma da te. Ci pensi? Questo è il mio regalo per te».

Probabilmente il futuro ha direzioni infinite che dipendono dalle scelte che effettuiamo durante il nostro percorso di vita. Ora capisco il verso iniziale del primo canto dell’inferno di Dante: «Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura!» Non so cosa farò in futuro e sinceramente ora preferisco non saperlo. Festeggerò la ripresa della mia vita nel giorno del mio compleanno circondata da parenti e amici attraverso il vetro dell’ospedale o tramite i social.

Sono una persona nuova dedita agli altri convinta in una soluzione migliore della mia vita grazie all’aiuto delle persone che mi vogliono bene veramente e con le quali non ho nessuna intenzione di litigarein futuro. «Vi voglio bene!» è l’unica frase che riesco a pronunciare ora.

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