Venerdì 05 Giugno 2020 | 08:23

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Un naso in giro per Bari, avventura nell’olfatto

L’assessore di collegio Kovalyov, si svegliò una mattina e si accorse di non avere più il naso e cercò in vari modi di ritrovarlo per rimetterlo al proprio posto. Perdere un naso deve essere un avvenimento traumatico, si perde parte della propria identità ma ti rendi pure conto che puoi rinunciare all’intervento di rinoplastica e sparagnare un sacco di soldi, però ti assale pure il timore di aver perso il contenuto ed il contenitore: un bene ed un male. Cominciamo dal contenitore, il naso stesso, io l’ho sempre immaginato come la prua di una nave che frange le onde e le divide in due, ecco, il naso fende l’aria e ti fa sentire i suoi effetti sulle guance. La nostra protuberanza facciale però tiene pure un contenuto che è un contenuto interno, invisibile e sempre in azione.

Qui conviene cominciare dal contenitore, e partiamo da un esempio; tu, lettore, immagina se vuoi di aver perso il naso. Che succede? Ti svegli una mattina, corri nel bagno a far pipì, concludi l’operazione, passi distrattamente davanti allo specchio, prosegui e vieni fulminato da una scarica elettrica partita dal cervello che si ferma dietro al collo, ti si rizzano i peli e ti viene immediatamente un pensiero: «Chi era quel tizio che ho visto allo specchio?». Titubante sul da farsi, devi decidere se girarti all’improvviso o se procedere lentamente e, per entrambi i casi, ti chiedi: «machecazzostasuccedendo?». Ti fermi un attimo a riflettere e pensi di essere rincoglionito o che si è riappicciato l’effetto di qualche canna fumata nel passato remoto. Allora torni indietro e con titubanza, ti guardi allo specchio; ti vedi col tuo naso fermo ed ancorato lì al solito posto e, mezzo rintontito, te ne vai far colazione anche se qualche dubbio ti rimane ed il naso pure.
Altri problemi avvengono se perdi il contenuto, cioè l’olfatto; il naso te lo possono riattaccare ma l’olfatto non si attacca e qui si può dire pure attaccati al tram, attaccati al ciuccio. Se invece ti manca il contenuto interno del naso, questo non te lo possono riattaccare. Esistono i nasi moderni, i nasi meccanici; non penso si possa andare in giro con un apparecchio che per conto suo annusa le puzze e ti avvisa facendo scattare un segnale d’allarme.

A me non si può far riattaccare quello che mi manca, spero non pensiate con cattiveria al … , a me l’odorato se ne è scappato da molto tempo e non ho neanche provato a rintracciarlo.
Ve lo immaginate uno che va in giro come l’assessore di collegio Kovalyeov ad inseguire il proprio olfatto? Questo organo sensoriale, lo sapete benissimo, non ha forma, non si vede e non si tocca.
Allora se uno lo perde non sa neanche da che parte cominciare a trovarlo. Ammettiamo pure che uno lo ritrovi, non saprebbe come fare per rimetterlo a posto. La perdita di questa capacità sensoriale fa entrare il malcapitato in un mondo duale, da una parte è come se avesse vinto al bingo delle puzze mancate, più vinci e meno soffri. Dal momento della vincita hai avuto come premio la mancata percezione dei disgustosi lezzi di fogna, non senti più le emanazioni ascellari del tipo che è entrato con te in ascensore, ti risparmi gli effluvi nauseabondi emanati dalle Nike dei tuoi alunni e qui la serie sarebbe lunghissima, per cui affondate il vostro olfatto nella vostra memoria e ne «sentirete» delle belle. Dall’altra parte, invece, il povero malcapitato diventato orfano dell’odorato, annusa ed annusa ma non sente un cavolo di niente; va bene se si tratta dell’odore del bollore dei cavolfiori con le orecchiette, va male quando ti accorgi che non puoi più sentire l’odore del ragù con le brasciole di cavallo, l’odore dei tuoi figli o il profumo dei fiori di campo. Ti accorgi di essere caduto in disgrazia solo quando vai a funghi e non senti l’odore del porcino nascosto. Allora, se sei arrivato a questo punto, vuol dire che non solo hai un naso frecato e che stai frecato anche tu, da ora in poi niente più puzze per te ma neanche gli inebrianti odori che rendono piccanti molte situazioni. Quelli che usano le parole di lusso chiamano questa perdita anosmia. Chi perde la capacità di percepire ogni sentore aereo non può ricorrere neanche all’ausilio degli organi vicarianti, infatti non esiste il vice-olfatto, non gli rimane altro che inseguire gli odori con la propria memoria olfattiva. Quindi diventa normale vivere ricordando gli odori della propria infanzia, gli odori e i profumi degli amori vissuti, l’arrapante odore del sesso, l’odore dell’incenso, dei fiori, dei fagioli con le cotiche cucinati dalla mamma e tanti altri odori, ne verrebbe fuori un elenco infinito quindi non rimane altro che fare una carrellata fra gli odori e i profumi rimasti nella memoria; ad ogni odore viene associata una sensazione gradevole o sgradevole.

Se provo ad immaginare i miei viaggi nelle varie città e nei vari luoghi, emergono tante associazioni visive ed olfattive belle e sgradevoli al contempo diventate indelebili sensazioni: le calli di Venezia
con il tanfo di acqua putrida, la salsedine del mare, gli odori delle spezie e la puzza della concia dei suk arabi, il penetrante odore di kebab e wurstel che ti insegue nelle passeggiate nei centri delle città tedesche, la puzza di baccalà del porto di Travemünde e tanto altro ancora.

Da buon frecato rimasto con un palmo di naso, per mettere in azione i tuoi ricordi devi tentare di farli emergere dal luogo in cui sono affondati e, come un rattuso che si masturba facendosi la carrellata delle sue scarse o innumerevoli scopate, così mi masturbo mentalmente alla ricerca del ricordi olfattivi più significativi per me ma non tutto fila sempre liscio. La ricerca degli effluvi perduti parte per un percorso pieno di ostacoli, i ricordi gradevoli vengono interrotti da una violenta irruzione di pestilenziali fetori e di sgradevoli odori.

La prima volta è accaduto mentre ricordavo gli aromi della mia infanzia nel mio luogo natio, ora, in onore della movida barese, denominato Piazza degli Innamorati. In questo largo ogni giorno il mio senso, ancora attivo, percepiva gli odori dei dolcetti e dei pasticcini fatti in casa.

Indimenticabile era la scia della calda teglia di baccalà al forno messa in equilibrio sulla testa del fornaio Uehoo mentre, pedalando sulla sua bicicletta, portava a domicilio le teglie. Poi che accade?
La tua mente ti porta in Corte Lascia Fare a Dio, giuro che esiste davvero, giri a destra, arrivi in Piazza Castello e vieni sottoposto ad un bombardamento di zaffate emanate dagli enormi cassoni della raccolta del rimmato sfuso.

O voi comuni mortali col naso integro, vi siete mai accorti cosa vi aspetta dopo un lungo periodo di assenza dalla nostra amata città quando soffia la fresca brezza marina? In questo frangente, sarete accolti dal sottile e penetrante lezzo che evade dalle fogne nei giorni di venticello marino: si tratta di un nauseabondo effluvio a cui gli abitanti della città si sono assuefatti.

E’ difficile fare l’anagrafe delle puzze residenti poiché le stesse cambiavano di intensità e non ci provo neanche. Certo è che viaggiando nel tempo ad inseguire gli aromi e le gradevoli fragranze associate alle più belle esperienze della mia vita è stato difficoltoso. Il viaggio ha subito delle potenti intrusioni da parte delle forze del male: la preponderanza delle puzze ha vinto sul bene. Mi sono arreso e, mio malgrado, dovrò parlare di ciò che prepotentemente è emerso.

Indimenticabile per me fu il giorno della balena; quel giorni mio padre venne all’uscita da scuola facendo una sorpresa a me e mio fratello Vituccio. Ci disse che voleva farci vedere una cosa mai capitata prima, ma non ci disse nient’altro. Io e mio fratello salimmo sul cassone del suo treruote, la nostra utilitaria di famiglia, e si diresse in direzione della Fiera. Appena giunti alla Moscia, un nome che non troverete mai sulla pianta della città, è un toponimo dato a furor di popolo al luogo in cui a aveva esercitato la sua professione di operatrice del sesso una donna col volto vituperato dal vaiolo, io e mio fratello, proprio in zona Moscia, subimmo un massacro delle narici provocato dal penetrate manto di fetore emanato dal petrolio emesso dalla raffineria Stanic che permeava del suo sgradevole odore tutta la zona di San Cataldo e l’area della Fiera del Levante. Questa era una puzza stanziale, irremovibile tanto era densa che ci faceva faticare per procedere.

Guardammo il mare e rimanemmo esterrefatti dal suo colore nero come la pece e notammo lo strato nero di petrolio cosparso sugli scogli. Questa visione fu interrotta da una sventagliata di mitra. Guardammo in un’altra direzione e vedemmo due balene spiaggiate nel porto, si erano ubriacate di petrolio ed erano finite a riva. Una era morta da poco, l’altra era stata appena mitragliata. Per fortuna mia e vostra questo prepotente e puzzolentissimo ricordo è il più truculento.

Ma il viaggio negli effluvi non si ferma qui; è venuto a galla anche il ricordo delle puzze periodiche, quelle alimentate dal vento: il fieto a vento. Quando soffiava il vento da Nord Est sul quartiere Libertà, sul Centro e sulla Città vecchia aleggiava una terribile ed intensa puzza di tabacco proveniente dalla Manifattura. Questi venti periodici avevano anche un lato positivo e consisteva nel poter usufruire di buone dosi gratuite di tabacco da fiuto proveniente direttamente dalla fonte. Il gran finale per tutta la città lo si poteva godere col Grecale che, quando soffiava sul Vecchio Molo Foraneo, all’epoca molo adibito allo scarico di animali vivi, ci regalava i dolci effluvi di letame, di cacca e di piscio di cavallo. Al top si arrivava con la congiunzione astrale fra l’arrivo del Grecale e l’arrivo delle navi-stalla cariche di bestiame, come dire, arrivano i rinforziiiii! In questo caso lo spirito civico dei baresi si elevava sino ai piani più alti della tolleranza per via del prezzo da pagare all’import della materia prima per preparare le brasciole al ragù. Ci sarebbe anche da parlare della memoria delle puzze che allagavano l’Estramurale Capruzzi inondata dagli effluvi di baccalà e di formaggio.

Il viaggio del mio naso è stato sopraffatto da troppi fetori ed è meglio smetterla con la masturbazione mentale.

Per scrivere queste righe è stato arruolato il naso del racconto di Gogol, mi sono imposto di non ficcare il naso negli affari di Vitangelo Moscarda sia per evitare di avere crisi di identità sia perché il suo naso funzionante e saldamente attaccato fra le sue guance e, preso dai suoi più di un problema di identità, non ci avrebbe seguito nell’intricato percorso fra le puzze di questa mia città. Avrei potuto parlare ancora del pesce al sugo profumato di petrolio, dell’odore di polpo sbattuto per terra e del profumo della carne di cavallo a ragù e forse d’altro ancora ma le troppe puzze mi hanno stutato la memoria. Non è dato sapere se il naso dell’assessore di collegio Kovalyov sia stato conservato in un vasetto.

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