Venerdì 05 Giugno 2020 | 08:22

NEWS DALLA SEZIONE

Novelle contro la paura
Cari ragazzi vi scrivo così (non) mi distraggo

Cari ragazzi vi scrivo così (non) mi distraggo

 
Novelle contro la paura
Giove e Giunone, liti a Bari Vecchia

Giove e Giunone, liti a Bari Vecchia

 
Novelle contro la paura
E Giove giunse a Bari Vecchia

E Giove giunse a Bari Vecchia

 
Novelle contro la paura
Il Museo del clima è qui a Cisternino

Il Museo del clima è qui a Cisternino

 
NOVELLE CONTRO LA PAURA
Quando il Pianeta è sotto infezione

Quando il Pianeta è sotto infezione

 
Novelle contro la paura
Lo strano caso del... baule verde

Lo strano caso del... baule verde

 
Novelle contro la paura
Il mio amante? Milano. Mia moglie? È Bari

Il mio amante? Milano. Mia moglie? È Bari

 
Novelle contro la paura

Dedicato a Teresina e al piccolo mondo antico

 
NOVELLE CONTRO LA PAURA
Piccolo vocabolario della nostra vittoria

Piccolo vocabolario della nostra vittoria

 
Novelle contro la paura
Un «Abc» d’amore per il tempo sospeso

Un «Abc» d’amore per il tempo sospeso

 
NOVELLE CONTRO LA PAURA
Al suono di un carillon c’è la vita che riparte

Al suono di un carillon c’è la vita che riparte

 

Il Biancorosso

serie C
C’è aria di fronda tra i club: il Bari vuole palla al centro

C’è aria di fronda tra i club: il Bari vuole palla al centro

 

NEWS DALLE PROVINCE

FoggiaViale Candelaro
Foggia, auto travolge donna in bicicletta: nell'impatto sfondato il parabrezza

Foggia, auto travolge donna in bicicletta: nell'impatto sfondato il parabrezza

 
BariMaltempo
Bari, in arrivo pioggia e vento di burrasca: scatta l'allerta gialla

Bari, in arrivo pioggia e vento di burrasca: scatta l'allerta gialla

 
TarantoLa trovata
Ginosa, l'idea di un lido per il distanziamento: «Qui come su un'isola deserta»

Ginosa, l'idea di un lido per il distanziamento: «Qui come su un'isola deserta»

 
PotenzaAgricoltura
Basilicata, dalla Regione arrivano le norme per la gestione della brucellosi bovina

Basilicata, dalla Regione arrivano le norme per la gestione della brucellosi bovina

 
Materaripresa
Sindaco De Ruggieri: «A Matera non ci sono più casi di Coronavirus»

Sindaco De Ruggieri: «A Matera non ci sono più casi di Coronavirus»

 
Leccenel salento
Ugento, brucia auto maresciallo Polizia Locale: indagano i cc

Ugento, brucia auto maresciallo Polizia Locale: indagano i cc

 
BrindisiL'intimidazione
Ostuni, incendiata auto a ex sindaco

Ostuni, incendiata auto in pieno giorno: terzo attentato all' ex sindaco

 

i più letti

Novelle contro la paura

Se ci si innamora... ai tempi del virus

Gianni Sebastiano racconta un incontro

Se ci si innamora... ai tempi del virus

«Saremo meno di venti. Dove vogliamo prenotare?». «Non saprei… Rimarrei in città. Magari dopo cena possiamo fare due passi».

«Va bene, cerco qualcosa nella città vecchia. Sabato alle ventuno, davanti al Castello Svevo. Stammi bene».
Carlo non ci mise molto. Gli bastò lo spazio di due settimane per ritrovare i compagni della VE. Ricorreva il trentennale del diploma di maturità, benché il 7 marzo 2020 fossimo in anticipo di qualche mese. Non mi feci domande su come avrebbe potuto essere. Troppa letteratura. La serata si annunciò gradevole. Un leggero grecale al mattino aveva reso l’aria trasparente e questo donava ai colori una luce intensa. Attraversai il centro a piedi.

Carlo e tutti gli altri erano già lì. All’ultimo anno allo Scacchi saremmo stati non più di venti. Seguì fu un copione già scritto: non sei cambiato per niente, ma sei uguale ad allora, non ti avrei proprio riconosciuto… convenevoli necessari per persone che, senza volerlo, avevano preso a comunicare come trent’anni prima. In realtà, perfetti sconosciuti. Il ristorante era in piazza Mercantile, bellissima, benché fosse ormai diventata un luogo infrequentabile per via della movida del sabato sera. Il tavolo era sistemato nell’area esterna sotto una tenda parasole avana chiaro, che sovrastava un portale in legno. La cena durò un tempo che mi sembrò interminabile. Una volta fuori del ristorante, qualcuno propose di bere qualcosa in un altro locale. Mentre passeggiavamo nei vicoli, mi avvicinò Francesca. «Giulio, sai che abito a due isolati da casa tua?». «Non dirmi… e non ci siamo mai incontrati? E come va il lavoro? Avevo appreso di te, qualche anno fa, dello studio che hai in centro. Ti sapevo sposata. Hai figli?».

«Sposata, si. Figli no. Non ne abbiamo voluti… Stefano non ne ha voluti avere».
Desiderava che parlassimo. Il tono, lo sguardo, il fatto che fossimo vicini mentre passeggiavamo, al punto da sfiorarci continuamente le braccia. «Ne sei felice? Hai condiviso la scelta?».

«No. Non l’ho condivisa. Ma non è colpa sua. Mi rimprovero continuamente di non essermici opposta quando avrei potuto. Ho lasciato trascorrere il tempo ed ora eccomi qui a vivere con l’immancabile rimpianto». Non volli entrarci. «Francesca… ma sai che ti trovo molto bene? Porti meravigliosamente i tuoi quasi cinquant’anni».

«Non farmi arrossire. Ho più di cinquant’anni e questo è ineluttabile. E comunque grazie Giulio. È bello ricevere un apprezzamento. Anche quando si fa fatica a non dubitare della sua sincerità». Mi sorrise. Le sorrisi.

«Forse sto riuscendo a trovare un senso a questa serata. A tavola abbiamo conversato così piacevolmente. Devo proprio dirtelo. Sono venuta a sedermi di fronte a te apposta. Accidenti, scusa Giulio, non vuole essere un’avance, peraltro così fuori tempo». «Francesca, se anche fosse un’avance, perché poi fuori tempo… starei al tuo gioco, puoi contarci! E ora siamo pari».
Ridemmo. Una risata leggera che riuscì a sciogliere l’imbarazzo del tempo che era passato. «Penso che non ci sia senso in questi incontri. La riproposizione di ciò che è stato, la sua proiezione nel presente è deleteria». L’atmosfera leggera, la fresca e spontanea conversazione. Forse, stava accadendo di nuovo. L’eccitazione chimica che confonde e offusca la realtà. La sensazione di sentire ogni poro della pelle. Il bisogno di innamorarsi. «Ho visto i tuoi ragazzi. Li ho visti con te qualche giorno fa. Ero andata a trovare una mia paziente. Rientravate a casa con una Smart rossa, decapottabile. Bellissima, impossibile non notarla! Ero divertita perché ti ho visto visibilmente seccato per essere costretto all’angolo nell’abitacolo». «E già, eravamo in tre in quella scatola per sardine. È l’auto di Paola, mia moglie. L’ha voluta così. Alla nostra età si ritrova il gusto dell’eccentricità. Dopo anni di progetti e obiettivi, finalmente ti trovi a poter godere di quanto hai costruito. Se non è troppo tardi, come accade spesso».

Mi fermai e sentii il bisogno di guardarla. Era molto più che a una tenera simpatia. «Giulio, mi piace come riesci a toccare con poche parole, temi così profondi. L’ho notato a tavola. Dio, mi accorgo di non sapere che avrei potuto essere così sfacciata. L’età che non ci sostiene, il tempo che scappa, ed io che parlo di vita vera».

Decisi di essere diretto. Sentii il bisogno di capire fin dove potevo spingere quel dolce, delicato senso di trasporto. «Con Stefano come va? Con lui parli?»

«Con Stefano è stato meraviglioso. Ho trascorso anni sereni, di cui ricordo la sensazione di leggerezza. Poi siamo stati risucchiati dal lavoro, io con i miei turni in ospedale, lui con i suoi viaggi alla ricerca di opere d’arte che rivende ad antiquari e ricche signore, sempre in giro in Italia, all’estero. E’ per questo che non ha ritenuto di meritare figli. Non avrebbe potuto garantire loro lo status del buon padre. Sicuramente non avremmo potuto essere genitori, almeno secondo gli stereotipi che la gente e la tradizione ci propongono, ma altrettanto certamente mi è stato sottratto lo status di madre». Fece una pausa. «Con Stefano va bene. Buongiorno amore… ho visto questo posto per le vacanze di Pasqua… per favore ricordati di far ritirare l’abito blu in lavanderia… e via dicendo, di questo passo. Cortesia, sorrisi, attenzioni. Tutto serenamente alla superficie». Si fermò d’improvviso con un sorriso dimesso. «Scusami Giulio, ti sto annoiando con il mio melenso quanto così convenzionale malessere. Farà anche parte del copione ma ti prego, scusami davvero».

Le presi le mani con tutta la dolcezza di cui fui capace. Nonostante la luce della sera non permettesse di distinguere il colore dei volti, la vidi arrossire. Non ci accorgemmo del fiume di persone che ci passavano attorno indifferenti. A nessuno poteva interessare di quel frammento, raro, in cui due persone potevano guardarsi senza alcuna convenzione. «Francesca ti sono grato per ritenermi meritevole di raccogliere le tue confidenze. Mi hai fatto provare un sentimento sublime. Un sentimento più forte del pudore, del riserbo, che pure dovrei provare, per essere noi… poco più che sconosciuti. Avevo dimenticato quanto sia bello che qualcuno abbia considerazione di te a tal punto. Non so se tutto ciò fa parte del copione, ma so che mi piace. Mi piace che stia accadendo. Perciò lascia che ti guidi. Lascia che ti tenga per mano. Ti mostrerò un angolo di questa città sconosciuto ad ogni guida». Non ci fu bisogno di attendere il suo sì. Francesca si avvicinò alla mia guancia. Mi porse un bacio, innocente, ma così vero che non avrei mai più dimenticato il calore delle sue labbra.

«Sia! Portami con te, mio cavaliere». Ridemmo ancora. Non sapevo di poterlo fare ancora, così. «E a te come va Giulio? Sei felicemente sposato?». Vedevo Francesca dopo così tanti anni, ma quella sera sentivo una familiarità così vicina. Era come se quella sera il mondo fosse offerto solo a noi due. «Domanda davvero difficile… di quelle domande che si fanno conoscendo già la risposta». «No, davvero, Giulio, sarà il vino che mi hai fatto bere. Ma quanto me ne hai versato?». Era bello vederla sorridere. Sì forse era un po’ brilla o quello che assomiglia all’essere brilli, e che rende talvolta davvero piacevoli e intense le relazioni fra le persone.

Si fece seria. «Giulio, sento un incontenibile desiderio di parlarti, di aprirmi. Ti vorrei dire, ti prego non fraintendermi, ma questo è quello che penso, mentre in realtà voglio proprio dirti, fraintendimi pure, fallo accidenti. Non mi capita da così tanto tempo. E non voglio fermare la mia impertinenza. So che questa sera posso concedermelo. Tu rappresenti, questa sera, una sorta di mago capace di piegare la realtà e la sequenza di passato, presente, futuro. Mio Dio, devo davvero essere brilla… ma come parlo?». Era incontenibile. Ed io l’ascoltavo parlare come ascoltassi Clair de Lune. «Sono serenamente sposato, Francesca. Voglio bene a Paola. Assieme abbiamo visto e fatto quasi tutto ciò che due persone che decidono di condividere la loro vita, possono sperare di vedere e fare assieme. Credo di amarla, nel significato più rotondo che si può dare alla parola amore. Ma presto, nella costante continuità del progetto di vita, abbiamo perso la passione, o forse la passione ha perso noi. Quando mi fermo e sono davvero solo con me stesso mi sento a disagio. Mancanza. Di che poi. Sono sereno, vivo bene. Andiamo a teatro, progettiamo vacanze, proviamo gioia per i figli, dormiamo abbracciati, facciamo l’amore, talvolta. E tuttavia credo di non essere felice. Mi rende felice dire ti amo senza che decida di dirlo. Mi rende felice un bacio ricevuto in una sera diversa da tutte le altre, inaspettato, perciò meraviglioso. Del resto, chi è davvero felice?».

Feci una pausa. Il mondo lieve e sottile che avevamo costruito attorno a noi, svanì come una bolla di sapone, infrantasi d’improvviso. «Sono stato molto bene con te stasera. Non perdiamoci di nuovo. Passo a prenderti a studio, lunedì sera».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie