Lunedì 01 Giugno 2020 | 08:39

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Lasciami!– Luminizza amore, smetti di resistermi. Lo sai che ti amo! La ragazza si scostò, fissandolo con gelidi occhi azzurri. – Tu sei sposato. Giuseppe Corrieri, moglie e tre figli. Mi hai mentito!
– No io... presto mi separerò. Voglio solo te nella mia vita. Per un istante la giovane rumena soppesò quelle parole, alla fine scosse la testa.

– Tu mi hai presa in giro, ho fatto l’amore con te perché mi piacevi, ma ho scoperto chi sei: un infame. Mi hai delusa Giuseppe. Sono venuta all’appuntamento solo per dire che non voglio più vederti.
– Come sarebbe scusa? Ho detto che mi separerò presto.
– Ma non dire sciocchezze, tua moglie, poveretta, è giovane e bella. Non cercarmi più o giuro che la contatto e le dico tutto! L’uomo, più divertito che offeso, sorrise e con un balzo le fu addosso, serrandole i polsi. Con l’altra mano le puntò una lama sul collo.
– Un fiato e ti sgozzo. Te ne vai quando lo dico io. Quanto a mia moglie... dimenticatela se non vuoi sparire in un pilastro di cemento.Luminizza rientrò a casa poco dopo, con addosso gli umori del suo aguzzino. Avrebbe voluto piangere, sfogarsi, ma se Don Eupremio si fosse accorto della scappatella non l’avrebbe presa bene. Quando il vecchio si alzò lei accorse a porgergli il girello, ma lui come al solito ne fece a meno e arrancò, stiracchiandosi fino al bagno privato.

– È pronta la tisana?– Sì boss.
– Bene, e il giornale?
– È sul tavolo.
– Brava piccinna. Ma – la scrutò – che hai? Sei triste?
– No, è che...
– Che cosa? A me devi dire tutto, lo sai.
– Sa, oggi ho fatto una passeggiata in centro ma i negozi sono quasi tutti chiusi, questo maledetto Coronavirus ci ha tolto la vita, è così triste vedere Fasano deserta.
– Eh, lo so figghia, ma ci vuole pazienza. A Milano continuano a morire e qualcuno ogni tanto ci rimane anche da noi. Piuttosto hai usato i guanti e la mascherina? Ti sei lavata le mani? Ha detto il dottore che gli anziani rischiano di più. Non è che ti sei messa a pomiciare con qualche uagnone?
– No che dite? Mi sono lavata e disinfettata.

– Brava. Appiccia la fiamma, tra poco arrivo. – Si chiuse in bagno, lo sentì sciacquarsi la bocca col collutorio, poi qualcuno lo disturbò al telefono. Il boss stava da un po’ troppo tempo in bagno, la tisana era fredda. Si mosse per andargli a bussare, ma lo schiavardare del portone blindato la colse di sorpresa. Non era stato annunciato nessuno, doveva essere successo qualcosa di molto grave se i fidi di Don Eupremio entravano senza preavviso. Tre uomini vestiti da palombari, tute di plastica e caschi con visiera in vetro, entrarono di corsa. Due di loro l’afferrarono per le braccia mentre il terzo l’irrorava di vapori urticanti.
– Idiota che non sei altro, vuoi ammazzarci tutti? – mugugnò uno di loro da sotto il casco. Lo riconobbe: era Don Luigi e il suo sguardo non prometteva niente di buono. Da dietro la porta del bagno Don Eupremio finalmente si fece sentire.
– Non la picchiate, poi ci penso io. Di corsa al Perrino. A faci lu tampone. – Ma che cosa... – protestò debolmente lei.
– Zitta, cagna! Hai scopato con Giuseppe Corrieri, è positivo. Spera per te che vada tutto bene, altrimenti... Luminizza, pentita per essere stata così ingenua, seguì Don Luigi, Carmine e Cosimo lungo le scale. Al pian terreno fu costretta a indossare una tuta asettica e poi caricata in malo modo sul Suv nero, che partì di gran carriera alla volta di Brindisi.

Il viaggio da Modena a Brindisi fu rallentato da almeno due dozzine di posti di controllo; malgrado le divise e l’alfetta di ordinanza Guarna e Montecuollo dovettero esibire a ciclo continuo il visto della Prefettura per poter raggiungere il casello Bari Sud e poi da lì la statale 16. Gli autogrill erano chiusi, funzionavano solo i distributori automatici. L’autoradio ogni tanto li distoglieva da quel lugubre spettacolo di campagne disabitate e paesini collinari senza segni di attività. Giunti allo svincolo per Fasano a sorpresa non trovarono alcun posto di blocco, ma una nota Mitsubishi nera al cui interno li attenevano Don Luigi e Carmine... vestiti da astronauti.

– Perdonate marescialli ma il boss sta male e vuole salutarvi prima di morire. Adesso vi disinfettiamo, poi vi vestite. Don Luigi parlava attraverso una sorta di altoparlante posto sul bordo inferiore della visiera. Il taciturno Carmine, ovviamente, ne era sprovvisto. Furono irrorati di vapori soffocanti e aiutati a infilare due scafandri.
– E io come guido con questo? Urlò Montecuollo, stretto nella pur enorme tuta asettica.Rassegnato si pose alla guida e seguì il Suv lungo la provinciale l’Assunta. Arrivarono in pochi minuti e furono accolti da una realtà peggiore delle loro pur scarse attese. L’aia era deserta, gli echi dei trattori flebili e lontani. Al di là dei soliti pizzardoni armati, si intravedevano solo un paio di donne anziane in guanti e mascherina intente a stendere i panni. Per il resto solo silenzio spettrale. Furono fatti salire dopo una nuova irrorazione e incredibilmente trovarono la porta blindata aperta. Il boss era a letto, intubato nel casco ventilatore sotto una coltre di teli asettici trasparenti. Sembrava smagrito, cinereo, lo sguardo sofferente. Don Eupremio stava morendo. Il vecchio trovò un barlume di lucidità, socchiuse gli occhi e fece loro cenno di avvicinarsi.
– Maresciallo, grazie per essere venuto, devo confidarvi una cosa. Se potete fare uscire lu napulitano.
– No Don Eupremio, Gennaro è il mio vice e deve sapere anche lui. Non ha guidato sette ore solo per fare anticamera.– Sempre testa dura voi, – tossì fragorosamente – va bbuono. Allora...

Ufficialmente ben pochi congiunti erano stati ammessi davanti al feretro di Don Eupremio, ma all’esterno della chiesa madre di San Giovani Battista non meno di seicento persone, sfidando i divieti e la presenza massiccia di forze dell’ordine, circondavano sagrato, attendendo con pazienza di poter rendere l’ultimo omaggio al boss. Giuseppe Corrieri, anche lui in coda e irriconoscibile dietro la costosa maschera chirurgica, era nervoso. Da suo fratello non aveva ricevuto nemmeno una telefonata. Avevano pianificato quell’operazione con cura, non appena l’emergenza pandemia si era affacciata a Codogno. Lui si trovava da quelle parti per una rapina in trasferta e aveva subito contratto il morbo, ma per fortuna la sua degenza era stata breve, aveva incubato la forma più lieve del virus e adesso era un semplice portatore sano. L’idea di togliersi dai piedi Don Eupremio era venuta a Damiano, suo fratello maggiore e socio in affari. Era stato facile sedurre quell’imbecille di Luminizza, in modo da farle contagiare l’intero quartier generale del nemico. Quel nemico ormai cadavere che lui adesso avrebbe sbeffeggiato, sempre che quei maledetti vigili urbani lo facessero passare. Scansò un paio di prefiche senza mascherina e diede uno sguardo a Largo San Giovanni, c’era parecchia gente, quattro suoi uomini erano appostati in armi nel caso avesse avuto rogne, ma con tanta polizia nei paraggi quella precauzione era del tutto inutile.Un vigile sul portale gli fece cenno di venire avanti, finalmente poté entrare in chiesa, si segnò e raggiunse la bara al centro della navata principale.Don Eupremio giaceva freddo e rattrappito, con indosso un abito nero elegantissimo che gli andava molto largo. Si inginocchiò per recitare la sua «preghiera».

– Alla fine sei andato, vecchio porco. Te l’avevo detto che con i fratelli Corrieri non ti ci dovevi mettere. Spero che crepino tutti i merdosi dei tuoi servitori, vedrai che l’anno prossimo mi compro la tua terra per quattro soldi, figlio di putt... Le mani di Don Eupremio si serrarono sul suo collo e lo shock di vedere l’odiato rivale ancora in vita lo fece crollare esanime sul pavimento. Don Eupremio lasciò la presa e si ricompose, ma il povero Padre Celestino, che poche ore prima gli aveva somministrato l’estrema unzione, nel vederlo in piedi mentre prendeva a calci il Corrieri svenne a sua volta. Un vigile e il sagrestano all’ingresso cominciarono a urlare dalla paura, sgomentando i postulanti in coda. Proprio in quel momento l’Alfetta di Guarna e Montecuollo arrivò a sirene spiegate, ma era troppo tardi. Don Eupremio stava uscendo fra quattro agenti di polizia in un tripudio di risate, applausi e ilarità generale, mentre in chiesa trovarono solo un prete cianotico che faticava a riprendere fiato, un paio di parrocchiane a sorreggerlo, una bara rovesciata e un uomo disteso sul pavimento con una vistosa emorragia frontale. Al suo fianco una stampella metallica spezzata.

– Ha lasciato di nuovo la sua firma, non erano questi i patti. Maledetto vecchio, ora che è uscito dai domiciliari pagherà cara questa pagliacciata.
– Sì, ma... come accidenti ha fatto a rimettersi in piedi? Non infetterà i poliziotti? Per fortuna gli agenti si limitarono a far salire il vecchio boss su un’ambulanza, mentre due barellieri accorsero a prendere il malcapitato Giuseppe Corrieri. Una terza ambulanza, arrivata a soccorrere Padre Celestino, fu rimandata indietro. Il parroco per fortuna si era ripreso.
Il rientro fu funestato da un temporale primaverile che imperversò su tutta la rete autostradale. – E adesso che cavolo raccontiamo ai colleghi? Montecuollo scosse la testa e per una volta tanto rimase in silenzio.Avevano raggiunto lo scopo... di Don Eupremio e fermato quei due untori.

– Concorso in tentata strage, il PM chiederà trent’anni. Però che schifo di gente, fare soldi sulla pelle dei propri concittadini...
– I soldi sono tutto caro Alfonso. Lo sai meglio di me, questa è gente senza ritegno; piuttosto, si è saputo come ha fatto a guarire in tre giorni?
– Don Eupremio? Da quanto ha dichiarato al PM aveva comprato un vaccino sperimentale cinese, voleva farlo testare su degli ex compagni di cella in cambio di soldi. Poi quando ha saputo di essere positivo si è offerto come cavia. Ed è guarito!
– Come cazzo si fa? Novantuno anni e sta meglio noi.
– In effetti al Perrini sono rimasti di sasso. È ancora positivo ma la fase critica è passata, quando ci ha ricevuto stava male perché aveva appena inoculato il vaccino. Ma già quella sera stessa si era alzato.
– Diavolo di un vecchio. E la sua cameriera?
– Dice che la perdona, ma che il marito glielo sceglierà lui. Altrimenti la licenzia sul serio! Scoppiarono a ridere, mancava meno di un’ora per Modena e cominciava a spiovere.

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