Venerdì 05 Giugno 2020 | 09:36

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novelle contro la paura

Lassù alla sorgente dell’Acquedotto

Le sorgenti del Sele.

«Maria, perché non accendi la luce?». Nicola è appena rientrato dalla sorgente per l’ultimo controllo giornaliero. Si toglie la giacca arancione e la poggia sulla sedia nell’ingresso. Con entrambe le mani callose si sfila il berretto di lana nero che sembra avere gli anni suoi per quanto è consumato. La moglie spesso preferisce il buio alla luce artificiale quando il sole è oramai tramontato. È un gesto d'abitudine per lei che ha trascorso i primi anni di vita senza corrente elettrica in casa. Figlia di pastori Maria, che fino alla seconda guerra mondiale hanno gestito un gregge di capre di montagna. «La corrente ai pastori non serve. Se non serve alle capre non serve neanche a noi». Così la pensava il padre e tutti lo ascoltavano in silenzio con una smorfia di rassegnazione che portava con sé secoli di storia del Mezzogiorno. Siamo negli anni in cui il padre era più di un padre e le capre erano più che capre. Erano la sopravvivenza. Eppoi, a Maria non dispiace permettere alla Luna di entrare dalle finestre, che rimangono sempre con le persiane spalancate, anche d’inverno. «Che ore sono Maria?» «Le sette e mezza».

Nicola ha la testa piegata in avanti sul foglio di controllo dove ogni giorno annota il livello della sorgente e orario di misurazione.

«Anche oggi sopra la media. Sono due giorni che la sorgente ci restituisce qualcosa in più. Mah». «Che c'è Nicola?» «C’è qualcosa che mi sfugge. Non è normale, Maria. Ho provato a spiegarlo giù a Bari che la sorgente sta cercando di dirci qualcosa ma niente, da Bari non mi vogliono dare ascolto. E Benedetta?» «Ti sei dimenticato? È andata a Materdomini a trovare mia sorella».

Nicola lavora per l'Acquedotto Pugliese, per il più grande Acquedotto del mondo come orgogliosamente ripete alle scolaresche, quando vengono a visitare gli impianti e lui si improvvisa guida turistica.
Ha un compito semplice a dirsi, la gestione del più importante bacino imbrifero che dà acqua buona alla Puglia dal 1915, la sorgente Sanità. Cinquemila litri al secondo di ottima acqua da bere che vengono indirizzate verso una terra che dista qualche centinaia di chilometri da qui. Ci pensate? Cinquemila litri. Al secondo. Nicola conosce ogni palmo di questa sorgente, da sempre. Prima di lui il padre ci ha lavorato.

Un figlio d'arte diremmo, se custodire una sorgente fosse arte. E forse lo è.In paese, abbiamo detto il paese, sì? Siamo a Caposele, in provincia di Avellino, il padre è una specie di mito, un eroe civile in tempo di guerra, di quelli che si incontrano sui libri di storia. Nel 1943, nonostante una pistola puntata sulla fronte, tiene testa ad un reparto dell'esercito tedesco che ha l'ordine di far saltare la sorgente come rappresaglia al tradimento dell'Italia ma anche per rallentare o quanto meno rendere più dura l'avanzata degli alleati che dalla Sicilia sono risaliti fino alla Puglia.

Sono scappati tutti, tutti tranne lui, che tratta la sorgente come una figlia e una figlia non si abbandona mai. Non puoi chiedergli di abbandonare la sorgente, non a lui che prima di arrivare a custodirla ci ha lavorato alla costruzione. Un'opera grandiosa, un orgoglio italiano di idraulica che in pochi conoscono, forse perché per la maggior parte scorre sottoterra, come tutti gli acquedotti, e si sa le cose che non si vedono fanno fatica a far sentire la loro voce. Tant'è. L'ufficiale tedesco gli chiede dell'imbocco della galleria principale, è lì che ha l'ordine di piazzare la dinamite per far brillare la sorgente e assetare così gli alleati e con loro un milione di pugliesi. Lui mantiene la calma. Una figlia non si abbandona, mai. A rendere tutto più complicato suo figlio, quello in carne e ossa. Nicola, che viene tenuto in ostaggio dai tedeschi.

No, non è la scena madre di un film di guerra. Quentin Tarantino c'entra poco in questa storia anche se avrebbe voluto raccontarla, eccome se avrebbe voluto. Il sudore di questa storia ha l'odore della paura, quella vera che ti ferma le parole in gola, il ragazzo non viene fuori da un camerino che odora di ciprie e silicone ma da una casa modesta dove il padre e i suoi figli abitano e di quello spazio condividono quasi tutto. Quello che fa il padre è di una semplicità disarmante. Indica il posto sbagliato, indirizza l'artificiere verso uno scarico secondario dell'Acquedotto, che non può mai far male alla sorgente.

Se tra i nazisti ci fosse un ingegnere o anche solo un geometra o peggio un acquedottista, la bugia avrebbe le gambe corte. Rischia lui, rischia suo figlio ed anche, viste le abitudini dell'esercito tedesco, i loro compaesani. Il trucco riesce, racconteremmo un'altra storia altrimenti. Le bugie hanno le gambe corte ma non sempre, a volte spiccano salti altissimi e lunghi che superano la paura. L'incoscienza dell'amore. Adesso si comprende perché il padre di Nicola sia una specie di mito a Caposele. I Greci, e i Greci se ne intendono di miti eh? Raccontano che Ercole abbia conquistato l'immortalità grazie ad un inganno. Bugia e immortalità. Chi l'avrebbe mai detto così vicine? Un po' come il formaggio con le pere.

«Maria hanno chiamato da Bari?» «No Nicola». «Ma la radio è accesa?» «Nicò ma da me che vuoi oggi?» Ride di gusto Nicola. «Maria, sei o non sei la vice del capo della sorgente?» «Ma va va...».
Accende la luce Nicola e si dirige verso la cucina. Dal lavabo lascia scorrere un po
di acqua, e poi si china per bere direttamente dalla canna. Lo fa sempre, appena può, quanto meno. «È più buona dal rubinetto, come la birra alla spina!». Così dice agli amici o ai colleghi che vengono a trovarlo per lavoro. Vengono volentieri da Bari. Si sta freschi a Caposele d'estate e poi si mangia bene. Cose semplici: matasse, una specie di maltagliata con i ceci, funghi, insaccati, Aglianico, cose buone insomma, che altro vuoi dirgli? Mentre beve però improvvisamente sente un brivido, almeno così gli pare. L'acqua schizza sull'occhio, eppure gli sembra di aver assunto la posizione solita. «Qualcosa è successo, sì ma cosa?» Pare ripetere tra sé in quella frazione di secondo che separa l'abitudine dal destino che si prende la vita e la risputa, come una mucca al pascolo. Sente le gambe che gli tremano Nicola e l'acqua che entra nel collo della camicia. Da dove sarà entrata, si chiede, e perché trema tutto? Poggia la mano sul lavandino, d'istinto, e gli sembra che pure lui tremi. «Trema tutto qua, e che cazzo», pensa Nicola, mormorando tra sé e sé.

«Nicola u terremot!!!» Grida Maria dal soggiorno. «Gesù u terremot!!! Nicò!!!». Si guarda attorno Nicola, come un pugile che ha appena preso un cazzotto sul mento che non sa neanche da dove è partito. Alza lo sguardo e vede il lampadario che balla. Balla proprio! «Cazz». Adesso non parla più fra sé, impreca proprio! «Cazz Mari!!». E prende a correre verso l'ingresso con solo un pensiero nella testa, Maria.

Nel buio, mentre tutto trema e i mobili ballano come nel cartone di Topolino, cerca le mani di Maria che sta immobile con gli occhi sbarrati del terrore e quella luce della Luna che gli illumina la faccia. «Marì dobbiamo scappare, Marì!!!». Nicola afferra Maria per le mani e la trascina via senza curarsi che ai piedi ha le pantofole di casa, quelle verdi di stoffa. Quelle che non metterebbe fuori neanche per stendere i panni sul balcone.

Se Parigi val bene una messa, figuriamoci due pantofole per scappare da un terremoto. Tutto si muove come una casa degli spiriti che si stanno ribellando e a pensarci bene potrebbe essere proprio così. Si ritrovano per strada che neanche sanno come ci sono arrivati fin lì. La casa dell’Acquedotto sta dentro l’impianto collegato alla sorgente, è isolata, il paese comincia dopo il ruscello che dà origine al fiume, con quel che avanza dell'acqua che non viene indirizzata verso la Puglia.

È tutto buio adesso. Buio pesto. I lampioni, forse per lo spavento, hanno smesso di fare luce. Anche il lampadario della cucina ha smesso di fare luce. Stanno stretti stretti Nicola e Maria, come quella volta che i termosifoni si sono rotti e sono rimasti a Natale senza riscaldamento. Maria piange. Nicola ha gli occhi del terrore ancora addosso e lo sguardo in direzione del paese. Non vede niente. Anche il paese si è spento. Sente Maria schiacciata contro il petto e si fa coraggio. Le fa coraggio. «Maria, è tutto a posto Maria, è stata una forte scossa, ma è tutto finito». Ad ogni frase che Nicola pronuncia per cercare di calmare Maria, il pianto della moglie si fa sempre più forte. A singhiozzi. Singhiozza e trema, c’ha ancora il terremoto addosso. Nicola sente un lamento sottile, come lontano, che non è di Maria, da dove viene allora?

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