Venerdì 05 Giugno 2020 | 09:41

NEWS DALLA SEZIONE

Novelle contro la paura
Cari ragazzi vi scrivo così (non) mi distraggo

Cari ragazzi vi scrivo così (non) mi distraggo

 
Novelle contro la paura
Giove e Giunone, liti a Bari Vecchia

Giove e Giunone, liti a Bari Vecchia

 
Novelle contro la paura
E Giove giunse a Bari Vecchia

E Giove giunse a Bari Vecchia

 
Novelle contro la paura
Il Museo del clima è qui a Cisternino

Il Museo del clima è qui a Cisternino

 
NOVELLE CONTRO LA PAURA
Quando il Pianeta è sotto infezione

Quando il Pianeta è sotto infezione

 
Novelle contro la paura
Lo strano caso del... baule verde

Lo strano caso del... baule verde

 
Novelle contro la paura
Il mio amante? Milano. Mia moglie? È Bari

Il mio amante? Milano. Mia moglie? È Bari

 
Novelle contro la paura

Dedicato a Teresina e al piccolo mondo antico

 
NOVELLE CONTRO LA PAURA
Piccolo vocabolario della nostra vittoria

Piccolo vocabolario della nostra vittoria

 
Novelle contro la paura
Un «Abc» d’amore per il tempo sospeso

Un «Abc» d’amore per il tempo sospeso

 
NOVELLE CONTRO LA PAURA
Al suono di un carillon c’è la vita che riparte

Al suono di un carillon c’è la vita che riparte

 

Il Biancorosso

serie C
C’è aria di fronda tra i club: il Bari vuole palla al centro

C’è aria di fronda tra i club: il Bari vuole palla al centro

 

NEWS DALLE PROVINCE

HomeElezioni
Bari, nel centrodestra resta il rebus Fitto-Altieri Emiliano guadagna 7 punti nei sondaggi. De Feudis pag 6

Regionali 2020, nel c.destra resta il rebus Fitto-Altieri: Emiliano guadagna 7 punti nei sondaggi

 
BatSolidarietà
Barletta, l'imprenditore Crescente dona 21mila euro alla Asl Bt con l'iniziativa «uscirne si può»

Barletta, imprenditore batte il Covid 19 e dona all'Asl Bat 21mila euro

 
LecceL'ironia
Salento, dopo Foggia spunta una nuova pantera nera in Puglia: ma è soltanto un peluche

Salento, dopo Foggia spunta una nuova pantera nera in Puglia: ma è soltanto un peluche

 
FoggiaViale Candelaro
Foggia, auto travolge donna in bicicletta: nell'impatto sfondato il parabrezza

Foggia, auto travolge donna in bicicletta: nell'impatto sfondato il parabrezza

 
TarantoLa trovata
Ginosa, l'idea di un lido per il distanziamento: «Qui come su un'isola deserta»

Ginosa, l'idea di un lido per il distanziamento: «Qui come su un'isola deserta»

 
PotenzaAgricoltura
Basilicata, dalla Regione arrivano le norme per la gestione della brucellosi bovina

Basilicata, dalla Regione arrivano le norme per la gestione della brucellosi bovina

 
Materaripresa
Sindaco De Ruggieri: «A Matera non ci sono più casi di Coronavirus»

Sindaco De Ruggieri: «A Matera non ci sono più casi di Coronavirus»

 
BrindisiL'intimidazione
Ostuni, incendiata auto a ex sindaco

Ostuni, incendiata auto in pieno giorno: terzo attentato all' ex sindaco

 

i più letti

NOVELLE CONTRO LA PAURA

Quella «nuvoletta» che ricorda Fantozzi

Una vicenda «che accadde nella nostra piccola cittadina e che ha molto in comune con le grottesche disavventure»

Quella «nuvoletta» che ricorda Fantozzi

Dopo una settimana di sole, con temperature al di sopra della media, una perturbazione atlantica procedeva verso est. Presto si sarebbe scontrata, lungo la dorsale adriatica, con masse d’aria fredda provenienti dai Balcani. Un freddo gelido, senza alcuna gradualità, avrebbe preso il posto del piacevole tepore d’autunno di quei giorni. Insomma, leggendo questo incipit, qualcuno penserebbe al grande romanzo incompiuto di Musil, L’uomo senza qualità.

In realtà, la storia che accadde nella nostra piccola cittadina ha molto in comune con le grottesche disavventure del ragionier Fantozzi. In particolare, con la sua proverbiale e per lui inesorabile nuvola.

I bollettini metereologici, infatti, questa volta fecero cilecca. La perturbazione atlantica non arrivò, né si scontrò con le masse di aria fredda. Inattesa, invece, comparve all’improvviso in cielo una nuvola color latte. Si posò proprio sulla città, perché appena fuori il sole riappariva di nuovo. Era una nuvola strana, circolare e densa. E sembrò non voler più andare via. Se alzavi gli occhi al cielo, di pioggia non se ne vedeva, ma si aveva l’impressione che da qualche parte potesse spuntare un cherubino. Sembrava, in breve, una nuvola artificiale.

«È tutta colpa della Giomatt!». Il grido irruppe nella sala affollata dell’Associazione MIA, interrompendo l’accalorato intervento del suo presidente, prof. De Finis, decano dell’impegno civile in città. Il professore si bloccò, aprì gli occhi e lanciò uno sguardo interrogativo su tutta la sala. Si, perché il professore aveva il vezzo di tenere gli occhi chiusi mentre parlava. «Calma, signori. La situazione è delicata».

Fu un intervento lungo un’ora: era cominciato con il ricordo del suo primo impegno civico, e terminò planando sopra un sospiro di sollievo che i presenti per educazione soffocarono in petto. Aprì gli occhi, questa volta soddisfatto di sé e cercò nella sala cenni di consenso e di plauso. Si passo lentamente la mano sulla fronte, lisciandosi con civetteria il ciuffo voluminoso che lo distingueva. «Allora, ci sono altri interventi?» Nessuno parlava. «Costituiamo un Comitato di Salute Pubblica», questa proposta ruppe nuovamente il ghiaccio. «Attenti alle strumentalizzazioni. Non buttiamola in politica» gli fece eco un altro dei presenti. «Ma io pensavo ad un Comitato aperto a tutti i cittadini, senza fare distinzioni politiche». «Perché allora non facciamo una raccolta di firme, diciamo, un petizione?» «E per chiedere che cosa?» «Se i cittadini sono contrari alla nuvola». «Ma non scherziamo. Tutti siamo contrari alla nuvola. Piuttosto, dovremmo chiedere chi l’ ha mandata e, soprattutto, di cosa è fatta». «Ed a chi lo chiediamo?! La questione è politica. Il sindaco ci deve dare una risposta». «Voglio intervenire anch’io», indesiderata giunse quest’altra richiesta di ascolto e nella sala calò un attimo di gelo.

Avevano tutti sperato che la riunione fosse finita. «Volevo solo dire, è vero, che il prof. De Finis ha proprio ragione, è vero. Il problema della nuvola non è solo ambientale». «E perché?», un coro unanime lo interruppe in modo perentorio. «Non capite? La nuvola getta un’ombra…» Alla parola ombra tutti i presenti scoppiarono in una risata liberatoria.

«Diffidiamo chiunque dall’usare il nome della ditta Giomatt in relazione al fenomeno atmosferico che sta interessando la nostra città».

Quando il Sindaco entrò nella sala del Municipio che ospitava la riunione straordinaria della giunta, sventolava allarmato il comunicato della Giomatt. «Che c’entro io con la Giomatt? La fabbrica già esisteva quando mi hanno eletto. Dobbiamo coinvolgere il Prefetto. Prepariamo una relazione per il Prefetto. Chiamiamo il Prefetto. Chiamatemi il Prefetto», il sindaco era andato in panico. Lo fecero sedere e così prese fiato.

«La veglia contro la Giomatt nella mia chiesa non la farete mai», esclamò don Vito, con tutta la sua forza spirituale, interrompendo la stesura del suo ultimo saggio, Tradizioni popolari, fede e superstizione. Don Vito era sprecato in quella città. In un altro contesto avrebbe potuto diventare un grande teologo, ovvero ascendere alle più alte cariche della gerarchia ecclesiastica. Adesso ormai era vecchio. Tuttavia, restava l’unica persona che in quella città aveva ancora un pizzico di sale nella testa. «Non accetterò mai di mischiare il sacro con il profano. La nuvola va mandata via con i mezzi degli uomini».
Eppure, Nino il monco era andato da lui con tutte le intenzioni di farlo spaventare. Impressione la faceva, vestito tutto di nero. Il fatto è che lui delinquente non lo era più da tanti anni e, dunque, come si dice, aveva perso il piglio e la mano. «Non pensate, don Vito, che a mettervi contro tanti potenti in città vi potrebbe capitare qualcosa di spiacevole?». «Ah Niii, io tengo ormai settanta anni, di che cosa dovrei preoccuparmi più? Tu, piuttosto, non hai un figlio che lavora alla Giomatt?» «Non me ne parlare Don Vito. Mi sento in mezzo alle fascine. Mio figlio lavora, ma io sono disoccupato ed ho ancora cinquant’anni. Allora l’onorevole Lippolis mi ha promesso un posto di lavoro se l’aiutavo in questa campagna contro la fabbrica di giocattoli». Don Vito fu inamovibile. «Non cederò mai. Questo è mera superstizione».

«Adesso tocca a noi». Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, l’avv. Sposini, capo dell’opposizione di destra, gay riconosciuto ma non dichiarato, pronunciò queste frasi mettendoci tutta l’enfasi che poteva. «L’ho sempre detto io che a furia di riflettere, le polveri si bagnano», intervenne a quel punto Michele Modesti, giornalaio con velleità di scrittore, butterato con velleità di dongiovanni, modesto, appunto, ma con velleità di superuomo.

«Ma possibile che noi che abbiamo sempre dominato questa città con molto bastone e poca carota dobbiamo adesso lasciare campo libero a questi parvenu della politica? I comitati, le assemblee e poi Lippolis, possibile che queste mezze seghe debbano essere i paladini dell’ordine in questa città? Ma mi facciano il piacere…» Insomma, quella sera il clima nello studio dell’avv. Sposini era proprio duro e maschile. D’un tratto, però, irruppe la signora Gina, moglie del Modesti e vero maschio della famiglia, a rimettere al loro giusto posto le cose in quella riunione.

«La volete smettere di masturbarvi come fate sempre!» Tutti si zittirono, l’avv. Sposini sprofondò nella sua poltrona professionale e il Modesti, pallido in viso, si mise sull’attenti. «Se dovessimo aspettare voi per cacciare la nuvola pazza senza che l’onorevole Lippolis diventi il salvatore della città, staremmo freschi. La soluzione è chiamare il Viceré».

Ma chi era il Viceré? Lo chiamavano così perché suo nonno, viceré lo era stato veramente, comandante della polizia municipale. Non c’era foglia, dunque, che in quella città si muovesse senza la volontà del comandante, anzi del Viceré, quello vero. Il nipote, invece, era caduto in disgrazia, almeno quanto a potere. A soldi, invece, stava bene, perché faceva il dentista, ma si dilettava a fare l’inventore. Fu così che aveva dato alla luce la sua più grande creatura il meteovariotipo. Fino ad allora nessuno lo aveva preso sul serio.

«Solo lei può salvare noi e questa insana città, dott. Morsetti». Quel giorno era arrivato, annunciato dalla voce della moglie di Modesti. «Tutto concorre a nostro favore. Il sindaco vuole togliersi di mezzo la nuvola e la Giomatt pure. Solo l’onorevole Lippolis potrebbe ostacolarci, per mettersi a capo del movimento cittadino che si è formato».
Fu così che, ottenute tutte le autorizzazioni il meteovariotipo venne trasportato e piazzato proprio sotto l’antica e sempre più paziente torre dell’orologio. Si trattava di una strana apparecchiatura, in acciaio ed alluminio, alta circa tre metri, dotata di una consolle e di una forma strana, stretta e lunga in basso, larga e conica in alto. Sembrava, insomma, una cornucopia elettronica.

«Ma quello è un trombone gigante», gridò, invece, un bambino. La macchina, aveva spiegato il dottor Morsetti, era capace di agire, attraverso onde magnetiche e l’assorbimento delle masse umide, sugli scenari atmosferici, normalizzando le isoterme e le isotere, fino ad una superficie di 100 kmq, modificandoli. In altre parole, avrebbe assorbito la nuvola come un umidificatore. L’apparecchio venne attivato alle ore 20,00 del 20 ottobre, in una fredda serata di autunno, in una piazza ricolma di curiosi, in silenzio e con il muso all’in su. Tutti i protagonisti della misteriosa storia della nuvola erano comunque presenti in piazza quella sera. Quanto alla signora Modesti, tagliò il corso, in senso opposto a quello della piazza, lei sì con regale indifferenza rispetto all’esito della serata, portando a spasso cane e marito, ormai paga di aver fatto capire senza dubbio alcuno chi comandasse in famiglia. Quella sera, però, non accadde nulla. E neanche nei giorni a venire. Tutto tornò alla normalità, malgrado quell’ombra funesta incombesse ancora minacciosa sulla città. Neppure il flop del meteovariotipo provocò reazioni. Ciascuno tornò al proprio ruolo naturale come se nulla fosse accaduto. E la nuvola non accennava di andarsene.

Fino a quando, in un giorno di avvento, una di quelle che sembrano fatte apposta per annunciare il Natale, per le strade della città si sentì risuonare la malinconica melodia di una cornamusa. Erano anni che non se ne sentivano più. Quel giorno nessuno resistette alla tentazione di tenere ancora il muso all’in su. Questa volta la nuvola pazza non c’era più.
Sul cielo della nostra città la nuvola soggiornò 77 giorni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie