Martedì 02 Giugno 2020 | 14:37

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NOVELLE CONTRO LA PAURA

Quando la Fortuna ti porta pane fresco

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Quando la Fortuna ti porta pane fresco

Quanti, prima di questa storia e - perché no - anche dopo, hanno creduto che la vita sia regolata da fortuna o sfortuna? Statti a contarli: sono almeno di più di Tanti!

State a sentire: Una volta, la Fortuna, aggiustata da signora, si fece una camminata sopra alla terra. ‘Mbeh! S’aggiustò bellabella e se ne venne da questi quarti del mondo.

Ammirazione: la campagna, il verde, i lunghi solchi dei terreni, eppoi… l’odore della terra appena arata! Guardando un campo che sembrava il Paradiso in terra si sorprese a pensare ad alta voce: «Che meraviglia! E quanto sudore!». E lì, proprio in quel terreno, intento a soperchiare le viti, stava un vecchio che, calmo calmo – sforbiciando sforbiciando – se ne andava tra i filari della vigna.

Si avvicinò e domandò: «Compare, salute a te prima di tutto! Mi dici come fai a tenere così perfetto questo terreno? E perché?»

L'uomo la squadrò sorridendo e rispose: «Commara mia, da qua io campo. E con me moglie e figli. E con tutto ciò, cara signora, tiriamo la cinghia. Perché? Per campare!» «Quanti anni avete?» incalzò Fortuna. «Quanti anni!? Sto nei Cinquanta!» E, mentre rispondeva pensava al fatto che lo avesse scambiato per un vecchietto: «No! Niente... così!» disse Fortuna: «Come la fatica riduce l’uomo: un cinquantenne già vecchio», pensò.

Fortuna, stando così le cose, decise e, come per incanto, tirò fuori dal nulla una panetta e consigliò al contadino di tornarsene a casa per mangiarselo fresco fresco con tutta la famiglia. Salutò e si allontanò per la polverosa strada di campagna.

Il giovane/vecchio contadino, sentendo il calore del pane tra le mani, armò la bisaccia di tutti gli attrezzi e si mise in cammino verso casa. E pensava tra sé e sé: «Ma guarda un po’ com’è strana la vita... Una signora così elegante che porta con sé una forma di pane caldo caldo e fresco fresco... Mah... E poi...».

Fu interrotto da una voce di femmina seduta sulla parete di confine con la strada: «E allora compare, ve la passate bene se tornate così presto dal lavoro? O forse la fatica non t‘ingozza?»

Era come se stesse vivendo in una storia. Le persone apparivano all'improvviso... dal nulla. Avrebbe scommesso che prima quest’altra signora non ci stava, invece... era lì e lo sfotteva pure! Ma, come accade nelle storie, si trovò a rispondere e a dire: «Bella signora, mi è accaduto così e così!» e le raccontò tutto per filo e per segno.

«Psss, buonuomo, avvicinatevi! State a sentire... avvicinatevi perché è all’orecchio che voglio confidarvi che quella signora era... la Sorte.»

Il cristiano, si vedeva, cominciò a fare malesangue. Quella, la signora, allora: «Ma guarda un po', ne succedono di cose strane a questo mondo!» e, con un sorrisetto malizioso: «Voglio farti un regalo... Dammi quella forma di pane e io ti darò... ti darò questo grosso sacco di farina.»

Al buon uomo sembrò quasi naturale tutto questo… tanto stava vivendo una storia... come le storie che si raccontano. Gli occhi trasferirono l’immagine alla mente e il cuore tum tum gli faceva in petto. «Il pane in un giorno finisce... col sacco... possiamo strappare per un mese...», pensò. Subito, senza pensarci più, le mani afferrarono il sacco e le gambe si misero a correre: «Grazie... grazie...» ripeteva, allontanandosi dalla voce che gli augurava «Buon appetito!»

A casa giunse stanchissimo e col sudore freddo che gli colava dalla fronte. I figli gli fecero gran festa, la moglie si mise al lavoro e si fecero una sorta di mangiata di pane e pomodori.

Si sa, il tempo, vuoi o non vuoi... consumò la farina.

Si può pensare che questo fatto, con la scusa di contare storie, vuole mettere insieme fatti strani, fantastici per lasciare a bocca aperta chi li sente; che si vuole pigliare per fessi chi li sta a sentire e fregare quelli che credono alla luna nel pozzo e vanno dietro alle chiacchiere vacanti. Ma la realtà - lo giuro – può, certe volte, fare a cazzotti con la fantasia e prendere una strada che nessuno se la sogna. Infatti...

Un mese dopo la signora Fortuna ritornò per quei luoghi e, vedendo l'uomo a faticare con l’aratro, col mulo e come un mulo, gli si avvicinò e gli domandò: «Embhè? E tu qua stai? Hai mangiato il pane?». Lo zappatore, riconoscendola, le disse: «Commara, che ne sapete voi! Mi avevate dato il panettone di pane, no? e io stavo andando a casa contento... quand’eppì ho incontrato un'altra signora che mi ha dato, addirittura, un sacco di farina per quel pane... ecchè dovevo fare? Vuoi mettere? Ma poi, signora bella, niente dura tutta la vita e così...»

Fortuna, rimase a sentire questo fatto e, con tono di rimprovero, gli consegnò aria che si tramutava in pane dicendogli: «Ti dò quest'altro pane, ma non fare come l'altra volta. Promettimelo!» Il contadino si ritrovò, imbambolato, di nuovo al centro della storia e, come l'altra volta, con la sorpresa in faccia s’incamminò, guardingo, col proposito di accontentare la signora benefattrice.

Stesso punto stessa storia, ma questa volta... «Ufffffà! No, carissima signora, ho dato la parola che non devo fare nessun cambio e... la parola è parola!», rispose alla signora Sorte che era riapparsa e aveva avanzata la stessa proposta.
Tirò dritto fino a casa, incredulo che quanto gli stava capitando non era un sogno. Lasciando la signora Sorte sorpresa di quel comportamento. Sorte, allora, gli consegnò un coltello e gli consigliò di tagliare il pane con quello.

A casa, questa volta, giunse meno stanco ma ancora stonato perché... passa per una volta... ma due erano troppe e lasciavano il segno. Comunque raccontò a spizzichi e molliche tutto il fatto ai figli e alla moglie. Si sedettero a tavola e, mentre la moglie, metteva il piattone di pasta sulla tovaglia, il contadino tirò fuori il coltello che la signora Sorte gli aveva dato e cominciò a tagliare il pane. Meraviglia: dal pane videro cadere una pioggia di monete d'oro! Impossibile descrivere l’emozione.
Una giornata così non può passare senza conseguenze. Infatti, il contadino, a bocca aperta e con il coltello ancora in mano, stramazzò sulle chianche di casa e, in un attimo, passò dalla gioia al definitivo silenzio.

Alle grida della moglie e dei figli accorsero i vicini. Per tutto il paese, le voci: «È morto Nanuccio il cozzale!» «Sì? E come?»

«All'improvviso! Stava a tagliare il pane... il fatto è che non si riesce ad aprirgli il pugno per togliergli il coltello!» Le voci giunsero all'orecchio di Fortuna.
F

ortuna, allora “Eccacchio”, andò, entrò nella casa di Minguccio, si avvicinò al morto e, come per magia, gli aprì il pugno e gli prese il coltello. Sorpresa: sul manico del coltello lesse: Se, io Sorte, l'ho fatto povero, e tu, Fortuna, arricchirlo vuoi, ora che è morto, risuscitalo se puoi!".

Questo successe in questo c'era una volta: le due litiganti, invece di portare godimento, portarono la morte.
Ma vogliamo dare adenza alle storie di c’era e cera? No! Noi, ‘mbaccia al naso di chi ci vuole male, cambiamolo questo brutto finale: ecchì se ne frega!

Fortuna, allora «Eccacchio», andò, entrò nella casa di Minguccio e, mentre la disperazione dei famigliari ed amici diventavano lacrime e strappate di capelli, si avvicinò al morto e con facilità, gli aprì il pugno e gli prese il coltello.
Sorpresa: Aperto il pugno, la vita riprese e quando Minguccio il cozzale vide le lacrime dei presenti trasformarsi in sorrisi e risate si alzò, abbracciò tutti. Spartì le ricchezze e… vissero tutti, ma proprio tutti, felici e contenti!

«Uno strano contrasto tra la Fortuna e la sorte», in Saverio Lasorsa, Tradizioni Popolari Pugliesi, vol. I, F. Casini & Figlio Editori, Bari-Roma 1928; poi in Id., Edizioni di pagina, Bari ottobre 2014. Traduzione e «tradimento» di Lino Di Turi («Il favoliere delle Puglie»: www.pugliainfavola.it).

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