Lunedì 01 Giugno 2020 | 07:41

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novelle contro la paura

Tra Porzia e Carlo un divorzio sfiorato

Gianluigi Conese racconta l’amore. L’idea di sposarsi dopo pochi mesi di fidanzamento forse era stata affrettata

sposi, matrimonio

«Stupenda la lettera di Brunello Cucinelli…ha rivisto volare le rondini nel suo paese e spera che siano il simbolo di una rinascita in arrivo…» commentava Carlo leggendo qualcosa sul suo tablet uno dei primi giorni dell’isolamento per coronavirus. «Belle parole…ma chi è sto cucinello?» rispose Porzia, assorta sul suo cellulare. «Cucinelli, Porzia, Cucinelli… è il re del cachemire, un imprenditore così illuminato che ha rianimato un paesino spopolato in Umbria portando lì la propria azienda. E ha restaurato anche il castello del paese, dove abita». «Ah ecco, facile parlare di rondini da un castello, vorrei proprio vedere se non potesse portare a casa lo stipendio a fine mese…».

I pochi giorni di quarantena avevano già reso Porzia parecchio petulante, pensò Carlo tra sé e sé, nonostante si fossero trasferiti da poche settimane in quel bellissimo attico di Corso Vittorio Emanuele. E poi un altro pensiero, ben più preoccupante: l’idea di sposarsi dopo pochi mesi di fidanzamento forse era stata un po’ troppo affrettata… Vabbè gli sarebbe passata prima o poi, sebbene il suo testimone di nozze Maurizio l’avesse messo in guardia «Sposarti? Carlo, pensaci bene… Certo, Porzia è una gran bella… ragazza, è anche una brava figlia ma un po’… come dire… sempliciotta, no? Purtroppo, l’attrazione fisica prima o poi finisce, e certe differenze di cultura e status possono creare problemi, non credi? Perché non

convivi per un po’ e vedi come va?».
Il fatto è che era successo tutto troppo in fretta e si era preso una sbandata colossale, inutile negarlo. Lui, proprio lui, colto, impegnato, talvolta classista, si era innamorato del volto di Porzia, della sua età, del suo corpo, della sua passionalità… Ma non di Porzia, evidentemente. Pensava spesso a quel giorno: «Carlo, che dici, ci sposiamo?». Avevano appena fatto l’amore e stavano ammirando il panorama della costiera amalfitana dal balconcino del loro albergo… «A patto di farlo entro cento giorni…» le rispose, nonostante si frequentassero da neppure tre mesi. Era così devastato dalla passione che era passato sopra a tutto: la rustica progenie di Porzia, qualche scivolata sui congiuntivi, il nome non certo regale e il modesto lavoro in un call center della città. «Ma chi se ne frega» aveva pensato Carlo, d’altronde aveva scollinato la cinquantina, il suo studio notarile era tra i più apprezzati in città e voleva condividere il benessere raggiunto con quella stupenda ragazza. Tanto bella che, agli eventi mondani cui partecipavano, non c’era uomo che non si girasse per ammirare Porzia, anche a costo di qualche occhiataccia della propria partner. «Ma chi è quella bionda con Carlo, sarà mica una escort?» si domandavano alcuni. Ecco, dunque, che la fede nuziale poteva essere il primo passo per legittimare quella presenza al suo fianco… E poi aveva iniziato a risolvere un altro problema, convincendola a fare un primo corso di dizione: «ma come perché, Porzietta, per il lavoro che fai è fondamentale, mica scherzo».

Posizionata la fede e migliorata la cadenza, lo scoglio più duro era la cultura di Porzia che si manifestava in tutta la sua modestia a cena con gli amici o in occasioni ufficiali. Carlo era terrorizzato per le gaffe di Porzia quando lasciata in balia delle perfide domande poste da brutte e acidone conoscenti, che si divertivano a metterla in difficoltà con quel poco di cultura in più che avevano… Come quella volta che Monica, compagna bruttarella di un collega notaio, parlava del capolavoro di Oriana Fallaci Insciallah, e chiese a Porzia se l’avesse mai letto, interrogandola anche sul suo autore preferito… Con rapidità felina Carlo abbandonò una conversazione per intervenire in soccorso di Porzia ma, quest’ultima, stava già rispondendo col solito candore: lei preferiva leggere libri in italiano e il suo autore preferito era Jovanotti… Orrore! Quella sera, per la prima volta, Carlo fece capire a Porzia che sarebbe stato bello saperla più interessata alla cultura, all’arte, alla letteratura. Parole, era certo, buttate al vento…

Era passato un altro mese e la quarantena non volgeva ancora al termine. Nelle ultime due settimane avevano fatto l’amore solo tre volte e nel cervello di Carlo rimpianti e recriminazioni iniziavano a prendere il sopravvento. Gli ritornavano in mente le parole di Maurizio o di sua madre, sin dall’inizio contraria alla relazione di Carlo con quell’ignorantona infilatasi nel letto di suo figlio.
«Che stronzi i tedeschi, non ne vogliono proprio sapere di questi bond…» azzardò una sera Carlo mentre guardavano il TG1. «Scusami Carlo, non ti stavo seguendo, cosa c’entrano i tedeschi con James Bond?». «Nulla Porzia, non c’entrano nulla…». Era avvilito quella sera Carlo, prese i sacchetti dell’immondizia e disse a Porzia, quasi in trance davanti al suo smartphone, che avrebbe fatto il giro dell’isolato… Non appena sceso cercò il numero di…come diavolo si chiamava quella tipa di Monopoli con cui aveva avuto una relazione cinque o sei anni prima, Francesca? Boh… Sì giusto, lanciò la chiamata e subito comparve il nome sul display «Francesca avvocata divorzista». «Carlo! Ciao, come stai? Ma che succede?». Passati in rassegna gli ultimi cinque anni di vita Carlo le confidò le sue intenzioni e il motivo principale: «Credimi Francesca, è una capra, una vera capra selvatica! Non legge un libro, non sfoglia un giornale ma è sempre lì a chattare non so con chi… e né mi frega saperlo! La tragedia è che me ne sono reso conto solo ora…sarà che siamo sotto lo stesso tetto giorno e notte. No, per fortuna nessun bambino, almeno quello. Sono passati scarsi sei mesi dal matrimonio, che mi consigli? Ah, potremmo chiedere l’annullamento alla Sacra Rota, davvero? Sì, certo che abbiamo consumato, ci mancherebbe… Ha un altro? Boh, potrebbe essere, da un paio di mesi è sempre lì col naso sul cellulare… Errore sulla persona? Direi proprio di sì, non pensavo di sposare una capra, Francesca! Ah, non sono questi gli errori che la Sacra Rota riconosce? Dai proviamoci, magari il giudice si convince…». E fu così che iniziò la moral suasion su Porzia, alla quale Carlo promise una robusta buonuscita in denaro. «A me sembra che sia subentrata una certa apatia, Porzia… può succedere e, purtroppo, è successo. Inutile far finta di nulla, sei giovane e puoi rifarti una vita, lo dico per il tuo bene, credimi… e visto che il matrimonio è durato pochi mesi e non abbiamo figli possiamo chiedere l’annullamento alla Sacra Rota. Così un domani potremmo risposarci in chiesa, che ne dici?». Porzia annuiva, quasi disinteressata al tema, sempre china sul cellulare. Aveva certamente un amante virtuale, pensava Carlo, meglio così…

Terminato il lockdown, Carlo, Porzia e Francesca, l’avvocato divorzista, si presentarono un giovedì pomeriggio al Tribunale ecclesiastico. «Pochi mesi di matrimonio e, mi spiace dirlo, troppa differenza a livello culturale ci hanno convinti che non siamo fatti l’uno per l’altra, nonostante l’amore provato all’inizio, signor giudice» furono alcune delle parole scelte da Carlo, supportate da una mimica facciale contrita ma paterna. Era il turno di Porzia che sembrava aver accettato la soluzione senza batter ciglio. «Signor giudice» iniziò in modo così solenne da far strabuzzare gli occhi a tutti. «Lev Tolstoj si starà rivoltando nella tomba ascoltando queste parole; lui era dell'idea che quando ami qualcuno, lo ami così com’è e non come vorresti che fosse... Posso, dunque, nutrire qualche dubbio quando mio marito parla di amore? O vogliamo ricordare quel che diceva Goethe? Non ama colui al quale i difetti della persona amata non appaiano virtù! Mi sbaglio, signor giudice?». «Bè certo... e tutto sommato mi sembra di poter dire che questa differenza di cultura… ehm...». «Signor giudice, lei ricorderà che anche nel Decamerone, Boccaccio ci racconta dell'amore come di una forza che dirompe in tutti gli strati sociali scontrandosi con pregiudizi culturali e di costume... e che il folle amore narrato tra il garzone di bottega Lorenzo e la ricca Lisabetta è infranto solo dai suoi fratelli che non tollerano quella storia con un uomo di così basso rango. Ma parliamo del 1300, accidenti». «Belle parole signora, dunque mi sembra di capire che non condivida l'annullamento di questo matrimonio...». «Non è questo il punto, signor giudice, nessun dubbio che il matrimonio sia la causa principale del divorzio, ma quello che rattrista è dover dare ragione a Marilyn Monroe: quando un amore finisce, uno dei due soffre; ma se non soffre nessuno, come quest’oggi, non è mai iniziato».

Era senza parole Carlo, con una sola immagine in mente: Porzia assorta da mattina a sera negli ultimi mesi su quel cellulare. Ecco cosa faceva, studiava, altro che amante... Il giudice, in palese difficoltà, si accomiatò dai tre, rimandando l’avvocata, anche lei basita, al giorno seguente. Il buio di una serata senza luna era calato. «E quindi uscimmo a riveder le stelle…» concluse il racconto Porzia alla sua figlia sedicenne. Correva l’anno 2039.

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