Sabato 06 Giugno 2020 | 23:33

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Masino e il potere, da Stalìn... a Cercìll

Lino Angiuli e i suoi personaggi

Lino Angiuli

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Voi no, voi non lo potete sapere checcosa vuol dire a tenere sopra alla schiena il peso che tengo io come a una mastella piena di chianconi che devo carreggiare da Erode a Pilato, tutti i santi giorni, fino al giorno che me ne devo andare, mastella e tutto, alla via dei pioppi. Non mi viene manco di nominarlo il nome suo che tiene la mastella, per quante volte me lo devo sentire davanti e da dietro, cucinato di tutte le maniere. Basta che passo da in mezzo alla piazza e subito mi riempio la mastella.
Lo so, lo so, avete ragione, a me non è assai il difetto, come a quello, a Rigoletto, ché quel poverello doveva pure vedere di fare ridere, con tutto il dolore che teneva sopra alla schiena e pure in corpo; eppure, che volete da me, a me mi fa venire la nervatura non tanto il fatto che tengo una croce da portare per le strade e le salite di Gerusalemme, quanto il fatto che a quelli come a me li devono sfottere. Dobbiamo fare i buffoni o puramente dobbiamo portare fortuna, se no il peso nostro diventa un peso di tutti e magari qualcheduno ci vuole buttare abbasso al canalone, così come facevano a un paese della Grecia antica con i creaturi nati con un difetto, lo sapete? Roba da matti, oh! Come se la colpa di nascere con un difetto è dei creaturi. Ma com’è che l’uomo, certe volte, si comporta proprio come a uno scemo di guerra? Sì, sì, scemo di guerra ho detto, perché per volere e fare la guerra, diciamo la verità, bisogna essere proprio scemi.

Tengo andato a leggere i libri e non si capisce quanti personaggi importanti erano come a me. Avete mai sentito parlare di un cristiano che si chiamava Esopo? Lo sapevo che non lo sapete. Beh, sempre alla Grecia antica, ma a un altro paese, ‘sto cristiano era uno molto importante… un professorone, e i libri dicono che pure lui teneva il mio difetto.
E voi che andate tutte le sere alla Chiesa, lo sapete o no che ai tempi antichi chi teneva ‘sto difetto non poteva diventare prete, ancora ai fedeli gli pareva brutto a vedere uno così sopra all’altare? Eppure Cristo non s’impressionava nemmanco delle emorroidi di quella povera crista che si vergognava della brutta malattia sua. Anzi i megli miracoli, diciamolo, glieli faceva proprio agli storpiati sciancati cecati zoppi senza denti con gli occhi storti o col difetto mio, perché lui lo sapeva quanto è fetente a stare attaccati al dolore dentro a quei corpi sfortunati come dentro a un ergastolo, senza nessuna colpa.

Addirittura, gli scemi di guerra non vanno a fare pure una canzone dove il padre, la madre e i figli tengono tutti quanti lo stesso difetto? E quando la cantano si mettono tutti a ridere, scemi che non sono altro, come se sta da ridere al fatto che tutta una famiglia è stata così disgraziata! Volevo vedere a loro, volevo vedere: agli scemi, dico, non ai cristiani di quella famiglia disgraziata. Ma come si fa a ridere non lo capisco proprio. E poi com’è che uno sfortunato, ridotto a un ciondolo, vogliono pure che deve portare fortuna? Boh! E perché a me, più di uno, non voleva che mi dovevano mandare a Bisceglie? Mah, ma poi che male faccio io? Anzi mi pare a me che faccio il bene e cerco di aiutare il mondo a stare in pace, e mo’ vi devo dire com’è che faccio.
Beh, non mi voglio vantare, ma la settimana passata mi ha mandato a chiamare a Londra Cercìll, quello, il capo dell’Inghilterra. Masino, mi fa, mi raccomando uagliò, non ti far vedere da Stalìn che sei venuto a trovarmi, ché quello è permaloso un accidenti; ti ho mandato a chiamare ché mi devi dare un consiglio come prenderlo a quello per il fatto che vuole comandare tutto lui. Da quando ha vinto la guerra, si è lasciato addosso il vestito militare di maresciallo generale e vuole i numeri, vuole fare sempre il capatàz; è come a un mulo staddigno e gli prudono sempre le mani e i cannoni, e la vuole vincere sempre lui. Che c’entra! Pure io sono ammiraglio, ma non mi faccio vedere sempre vestito da ammiraglio. Perciò mi metto le robe normali e mi metto pure la bombetta in capa.

Io lo sento a Cercìll e faccio sì con la capa come per dargli ragione e con la santa pazienza gli faccio capire che quello, Stalìn, è un tipo difficile e, se lo vuole cuocere, lo deve invitare alla casa sua una sera; altro che il tè gli deve dare; basta che gli fa trovare una bottiglia di roba forte da settantacinque gradi e se lo può portare dove vuole lui. L’importante, gli dico io a Uinstòn, l’importante è che tutti e due dovete tenere qualcosa da succhiare: uno il sigaro e uno la bottiglia, perché tutti quanti, da quando nasciamo, abbiamo bisogno di tenere qualcheccosa dentro alla bocca; capito? Come se a lasciarla vacante pare brutto. Pure quelli che mangiano assai, mica lo fanno per il mangiare, ma per tenere la bocca piena. E quelli che parlano assai, mica è per dire le cose, ma per riempirsi la bocca di qualcheccosa. Sentimi a me, caro compare bombetta, levatevi tutt’e due le parole da dentro alla bocca e insaccatevi tu il sigaro e lui la bottiglia, come a un biberòn, e dovete vedere che le cose si devono aggiustare.

Va bene, mi fa lui, ma mi pare a me che nella vita ci vuole pure un poco di fortuna a tutte le cose, nella vita, e mi domanda se mi può fare una carezza a quel posto. E tiene ragione, il cristiano, perché l’uomo si pensa che lui può controllare tutto quanto e perciò chiama fortuna quello che non può controllare.
No, però non è come state a dire voi che mi pagano per questi consigli e per questi aiuti che gli do a questi personaggi. Lo faccio perché voglio dare una mano a fare la pace nel mondo e perché li compatisco, a quelli, per i pesi che portano, più pesanti assai di quello mio e allora… che ci perdo? Un consiglio a uno, un consiglio a un altro, toccata e fuga! E così cerco di non far venire la terza guerra mondiale, che sicuramente può venire se io me la tiro e non me la faccio toccare.
Che volete? Poveretti. Si danno tanta importanza ma poi gli viene la cacazza a pensare che basta che spingono un bottone e può succedere la fine del mondo. E io non voglio la responsabilità della terza guerra mondiale, oh! ché alla prima ho perso mio padre e alla seconda mio fratello; tutto vi devo dire?

E proprio questo gli tengo detto a Stalìn quella volta quando, senza dire niente a nessuno (ché quello è permaloso assai e si pensa che tutti ce l’hanno con lui) lo andai a ragionare al Cremlino. Senti a me, Peppino, quando ti viene la cacazza, fatti un mezzo litro di roba forte e stonati i cervelli, ché, se li lasci fare a loro, quelli combinano un sacco di guai a te e agli altri. E pure lui me la voleva toccare, perché diceva che ne aveva bisogno siccome che la notte gli venivano in sogno i fantasmi di tutti quelli che aveva fatto uccidere. Ma per queste cose, caro compare baffone, la fortuna non ci può fare niente proprio, mi dispiace. Ci vuole la coscienza, a chi ce l’ha e non se l’è giocata per il desiderio di comandare tutto e tutti.
Che cos’è, che cos’è però la vita di questi poveri disgraziati che comandano assai e il comando gli dà alla schiena oltre che alla capa: lui che aveva salvato un casino di gente, sempre per la cacazza stava a uccidere un casino di paesani suoi stessi.
E vabbe’, scià, e toccamela, toccamela, Peppino, chissà la fortuna ti aiuta a mettere giudizio a te e vediamo di dare una mano a tenere la pace nel mondo. Però, vuoi sentire a me? Con quel sorto di baffone ti puoi mettere a fare il buffone; c’hai un mestiere assicurato!

Quando mi chiamano ‘sti cristiani non mi fanno impressione, perché ai miei occhi parono tutti con lo stesso peso che tengo io sopra alla schiena, chi più chi meno. Tanto che io gli dico: scusate, a voi, ma perché volete toccare giusto al peso mio? Non vi potete toccare a quello vostro, visto che lo tenete ed è pure bonarello? Insomma, se lo pensate bene al peso che tenete sopra alla schiena, capace che potete mettere giudizio per conto vostro e fare fortuna senza farmi sbattere avanti e indietro a me da un pezzo di mondo all’altro.
Comunque io non mi tiro indietro e non mi voglio far pregare, perché si tratta sempre di scansare la terza guerra mondiale. E io devo fare di tutto di scansarla pure perché ho perso mio padre alla prima e mio fratello alla seconda. E poi, in mezzo a tanti scemi di guerra non è meglio che sta qualche scemo di pace? Eh?

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