Giovedì 23 Settembre 2021 | 01:23

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

Novelle contro la paura

Quel presagio in salotto prima dell’ultimo volo

Campione racconta il mistero di Calò Carducci

Quel presagio in salotto prima dell’ultimo volo

Il quadro della Madonna era sempre stato lì, appeso al muro, nel soggiorno. Il ritratto della Vergine sembrava guardasse dritto negli occhi chiunque entrasse nella casa. Quel 27 aprile del 1939 il cielo era terso e il sole luminoso bruciava come spesso succede a Tripoli, nonostante la brezza portata dal mare. Francesca Berarducci era tormentata da qualcosa che non sapeva definire. Qualcosa di diverso dall’apprensione che accompagnava il marito, il colonnello barese Jacopo Calò Carducci, ogni volta che partiva per una missione. A quello stato d’animo si era ben presto abituata. Come alle lunghe assenze per servizio. Stavolta era diverso. Forse c’era una calma eccessiva. La moglie di un pilota impara subito ad ascoltare quello che ti dice il cuore.

In quel momento c’era qualcosa nell’intimo che la preoccupava. Ma cosa? Francesca non sapeva che la missione era importante e delicata, come la definirono le autorità militari dell’epoca. Tant’è che, seppur affidata al colonnello Alessandro Miglia, inseparabile amico e collega, Jacopo Calò Carducci decise di partecipare. Una presenza che avrebbe dovuto tranquillizzarla. Invece no.

Francesca non conosceva neanche le condizioni meteo in quota, diverse dalla calma apparente di Castel Benito, sede dell’aeroporto. Quel giorno gli esperti sconsigliavano la navigazione nel cielo della Grande Sirte per il fortissimo vento Ghibli, che spirava violento in direzione Sud-Ovest. La rotta prevedeva il volo fino a El Adem, una località nel deserto della Cirenaica, oltre Tobruk, verso il confine egiziano. Qui gli italiani avevano allestito una base, con una decina di edifici in muratura ed altrettanti in lamiera per ospitare velivoli, magazzini, officine, camerate e per trovare un po’ d’ombra. La pista? Nessun problema, perché lo spazio disponibile era praticamente infinito, il fondo della superficie piatto, compatto, con poca sabbia e tanto calcare di un ocra pallido.

Alle 12,30 i due piloti avevano letto il bollettino meteo di Assistaereo Tripoli con le previsioni: fino a Sirte, nubi a 1.500 metri, visibilità scarsa di 5/10 con zone di densa foschia. Il vento in quota soffiava fino a 75 chilometri orari; da Sirte a Bengasi, netto peggioramento: visibilità cattiva, sollevamenti di sabbia, a 3mila metri di quota il vento raggiungeva gli 85 chilometri orari, mare agitato; nell’ultimo tratto da Bengasi a El Adem visibilità mediocre, niente nuvole, vento in calo fino a 50 chilometri orari. Miglia e Calò Carducci decisero di partire. A bordo del trimotore S-79 decollarono da Castel Benito (Tripoli) alle 13,30.

Completavano l’equipaggio tre primi avieri: un motorista, un marconista e un fotografo. La presenza di quest’ultimo specialista avvalora la tesi che la missione prevedeva una ricognizione su una base inglese. Forse Alessandria. Anche perché due giorni prima, l’aeroporto italiano, era stato sorvolato da un ricognitore di Sua Maestà. Un «affronto» che andava ricambiato. L’S-79 disponeva di carburante per 6 ore di volo, pari a 2mila km, ed era fornito di salvagente e di viveri per diversi giorni. Il volo procedeva regolarmente in collegamento radiogonometrico con l’aeroporto di Castel Benito e alle 14,26 - cioè dopo 56 minuti di volo - l’apparecchio comunicava di aver un marconigramma da trasmettere. Ma Castel Benito rispondeva di essere occupato in corrispondenza con un altro velivolo e pertanto pregava di attendere qualche minuto. Dall’S-79 fecero sapere che non avevano fretta. Avrebbero aspettato. Quando però dopo cinque minuti, cioè alle 14,32, Castel Benito richiamò l’aereo, non giunse nessuna risposta.

Cosa accadde in quei fatali cinque minuti?Il mistero non è stato mai svelato. Ma che qualcosa non fosse andato per il verso giusto, Francesca Berarducci, lo capì subito. All’improvviso il silenzio della casa venne interrotto da un rumore secco. Un tonfo. Proveniva dal soggiorno. Si alzò e vide il quadro della Madonna, staccato dal muro, poggiato sul tavolino di cristallo. Lo sguardo andò istintivamente all’orologio appeso sulla parete: le lancette segnavano le 14,26. Afferrò il telefono. Chiamò gli uffici dell’aeroporto chiedendo notizie del marito. La tranquillizzarono. Non era successo niente, avevano appena avuto una risposta via radio dall’equipaggio. Purtroppo, non era così.

Tutte le ricerche effettuate dall’Aviazione e dalla Marina in Libia risultarono senza esito. Italo Balbo inviò 70 velivoli a perlustrare palmo a palmo il mare e la terra per un raggio di 200 km dal punto in cui l’apparecchio si trovava alle 14,27, nel momento dell’ultima segnalazione, a circa 170 km a sud-Est di Misurata. Il legame tra il Maresciallo dell’aria e Calò Carducci era stato cementato dalle trasvolate degli anni Trenta, in quanto il pilota barese era stato uno dei pochi ad aver partecipato sia a quelle mediterranee che a quelle atlantiche. Alla Crociera del Decennale, dall’idroscalo di Orbetello agli Stati Uniti, ritenuta la più grande impresa aeronautica collettiva della storia (25 idrovolanti S55 attraversarono l’Oceano), Calò Carducci fu nominato alfiere della Crociera ed ebbe l’onore di reggere la bandiera italiana e di sedere nell’auto del generale Balbo durante la maestosa parata a New York. Così quando il generale diventò governatore della Libia, volle al suo fianco l’amico di mille avventure.

Le ricerche proseguirono fino al 15 maggio. Inutilmente. Nessuna traccia è mai stata trovata, nessun rottame è stato recuperato. Ai familiari venne consegnato solo un pezzo di legno anonimo, consumato dal sole e dal sale: «E’ del velivolo di suo marito», dissero alla moglie. Una pietosa bugia. Come si legge nella nota che chiude lo stato di servizio di Jacopo Calò Carducci: «E’ scomparso nel cielo, come gli eroi della leggenda». Ottant’anni dopo il mistero rimane.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie