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«La metamorfosi» («Die Verwandlung») è forse il racconto più noto dello scrittore boemo, ma di lingua tedesca, Franz Kafka (1883/1924).

Fu pubblicato nel 1916 dall’editore Kurt Wolf a Lipsia. All' inizio del racconto il protagonista Gregor Samsa si risveglia trasformato in «un enorme insetto immondo», con imbarazzo (ma fino a un certo punto) di familiari e conoscenti Gregorio Samìsa, detto Magnotta, destandosi un mattino da un sonno agitato, prese la decisione: «Sto a casa», poi aggiunse «anzi non mi alzo proprio dal letto, al diavolo illavoro!». Si girò dall’ altro lato e si riaddormentò. Non vedendolo uscire dalla sua stanza, come faceva di solito ogni mattina andandosi poi a chiudere un’ ora e mezza nel bagno, la madre Concetta, il padre Michele e la sorella piccola Samantha (nome originario Carmela) cominciarono a preoccuparsi.

«E la fatica?» esclamarono all’ unisono. La fatica, cioè il lavoro, di Gregorio rappresentava il pilastro della famiglia Samìsa, consentendo di pagare l’ affitto della casa, nonché di acquistare la roba da mangiare (parecchia), le sigarette per papà Michele, le caramelle alla menta per mamma Concetta (sì, era un suo vizio), di pagare infine le lezioni di danza alla quindicenne Samantha/Carmela, una promessa per il balletto contemporaneo. Il lavoro di Gregorio Samìsa detto Magnotta era nel settore del commercio al dettaglio: droga. Ritirava un medio quantitativo di merce dal grossista, Vito Lamuraglia detto ‘U ‘ncazzuse, poi la rivendeva in piccole dosi nel quartiere: impiegati stressati, casalinghe deluse dalla lavatrice e dal marito, studenti quarantenni fuori corso, ecc.

A metà della mattinata, visto che Gregorio non si decideva a uscire dalla stanza né dava segni di vita, il padre di famiglia, Michele, prese l’ iniziativa ed entrò decisamente nella camera. Lo colpì immediatamente un leggero profumo di fiori, proveniente dal letto su cui (sotto il mucchio di lenzuola e coperte) si intravedeva la sagoma di Gregorio. La cosa, il profumo, lo meravigliò fortemente, perché in genere Gregorio (che mangiava pesante, beveva forte e fumava quaranta Marlboro al giorno) aveva l’ alito abbastanza sgradevole, anzi in linea generale puzzava discretamente, anche per il fatto che si lavava poco e si cambiava di rado. Scoreggiava anche, e parecchio. Papà Michele si avvicinò in punta di piedi al letto del figlio, sempre annusando quel sottile delizioso profumo floreale, e notò che anche il respiro di Gregorio era leggero e delicatamente musicale, diverso dal rantolo ringhioso e un po’ suino che di solito caratterizzava il suo sonno. Una volta scoperto il volto del giovanotto, quale meraviglia!, quale metamorfosi! Un sorriso soffuso di grazia adolescenziale aleggiava sulle labbra socchiuse, in un viso che non mostrava più quei solchi pesanti, quelle rughe accentuate sulla carnagione, fra il marroncino e il bluastro della barba malfatta: così ricordava la faccia del figlio il buon Michele, che ora non riconosceva quel colorito roseo, quei lineamenti delicati e morbidi.

Non c’ erano più neanche, sulla fronte, i tatuaggi W San Nicola (lato sinistro) e Mam’t fasce (lato destro) che erano la caratteristica simbolica di Gregorio detto Magnotta. Il padre Michele si spaventò, atterrito ancor più quando il figlio, svegliandosi, aprì due occhi dolcemente azzurri e sorridenti: «Ciao papà», le prime parole e la voce era ben diversa dal rugginoso eloquio del «vero» Gregorio, rasposo come carta vetrata e con abbondanza di effusioni salivari. Michele arretrò verso la porta, ma intanto la mamma Concetta si era avvicinata al letto: al sorriso rivoltole dal figlio ebbe di colpo un attacco di panico, così fu costretta a ingoiare in un sol colpo cinque caramelle alla menta.

La danzatrice Samantha/Carmela intanto lanciò un urlo e cominciò a roteare (da vera danzatrice) per le stanze di casa, fino al pianerottolo e giù lungo le scale, fino alla strada, dove svenne. Fu chiamato sul cellulare il principale di Gregorio, Vito Lamuraglia detto ‘U ‘ncazzuse. Questi arrivò nella stanza, vide Gregorio quietamente seduto sul letto e sorridente: «Uè! E la fatiche?» abbaiò incazzato ‘U ‘ncazzuse. «Niente fatica» - modulò soavemente Gregorio ormai non più Magnotta - «Io sto a casa. Oggi, domani e dopodomani».

E fu allora che a Vito Lamuraglia detto ‘U ‘ncazzuse gli venne il cosiddetto «colpo a polpetta» e cadde lì fulminato su due piedi. Il padre di Gregorio, Michele, tirò fuori di tasca un vecchio rosario con l’ immaginetta di Padre Pio (ricordo di una gita a San Giovanni Rotondo), la madre Concetta, succhiata l’ ultima caramella alla menta, chiese infine al figlio: «Gregorio, vuoi mangiare qualcosa, ormai si è fatta l’una. Ci sono le braciole di carne di cavallo del ragù di ieri...».

«No grazie mamma- sussurrò Gregorio Samìsa non più detto Magnotta-piuttosto fammi un petto pollo alla piastra, un po’ d’ insalata verde». La madre Concetta svenne, anche per sopravvenuta crisi d’ astinenza di caramelle alla menta.
La sorella Samantha/Carmela, dopo che rinvenne giù per la strada, scomparve roteando roteando, da vera danzatrice. Non se ne seppe più niente. Fu rintracciata, anni dopo, in un locale malfamato del Cairo specializzato nella Danza del Ventre.

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