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Così papa Francesco «scoprì» Padre Pio

vaticano

di LEO LESTINGI

Nel centenario dell’apparizione delle stimmate e a 50 anni dalla morte di san Pio, c’è grande attesa per la visita di papa Francesco in Puglia. Sarà in pellegrinaggio a Pietrelcina e a S. Giovanni Rotondo domani, terzo pontefice a recarsi nei luoghi del santo del Gargano dopo Giovanni Paolo II (1987) e Benedetto XVI (2009).

La decisione di papa Bergoglio aveva un po’ sorpreso i commentatori e anche quella porzione, certo non ampia, di mondo cattolico che ha spesso guardato a padre Pio e alla sua vicenda con diffidenza e sospetto, marcandone la diversità con la predicazione sociale e l’ottimismo riformatore di papa Francesco. Eppure, se si riflette meglio sulla spiritualità del papa «venuto da lontano» e sulle sue più profonde preoccupazioni d’ordine pastorale, l’attenzione, la curiosità e l’intima adesione di Bergoglio per l’esperienza del santo «francescano» di Pietrelcina e soprattutto per quell’iniziativa spontanea dei Gruppi di preghiera a lui dedicati, sorti dopo la morte di san Pio, rivelano un’affinità e una sensibilità che sembrano vincere sulle differenze.

Certo, fino a qualche anno fa papa Francesco non aveva mai citato san Pio nei suoi discorsi e nelle sue omelie. Però volle con forza che venissero esposte a Roma le sue spoglie in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia (2016); nel febbraio di quell’anno, poi, ricevette in udienza i Gruppi di preghiera, uno dei più importanti network spirituali del mondo, che conta migliaia di formazioni censite ufficialmente in 60 nazioni e che, a fronte di un’immagine che oscilla ancora fra l’agiografia e la riduzione a residuo di una religiosità arcaica, offrono una capacità di impatto nel sociale che va ben oltre la semplice devozione. E questi Gruppi, commentò allora Bergoglio, costituiscono una grandiosa rete relazionale che vede padre Pio come perno, pone nel rapporto con la trascendenza il senso dell’azione e considera la preghiera come uno strumento reale per cambiare il mondo.

L’interesse di papa Francesco per questa esperienza di religiosità e di pietà popolare, un tema che, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium (2014), è stato da lui messo in stretta relazione con la «nuova evangelizzazione», insieme alla «mistica popolare» e la «pastorale urbana», affonda le sue radici nella ricca esperienza spirituale latinoamericana, espressa in molti modi e soprattutto nel famoso Documento di Aparecida (2007) dedicato ai popoli dell’America del Sud e dei Caraibi, in cui è stata assai rilevante la presenza di Bergoglio, all’epoca arcivescovo di Buenos Aires e responsabile della sua redazione.

Il legame fino a ieri inespresso ma indubitabile fra papa Francesco e padre Pio è stato comunque còlto e approfondito dal vaticanista Ignazio Ingrao in alcune pagine del suo bel libro Il segno di padre Pio (edito due anni fa da Piemme), che riporta una testimonianza di padre Marciano Morra, segretario generale per 25 anni dei Gruppi di preghiera, secondo il quale l’attenzione e la curiosità di Bergoglio nei confronti di padre Pio, del quale aveva ricevuto fino ad allora notizie frammentarie, si sarebbero risvegliate in occasione della canonizzazione di san Pio, nel 2002, quando il futuro papa era già cardinale e scoprì la diffusione capillare dei Gruppi di preghiera nella capitale argentina. Bergoglio mandò a Roma, così, due persone di fiducia per approfondire il fenomeno che, più tardi, tornarono in Argentina, insieme allo stesso padre Morra e a monsignor Giuseppe Ruotolo, fratello di Riccardo (allora presidente della Casa Sollievo di San Giovanni Rotondo), per riferire all’arcivescovo di Buenos Aires, che fu profondamente colpito sia dalle semplici regole evangeliche che l’esperienza dei Gruppi cercava di vivere, sia dal tema delle opere di carità, centrale nelle loro iniziative e nella stessa testimonianza di padre Pio, particolarmente apprezzata dal futuro papa anche per il suo «apostolato del confessionale», così come ebbe a definirlo.

Da quell’incontro a Buenos Aires nacque, così, quel legame profondo che sarebbe rimasto nascosto dietro le quinte, quasi invisibile, per molti anni, per poi venire alla luce in tutta la sua forza quando l’argentino, nel frattempo divenuto papa, renderà san Pio un simbolo del Giubileo della Misericordia e quando, sabato prossimo, sosterà in silenzio e in preghiera nei luoghi dai quali padre Pio, nella sua vita appassionata e operosa, non si allontanò mai.

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