Filippo Pappalardi, 120 giorni da detenuto
La vicenda giudiziaria di Pappalardi, autotrasportatore di 41 anni, inizia con l'iscrizione nel registro degli indagati dal mese di settembre del 2006, tre mesi dopo la scomparsa dei figli (era stato proprio il padre a presentare denuncia al commissariato). La Procura di Bari ipotizza il sequestro di persona, contro di lui c'è soprattutto la testimonianza di un amichetto di Ciccio e Tore che ad agosto del 2006 ha dichiarato di aver visto l'ultima volta i due bambini sull'auto del padre proprio la sera del 5 giugno.
Il 27 novembre del 2007 la Procura di Bari ordina l'arresto di Pappalardi con le accuse di duplice omicidio volontario aggravato dai vincoli di parentela e dai futili motivi e occultamento di cadaveri. E' accusato di aver ucciso i figli per una punizione finita male e di averne nascosto i corpi sulla Murgia impervia che circonda Gravina in Puglia. Pappalardi si proclama innocente come ha sempre fatto.
Il 25 febbraio scorso la svolta nel caso: i due corpi vengono ritrovati fortuitamente in una cisterna sotterranea dove è caduto un altro bambino, Michele, di 12 anni, vivo per miracolo. Il legale di Pappalardi chiede la scarcerazione. La difesa si gioca l'ultima carta: un interrogatorio davanti al gip che deve decidere, Giulia Romanazzi. Pappalardi arriva a Bari dal carcere di Velletri, ha il volto scavato, è molto teso e scoppia a piangere ripetutamente davanti al giudice. Si proclama ancora innocente e nega di aver visto i figli quella sera nella piazza delle quattro fontane come sostiene invece un baby-testimone.
L'11 marzo la decisione del gip Romanazzi: Pappalardi è scarcerato ma va ai domiciliari a casa sua, non è omicidio volontario ma «abbandono di minori seguito dall'evento morte», che prevede una pena da tre a otto anni di carcere. Oggi la completa scarcerazione dopo la relazione dei medici legali che avvalorano l'ipotesi della caduta accidentale dei due bambini nella cisterna sotterranea in via Consolazione.