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Giò Sada disadattato in «Dove chi entra urla»

ROMA – Lo chiamano 'Prisò e lui non ce la fa a vivere. Si ritrova ai margini, non è come gli altri. Essere chiamato come in dialetto barese si indica il vaso da notte è una condanna. Un destino. E così a lui resta la sola fantasia. 'Dove chi entra urlà, opera prima del regista Fabrizio Pastore, interamente girata a Bari, racconta questa storia allo stesso tempo, surreale, onirica, ma anche piena di realtà con Giovanni Sada, in arte GioSada vincitore di X-Factor 2015, nei panni di Priso adolescente.  

Il film ispirato all’omonimo racconto breve di Alessandra Minervini e prodotto da Giampiero De Robertis in collaborazione con ArifaFilm, ha i toni surreali di quella realtà intima che è in ognuno di noi.  “Priso, hai trent'anni. Non lavori. Non studi. Non fai sport. Non hai la fidanzata. Non hai la patente. Priso a cosa servi?”, così la madre al giovane disadattato che, per non rischiare, si muove sempre di più nella rassicurante zona del fallimento. Ma il ragazzo, a cui non manca l’intelligenza, sa cogliere quando gli arriva una buona occasione. Ed esattamente quella che gli indica Bartolo, insegnante di scuola guida che gli spiega la sua personalissima teoria. Ovvero che tutti hanno un 'pruritò, un’angoscia da cui non possono liberarsi e che procura loro dolore e sofferenza. Priso allora concepirà l’idea di uno sfogatoio “dove chi entra urla” (proprio come indica il titolo), una tenda dove finalmente ci si libera, ci si strappa di dosso ogni angoscia. E per il povero Priso arriva un inaspettato successo.  

“Il progetto, 180 scene con più di 1.000 fra attori e comparse, ha richiesto circa due anni di lavorazione senza alcun contributo finanziario”, racconta il regista, che è anche sceneggiatore e autore delle musiche assieme a Antonello Arciuli. “Ho conosciuto Giovanni (GioSada) come musicista e mi sembrava la persona giusta per interpretare un ragazzo di oggi in tutta la sua fragilità e la sua ribellione”.  

Strano destino comunque quello di Fabrizio Pastore, nato a Bari nel 1981. Fin dai primi anni d’età dimostra un attaccamento viscerale alla musica (canta a 8 anni nel coro de Lo Zecchino d’oro). Si laurea in giurisprudenza nel 2008, ma poi apre una piccola bottega in cui dipinge quadri con il nome di Mulus in luna, negozio poi chiuso per difficoltà economiche. La rabbia per il fatto di non riuscire a completare come voleva alcune cose, lo porta ad avere la costanza di realizzare un ambizioso lungometraggio: “avevo bisogno di più spazio, più tempo per raccontare le mie storie e soprattutto avrei potuto farlo attraverso gli altri... La storia di Alessandra Minervini dal quale il soggetto è tratto mi ha illuminato perchè in un certo senso mi faceva pensare a me stesso; così ho deciso di girare Priso 'Dove chi entra urlà”.

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