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BARI - A difendere le eradicazioni imposte dall’Unione europea è rimasto solo il commissario Giuseppe Silletti. Perché gli esperti convocati ieri dalla Commissione agricoltura del Consiglio regionale hanno un punto di vista diverso: la xylella non si può cancellare, e comunque tagliare gli ulivi non risolverà il problema. Ieri, su richiesta del grillino Cristian Casili, la commissione guidata da Donato Pentassuglia ha chiamato l’Arpa, gli Ordini professionali e le Università. E anche se Silletti ha mostrato foto aeree di «cimiteri» di alberi, gli esperti non sono convinti della necessità di tagliare. Anche perché - è emerso - la Xylella esiste da un secolo negli Usa, ed era già presente in Europa in Francia, Germania e Olanda ben prima di arrivare in Puglia.

Tra i critici più accesi del piano dei tagli il professor Cristos Xiloyannis dell’Università della Basilicata, che mette in dubbio le strategie alla radice. «Nel Comitato tecnico scientifico ministeriale - ha detto - non c’è alcuna multidisciplinarietà. Esiste un approccio diverso, rispetto al loro, che è quello della sostenibiltà e della convivenza con il batterio». La xylella, dice Xiloyannis, non può essere sconfitta con la forza bruta: «Il batterio muta continuamente e si adatta agli attacchi. Ce lo dicono gli americani, che hanno trovato nuovi ceppi contro cui non sanno cosa fare. In Sud America, la xylella è nel caffè: ma loro hanno trovato il modo di convivere». E perché i tagli non servono? Xyloiannis fa un esempio. «Quella dell’ulivo non è la prima batteriosi che ci troviamo ad affrontare. In passato in Italia c’è stata quella del kiwi, vicino Latina abbiamo tagliato 1.000 ettari e ci siamo resi conto che non è servita a niente. Oggi il 60% delle piante di kiwi è malato, ma ci conviviamo».

La polemica è anche per mancato rispetto della condizionalità: per accedere ai pagamenti gli agricoltori devono rispettare determinate norme, ad esempio sulla manutenzione dei terreni e sulla salvaguardia dell’ambiente. «Chi doveva vigilare - ha detto Xyloiannis - evidentemente non lo ha fatto». Ovvero, probabilmente gli olivicoltori hanno preso gli incentivi ma non hanno effettuato i tagli che avrebbero limitato il contagio.

Altro tema, i conflitti di interessi. «Il commissario Silletti - è l’opinione dell’esperto - sta utilizzando bene i soldi per la ricerca. Mentre il Comitato tecnico scientifico ministeriale si è fatto assegnare 4 milioni dallo stesso ministero, senza nessun bando». Ma Silletti, il cui incarico scadrà il 5 febbraio, ha difeso l’operato del ministero. «Tutte le misure, compreso il taglio di tutte le piante nel raggio di 100 metri dalle infezioni, sono frutto della mediazione tra lo Stato e la Ue. Se non ottemperiamo, rischiamo una procedura di infrazione con la seria possibilità di un blocco dell’intero comparto florovivaistico pugliese. La indennità per l’estirpazione degli ulivi è stata portata fino a 261 euro a pianta». [m.s.]

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