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Formica: al Quirinale? Ora vedo bene Amato

di ROBERTO CALPISTA
BARI - Rino Formica, barese classe 1927, varie volte ministro e dirigente di livello del Psi durante la segreteria di Bettino Craxi. Di lui è da leggenda la dichiarazione: «La politica è sangue e merda». Un'altra volta affermò che «il convento è povero, ma i monaci sono ricchi». Un nome per il dopo Napolitano? «Alle attuali esigenze del Paese, può rispondere al momento solo Giuliano Amato»
Formica: al Quirinale? Ora vedo bene Amato
di Roberto Calpista

BARI - Rino Formica, barese classe 1927, varie volte ministro e dirigente di livello del Psi durante la segreteria di Bettino Craxi. Di lui è da leggenda la dichiarazione: «La politica è sangue e merda». Un'altra volta affermò che «il convento è povero, ma i monaci sono ricchi». E altrettanto nota la sua definizione dell'Assemblea Nazionale (il parlamentino del Psi) vista come una «corte di nani e ballerine». Formica è un conoscitore profondo della storia della Repubblica, avendo attraversato da protagonista le più importanti fasi politiche. Ha l’esperienza necessaria per una «valutazione distaccata» della nuova ennesima corsa al Colle.

Formica, un nome?

Alle attuali esigenze del Paese, può rispondere al momento solo Giuliano Amato.

Stefania Craxi la pensa diversamente. Ha definito il dottor Sottile «genio elettronico dell’opportunismo».

L’attuale situazione è talmente grave che anche i dolori di famiglia andrebbero accantonati. Bobo, che è meno viscerale della sorella, è d’accordo con me. Vede, le situazioni difficili spaccano le famiglie. Bisogna superare lo scontro tra la freddezza valutativa e l’incandescenza delle passioni e delle amarezze.

Amato metterebbe d’accordo Renzi e Berlusconi? Le ricordo che c’è il «Nazareno».

Il problema è proprio questo: superare quel patto «siglato» tra due cittadini. Da Silvio per risolvere i suoi problemi con Mediaset; da Matteo per far cadere Enrico Letta. Il problema è che il Nazareno è ad una distanza siderale dai problemi della gente. Un «piccolo intrigo» che, per esempio non porta nessuno vantaggio nella lotta alla disoccupazione.

Altri nomi? Prodi ce lo vede al Colle?

Da quanto ho letto si sarebbe ritirato. Forse è meglio così, perché ha molte qualità, dal prestigio internazionale ad una lunga esperienza di politica e di economia, ma è elemento di ulteriori divisioni.

Perché?

Prodi si è come consumato nella passione politica di questi ultimi anni. Ed è portatore di molti veleni per vendette che sono ancora da consumare.

Vendette nei confronti di Renzi?

Anche. Il premier sa che un personaggio come Prodi finirebbe per farlo fuori, secondo l’antica tradizione dei democristiani che eliminavano i capi assoluti. Il compito dei capi bastone vincenti era quello di distruggere gli altri capi. Renzi questo lo sa.

Il clima è troppo teso?

Siamo allo scontro tra razionale e irrazionale. nessuno può dire se prevarrà la ragione, con un valutazione delle reali necessità, oppure marginali e inutili passioni. Finora tutta la discussione è stata molto miserevole. Il nuovo capo dello Stato sarà garante del Patto del Nazareno? Servirà a bilanciare gli equilibri tra le correnti del Pd? E quelli tra la Forza Italia di Berlusconi e la parte mutilata di Alfano?

Ha un suo giudizio?

Nel dramma della vita quotidiana cosa c’entrano queste cose misere? Siamo alla matrioska della crisi, quella globale economica e finanziaria, quella del sistema politico e partitico, quella sull’evoluzione dell’unità politica in Europa, la trasformazione dell’assetto istituzionale e costituzionale del Paese: tutto è condotto finora come se si stesse giocando a mosca cieca. Nel Pd e in Forza Italia si discute solo del contenuto del Patto del Nazareno. Ma c’è di più.

Dica.

Siamo nel mezzo di un conflitto mai dichiarato ma in atto a tutti gli effetti: è la terza guerra mondiale che ha come stella polare il caos continuo. L’Italia è al centro di un mare bollente, qual è il Mediterraneo; al centro di un frontiera tornata calda, qual è quella con l’Est europeo. È una guerra in casa da parte del terrorismo di matrice religiosa. Vedo troppi elementi di rischio.

Cosa significa esattamente?

Temo «azioni» per turbare ancora di più, come avvenne nel 1992 con la bomba di Capaci. Azioni sia effettive che metaforiche. Per quest’ultime penso a sbandamenti e nuove crisi di carattere finanziario. Non dimenti che che il 24 gennaio c’è il voto in Grecia che può creare spostamenti di tipo umorale in Europa e panico «finanziario». Ma siamo ad alto rischio anche di atti criminali da parte del terrorismo, con crisi di panico reale. E in tutto questo l’Italia è nelle mani di giovanotto inesperto, con un parlamento debole, partiti inconsistenti e senza più la guida saggia di Giorgio Napolitano, che ha gestito questi anni con passione e freddezza.

Formica, tra i papabili per il Colle c’è anche Veltroni.

Se è per questo nelle fasce basse c’è tutto il popolo italiano. Tutte brave persone, ma uno che amministra un Comune e non sa cosa combina il suo segretario (il riferimento è all’inchiesta Mafia Capitale, ndr) non è adatto nemmeno ad amministrare un condominio.

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