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Il racconto delle violenze: abusi in cambio di aiuti per i compiti

MANFREDONIA (FOGGIA) - Violenze, pressioni, ricatti, e soprattutto atti sessuali compiuti per mesi e mesi nella certezza che la sua piccola vittima non avrebbe avuto il coraggio di parlare. È il quadro che emerge dalle indagini sugli abusi che un giovane di 24 anni, di Manfredonia, arrestato dalla polizia, avrebbe compiuto per mesi su una piccola disabile di otto anni, sua parente stretta.
Utilizzando personale specializzato, gli investigatori sono riusciti a ricostruire diversi episodi di violenza, che lo stesso arrestato ha ammesso di aver compiuto, e i metodi che questi usava per portarli a compimento.
Uno di questi avvenne nel Natale del 2005. Si festeggiava in famiglia. Mentre tutti i parenti erano in cucina l'uomo, dopo essere rimasto solo in camera da pranzo con la piccola approfittò di lei. Quello stesso giorno la bambina fu portata in un'altra stanza dove il giovane le fece vedere filmati e cartoni animati pornografici e pedopornografici, proponendole di imitare gli atti sessuali ripresi nelle scene.
Ancora altri episodi nel racconto della bambina. Tra questi - ha raccontato il dirigente del commissariato di Manfredonia, Antonio Lauriola - in occasione di una visita della bambina a casa della nonna materna, l'uomo le aveva proposto di aiutarla a fare i compiti scolastici in cambio di prestazioni sessuali. Dopo averla aiutata si chiuse in camera con lei mostrandole filmini pedopornografici per indurla ad imitare atti sessuali che le aveva mostrato. Al rifiuto della piccola vittima il giovane le strappò i compiti e, minacciandola, le ingiunse di tacere.
Un'altra volta, per costringerla a fare sesso le disse che se non l'avesse accontentato, un suo amico l'avrebbe uccisa, le avrebbe sparato, le avrebbe tagliato le mani, che addirittura sua madre l'avrebbe uccisa.
L'indagato ha confermato tutti questi episodi, negando solo di aver usato minacce nei confronti della bambina. Ha ammesso gli abusi e la detenzione di materiale pedopornografico che mostrava alla piccola.
«L'arrestato - ha riferito Lauriola - ha cercato di giustificare il suo comportamento, riferendo della propria adesione, all'epoca dei fatti, ad un gruppo di amici che richiedeva ai suoi aderenti azioni estreme come quelle che lui stesso ha poi messo in atto. Il giovane ha detto che in questo modo si vendicava di violenze analoghe che avrebbe subito, anche quelle nel proprio contesto familiare, durante l'infanzia».

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