Giovedì 24 Gennaio 2019 | 07:15

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D'Alema: azzerare attacchi mirati, colpiscono civili

KABUL - «Si dovrebbe fare ogni sforzo per limitare o azzerare il ricorso alla violenza e ad attacchi sul cui carattere mirato, sulla base degli effetti della popolazione civile, c'è motivo di dubitare; almeno sulla base del bilancio conseguito». Lo ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema in una intervista rilasciata al Gr-Rai poco prima di atterrare a Kabul dove si trova per una visita di lavoro.
Anche per questa ragione, secondo il vicepremier, «bisognerebbe cercare di rafforzare la sicurezza palestinese e riprendere in mano la situazione». «Con i bombardamenti - ha evidenziato - ho paura che non si riprende in mano nulla; anzi che tutto precipiti in un caos ed in una disperazione ancora più ingovernabile». Gaza è ormai una sorta di «prigione a cielo aperto», nella quale il 70% dei giovani è disoccupato e si tratta, ha aggiunto, di «disoccupati armati».

«Credo che lo sforzo che si deve fare per porre fine a questa spirale di violenza è cercare di ricreare le condizioni di una tregua che sembrava aver prodotto degli effetti positivi e che poi - ha sottolineato il titolare della Farnesina - si è spezzata». Ciò anche, ha aggiunto, «per la dinamica interna tra forze palestinesi che rischia ora di degenerare in un più vasto conflitto».
Il vicepremier ha spiegato quanto la realtà delle relazioni tra palestinesi sia complicata: «quello a cui assistiamo, soprattutto a Gaza, è una frantumazione dei diversi gruppi palestinesi» e quindi «non è semplificabile in uno scontro tra Hamas e Fatah».
Ormai a Gaza regna il «caos» e questo è dovuto anche al «proliferare di clan, di gruppuscoli armati di diverso segno; anche perché Gaza - ha aggiunto - è una specie di prigione a cielo aperto dove il 70 % dei giovani sono disoccupati in un clima di crescente disperazione e sono tutti disoccupati armati. E' il caos, questa è la verità. Anche per questo bisognerebbe cercare di rafforzare la sicurezza palestinese. Con i bombardamenti ho paura che non si riprende in mano nulla, anzi che tutto precipiti in un caos ed in una disperazione ancora più ingovernabile».

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