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Washington Post: «ora si apre la lotta per il nuovo presidente»

Paul Wolfowitz WASHINGTON - Ora che Paul Wolfowitz ha lasciato, e le sue dimissioni sono state salutate con "abbracci, canti e brindisi con lo champagne" dai dipendenti della Banca Mondiale, si riapre "una nuova lotta per stabilire chi dovrà guidare la Banca fino alla sua ufficiale uscita di scena il 30 giugno". Così oggi il Washington Post svela alcuni retroscena dell'accordo di compromesso che ha portato ieri la Casa Bianca dopo settimane di trincea a rinunciare alla difesa ad oltranza del fedelissimo di George Bush ed accettare che l'ideologo neocon presentasse le dimissioni da presidente della Banca Mondiale, in cambio di una dichiarazione del 'board'che parzialmente cancellasse l'onta della condanna per violazioni del regolamento etico. Secondo il Post, nei lunghi e difficili negoziati con gli altri rappresentanti del board l'amministrazione Bush aveva cercato di ottenere che Wolfowitz potesse rimanere altri tre mesi, nel timore che una sua uscita immediata potesse portare alla nomina di un interno a presidente ad interim. Una mossa che, teme Washington, potrebbe minacciare la regola non scritta che concede agli americani il diritto di scegliere il capo dell'organismo internazionale che supervisione l'aiuto ai paesi in via di sviluppo. "Non vogliono perdere il controllo" commenta un funzionario della Banca.

Ma la maggioranza dei rappresentanti dei 24 paesi del board, in particolare gli europei, volevano che Wolfowitz lasciasse immediatamente, sostenendo che l'ex vice segretario alla Difesa statunitense aveva ormai perso la fiducia dello staff. In realtà non è mai esistito un feeling particolare tra l'ideologo della guerra in Iraq, voluto a tutti i costi da Bush alla guida della Banca, ed i funzionari interni che accusavano l'americano di "isolarsi dietro a collaboratori despoti, di non tenere conto del loro parere e di gestire la Banca come una succursale dell'amministrazione Bush". Alla fine si è arrivati al compromesso del 30 giugno, una data proposta dagli americani nella speranza proprio di evitare che potesse essere nominato un 'facente funzionì non gradito a Washington. "Ma - racconta ancora il quotidiano di Washington - nella fretta di assicurarsi le dimissioni di Wolfowitz già la notte scorsa, il 'board'ha rinviato la spinosa questione di che cosa succederà durante l'interim, un argomento che sarà affrontato oggi". Una tradizione che risale alla creazione della Banca Mondiale, negli anni quaranta, vuole che il presidente americano nomina il suo capo. La regola in effetti non è scritta da nessuna parte nello statuto della Banca, come del resto non lo è quella che prevede che siano gli europei a scegliere il capo del Fondo moneterio internazionale. Da anni esperti del settore chiedono che questa regola non scritta venga abrogata, ed ora accademici e gruppi di pressione chiedono che il modo in cui si è chiusa l'era Wolfowitz sia da monito per avviare un nuovo processo di selezione, sulla base dei meriti e delle competenze specifiche del presidente nel settore dello sviluppo.

Ma gli Stati Uniti non sembrano molto disposti ad una riforma. Il ministro del Tesoro, Hanry Paulson, ha dichiarato che agirà "velocemente per aiutare il presidente ad identificare un candidato alla guida della Banca Mondiale". Dalla Banca, i funzionari interni, però, ribadiscono che è necessario un presidente ad interim fino alla nomina del nuovo, e non si accetta assolutamente l'idea che Wolfowitz possa rimanere a svolgere il proprio lavoro come se niente fosse. Non solo: secondo alcuni funzionari della Banca, già oggi il board dichiarerà che Wolfowitz da oggi non potrà più prendere decisioni soprattutto per quanto riguarda il personale, una mossa che risponde ai timori di molti che possa vendicarsi contro chi si è schierato contro di lui. Ma, nello spirito del compromesso a cui si è arrivati ieri, il board darà anche un appiglio alla posizione della Casa Bianca, affermando che Wolfowitz rimarrà ufficialmente al suo posto fino al 30 giugno.

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