Giovedì 13 Dicembre 2018 | 23:01

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Roma - La contromanifestazione del "Fronte laico"

Roma - Manifestazione Fronte Laico ROMA - Il "fronte laico" sfila in piazza Navona a difesa dei diritti di tutte le minoranze proprio nel giorno dell'anniversario della vittoria del divorzio di 30 anni fa. Alcuni protagonisti di quel 12 maggio 1974 non ci sono più, altri sono tornati sullo stesso palco a proclamare il loro orgoglio come risposta al "family day". Ci sono tanti leader politici. Lo stato maggiore della Rosa nel Pugno, naturalmente, promotore dell'iniziativa. Ma anche gli esponenti della cosiddetta sinistra radicale, Verdi e Rifondazione comunista in testa.
Il governo conta 3 ministri e almeno 4 sottosegretari. Gli organizzatori sono soddisfatti: «È stato un grande successo siamo in 10-12 mila».
Alessandro Cecchi Paone, speaker ufficiale della kermesse, parla di «risultato al di là di ogni aspettativa, visto che la nostra organizzazione contava solo sull'adesione spontanea della gente: è andata proprio bene».
Qualcuno, come Werther Casali, presidente del comitato nazionale dei radicali italiani, assicura che «il numero delle presenze crescerà in serata fino alla mezzanotte», quando sono attesi i big della musica, come Simone Cristicchi, vincitore dell'ultima edizione del Festival di Sanremo. La sua canzone infatti, "Ti regalerò una rosa", farà da colonna sonora.
Il "Coraggio laico" unisce l'intera area radicale, riformista e liberale a sostegno della famiglia e dei Dico, il disegno di legge approvato dal governo sulle unioni civili. Il messaggio è unico: «Dobbiamo tutelare tutti i diritti senza alcuna eccezione».
Pesa però l'assenza dei Ds, in particolare dei vertici della Quercia. Marco Pannella, Enrico Boselli rimarcano la mancata partecipazione di Piero Fassino e degli alti dirigenti del suo partito. Non vengono risparmiate punzecchiature anche nei confronti della Margherita e di
Francesco Rutelli, «che non scende in piazza ma dopo aver votato a
favore del ddl sui pacs poi dice che se non fosse stato ministro
sarebbe andato in piazza San Giovanni».
Sul palco si alternano i politici ed esponenti della cultura, inframezzati da molte "parentesi musicali". Sventolano molte bandiere della Rosa nel Pugno e dei Verdi. Sugli striscioni c'è la rivendicazione dell'orgoglio omosessuale e l'invito alla politica di non fare differenze ma di tutelare allo stesso modo i diritti di tutti i conviventi. Nel mirino, c'è soprattutto la Chiesa.
«Divorzio dal Papa, mi sposo con i Dico», si legge sul maxicartello esposto dalla Federazione giovanile del Pri. «Family day? No, family gay», recita un altro slogan. La federazione romana dello
Sdi se la prende con Walter Veltroni: «caro Veltroni, Gandhi e Martin
Luther King sarebbero qui oggi...». Una donna peruviana travestita da
vescovo dice di essere una «lesbica cristiana che vuol far sentire la
sua voce». La folla si accalca sulle transenne. Nel corso della
manifestazione iniziata intorno alle 16 con più di mezz'ora di
ritardo per gli ultimi preparativi, sono tanti gli applausi diretti ai leader che inneggiano alla «parità dei diritti».
Ci sono anche i fischi, quando Luigi Manconi, diessino e sottosegretario alla Giustizia, dice «di essere qui anche a nome del suo gruppo dirigente». Ma lui non batte ciglio e replica: «Mi avete accolto con gli applausi quando mi hanno presentato come il parlamentare che ha per primo presentato un ddl sulle unioni civili, accetto anche i fischi che porterò alla segreteria del mio partito».
Disapprovazione e fischi anche per coloro che aderiscono al "Family
day". A fine serata è l'inviato delle "Iene" Enrico Lucci a provocare la platea così: «En saluto a quelli di piazza San Giovanni». Giù
«buuuu» dai presenti.
In piazza c'è solo un esponente della Cdl, il repubblicano Antonio del Pennino: «Sono venuto qui perché sui temi eticamente sensibili non ci sono logiche di schieramento che tengano. Sulla famiglia, sulla fecondazione assistita e sulle unioni civili vale la libertà di coscienza». Folta invece la rappresentanza della Rosa nel Pugno. Ma ci sono anche gli esponenti di Sinistra democratica, come Fabio Mussi, Giovanni Berlinguer e Fulvia Bandoli, i rappresentanti dei Verdi e di Rifondazione comunista, come il suo leader Franco Giordano. Per il Pdci è presente Manuela Palermi, che attacca: «a piazza San Giovanni oggi c'è il partito di Ratzinger. Non capisco questa guerra di religione. Siamo al Medioevo, anzi al fanatismo religioso».
Tre sono i ministri: Alfonso Pecoraro Scanio, Fabio Mussi ed
Emma Bonino. Ma il governo schiera in campo anche 4 sottosegretari.
Oltre a Manconi ci sono Bobo Craxi, Paolo Cento e Alfonso
Gianni che osserva: «questa è una manifestazione del governo, quindi
mi trovo completamente a mio agio. La difesa della laicità dello
Stato è un impegno costituzionale».
L'assenza dei Ds, insomma, si fa sentire. E lo fanno notare un
po' tutti. Comincia Boselli: «mi dispiace per l'assenza della Quercia, avrei fortemente voluto con noi Fassino, perché due anni fa era
impegnato nella lotta sul referendum. Non capisco le ragioni per cui
oggi non ci sia». Gli fa eco Mussi: «Non sono più dei loro ma mi
rammarica questa assenza«. Per Marco Pannella «l'assenza dei
Democratici di sinistra pesa su di loro, non sono sorpreso. Nel '74 il Pci fino all'ultimo momento ha cercato di abrogare la legge Fortuna-Baslini per non fare il referendum. Cattivo sangue non mente...».
I leader politici presenti difendono tutti a spada tratta il principio della laicità dello Stato. Dice Mussi, ministro dell'Università e della ricerca: «La laicità non è contrapposta alla fede, ma è la libertà di tutti, libero confronto della vita e dell'uomo. Guai se si intacca e viene a mancare questo principio prezioso, sarebbe un rischio per la comunità. È sconcertante - avverte - che nel nome della famiglia si vuole limitare la libertà di centinaia di persone conviventi. Abbiamo bisogno di un'Italia più rispettosa e libera ed accogliente».
Non usa mezzi termini Boselli, segretario dello Sdi: «Qui le famiglie sono tutte uguali. Qui c'è la piazza laica mentre a San Giovanni c'è quella clericale. I cattolici sono tutti qui: sono quelli che credono nella laicità e la laicità è sinonimo di libertà. Non è contro la fede religiosa ma contro ogni fondamentalismo», grida al microfono.
Poco prima è Emma Bonino a dire la sua: «Siamo qui a piazza
Navona senza le 26 mila parrocchie, senza i bus, i taxi e i treni
gratis. Grazie per questo. C'è bisogno di coraggio laico, perché ne
vedo poco». E a fine serata, il ministro del Commercio con l'estero
traccia un bilancio della giornata: «ho visto in giro tanta ipocrisia
sulla famiglia e sui Dico. Dal '74 ad oggi la società è cambiata ma, purtroppo, non è cambiata la politica che è ancora ferma, bigotta e
ipocrita, appunto sui temi eticamente sensibili».
Boselli è contento per come è andata: «È stata una bella
manifestazione. Abbiamo unito tutte quelle persone che credono nella
laicità. Ma si è notato il silenzio di chi non c'era, cioè dei Ds: spero che non capiti la prossima volta. Qui è venuta tanta gente spontaneamente e rispetto all'organizzazione del Family day questo è già un grande risultato".
Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, non ha dubbi: «C'è bisogno di parità di diritti per tutti, anche per i conviventi». In particolare, il presidente del Sole che Ride si sofferma sui Dico: «Il ddl che ha approvato il governo è una proposta pacata ed edulcorata. Non capisco, quindi, tante resistenze. Abbiamo bisogno subito di una legge di tipo europeo. Fare come la Spagna di Zapatero è forse chiedere troppo, ma almeno variamo una legge come quella fatta in Gran Bretagna, in Francia e in Germania. Sforziamoci... Mi auguro che il Parlamento voti in tempi brevi una legge di tipo europeo, lo ripeto ancora una volta. La laicità è un dovere costituzionale - avverte Pecoraro Scanio - l'Italia si divide in chi sostiene i diritti di tutti e chi non. Noi qui manifestiamo per
riconoscere diritti civili a tutti i conviventi, come accade nell'intera Europa. I riformisti insistono sempre nel fare le riforme. E allora, facciamole queste riforme, noi ci stiamo, ma non perdiamo tempo. Quando si tratta di farle invece chi si definisce riformista alla fine si squaglia...».
Per Franco Giordano, leader di Prc, «nel Pd convivono più culture, tra cui anche quella intollerante nei confronti della laicità dello Stato e questo è un problema. Vedo una difficoltà a costruire una identità laica compiuta. La manifestazione di oggi è a favore dei Dico e anche dei diritti civili. Noi vogliamo difendere i diritti delle famiglie omosessuali e non. Bisogna riconoscere la realtà dei fatti - sottolinea - dobbiamo smetterla: non è possibile che la politica sia semplicemente finzione». E ancora: «guai a quella forza di sinistra che contrappone diritti sociali a quelli civili».
Bobo Craxi, leader dei "Socialisti italiani", rimpiange la «vecchia Dc», quando il centrosinistra non poteva permettersi una subalternità. «L'Italia - dice - non può essere oggi alle dirette dipendenze delle gerarchie ecclesiastiche. Per fortuna, qui ci sono i socialisti». Per Gianni De Michelis, del Nuovo Psi, «bisognava essere qui per ricordare la vittoria del divorzio. I socialisti si ritrovano uniti», mentre il Pd «è solo diviso».

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