Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 15:20

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L'ira del presidente Vendola: «Se c'è una giustizia che possa fare la Regione Puglia, sarà fatta»

il presidente Vendola e lCASTELLANETA (TARANTO) - «Non possiamo che chiedere rapidità e radicalità nel fare giustizia. Se c'è una giustizia che possa fare la Regione Puglia, sarà fatta». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, durante l'incontro con i giornalisti ancora in corso. «In Italia assistiamo a vicende di inaudita gravità in campo sanitario, come gli ultimi avvenimenti in Toscana, ma questo contesto non è un alibi: va contrastato e la Regione Puglia ha deciso di procedere senza sconti per nessuno», ha detto Vendola, commentando gli avvenimenti accaduti nell'ospedale di Castellaneta (Taranto).
«Ci troviamo di fronte ad un'ipotesi di anomalia strutturale e ad accertamenti di collaudo dell'impianto, nell'Utic (Unità di terapia intensiva coronarica), una struttura pronta da tanto tempo e per questo oggetto di polemiche. Tutti - ha spiegato Vendola - siamo interessati in nome dei diritti dei cittadini ad appurare ogni grammo di verità. Siamo pronti anche ad intervenire con sospensioni cautelari al termine dei primi accertamenti della Commissione mista tra Regione e ministero della Salute e di quella della Giustizia. Sono due indagini parallele con un oggetto doppio di accertamento. Le informazioni che attualmente abbiamo - ha continuato il presidente della Regione Puglia - non sono un verdetto anticipato ma saranno attentamente vagliate. Attualmente non posso escludere alcun livello di responsabilità».
«Il fatto che un reparto di alta specializzazione possa infliggere la morte invece che provare a dare la vita è un crimine. Ora sia fatta giustizia, vogliamo la verità a 360 gradi il prima possibile: nessuno è sotto tutela e tutti risponderanno delle proprie responsabilità».

«La Regione Puglia si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli ipotetici responsabili di questa vicenda»: ha detto il presidente Vendola. La Regione Puglia ha costituito una commissione d'indagine che sarà coadiuvata da tecnici del ministero «per individuare - ha detto Vendola - qualunque grado di responsabilità a qualunque livello».

Quanto alle rassicurazioni del primario del Reparto di terapia intensiva coronarica (Utic) Antonio Scarcia e del direttore generale Marco Urago sul fatto che una sola morte sia da attribuire allo scambio tra i tubi dell'ossigeno, utilizzato per la ventilazione forzata, e quelli del protossido di azoto, Vendola ha detto «di fidarsi solo di quello che diranno i pubblici ministeri e la commissione mista». Quest'ultima è stata nominata dall'assessore alle Politiche della Salute Alberto Tedesco. Di questa commissione fanno parte Tommaso Fiore, primario di anestesia al Policlinico di Bari, Alessandro Dell'Erba, medico legale, Vitangelo Dattoli, direttore sanitario, entrambi dello stesso nosocomio e il professor Salomone, ingegnere impiantista.
«Non escludo alcun livello di responsabilità - ha aggiunto Vendola - se ci dovessero essere avvisi di garanzia a medici e paramedici saranno sospesi in via cautelativa. Va fatto un doppio accertamento. Ciò non costituirà un verdetto anticipato».
La commissione nominata dalla regione dovrà accertare le eventuali responsabilità di chi ha costruito l'impianto e di chi lo ha collaudato. Il presidente Vendola ha annunciato la costituzione di parte civile della regione. «E' una vicenda vergognosa», ha commentato. L'azienda che ha costruito l'impianto è la Ossitalia con sede a Modugno, in provincia di Bari. Il collaudo preventivo da parte dell'azienda è avvenuto a dicembre del 2004. Il 23 marzo successivo è stato consegnato il relativo referto. Il 31 marzo del 2005 è stato prodotto il certificato di conformità dell'impianto alle normative. Del collaudo si è occupata anche una commissione esterna nominata dall'ente appaltante.

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