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Il figlio dell'ultima vittima: ora provo tanta rabbia

GINOSA (TARANTO) - Dal dolore alla rabbia, dalla convinzione che a causare la morte l'altra notte del loro parente fosse stata la fatalità, un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute, al dubbio atroce che possa invece essersi trattato di omicidio. Sono i sentimenti dei familiari di Pasquale Mazzone, uno degli otto pazienti deceduti in questi ultimi giorni nell'ospedale di Castellaneta.
Mazzone, ex dipendente di una ditta appaltatrice all'Ilva, in pensione da una ventina di anni, aveva 82 anni. Era stato portato in ospedale qualche giorno prima. Era un infartuato e aveva problemi tra i quali una forma di ritenzione idrica. Era stato curato e stava meglio: dall'Unità di terapia intensiva coronarica doveva passare di lì a poco in un reparto normale, ma l'altra notte è sopraggiunta improvvisa la morte.
Oggi il dolore e la rabbia per quella morte, insieme agli interrogativi che l'accompagna, li descrive all'ANSA suo figlio Erasmo, di professione fotoreporter. Questo il suo racconto:
«Ero stato tutta la notte in ospedale accanto a mio padre. Aveva dei problemi ma era in evidente miglioramento, tanto è vero che il primario, il dott.Scarcia, disse che nel giro di qualche giorno lo avrebbero trasferito dalla terapia intensiva in un reparto normale. L'altra sera io e mio fratello stavamo con nostro padre. Siamo restati fino alle 8. Stava bene, era allegro, aveva avuto dei grossi miglioramenti. La notte alle 2, invece, mi chiamano e mi dicono: 'Abbiamo avuto un problema con tuo padre. Aveva difficoltà di respirazione e così gli abbiamo aumentato l'ossigeno ma non ce l'ha fatta. Ha avuto un arresto cardiocircolatorio».
«In quel momento - ricorda Erasmo - non stavo a pensare che potesse essere successo qualcosa di particolare, perché in effetti mio padre aveva dei problemi. Aveva una certa età. Così abbiamo attivato tutte le procedure del caso, abbiamo chiamato le pompe funebri... Poi poco dopo abbiamo saputo del decesso dell'altra donna anziana e ci siamo allarmati. Non ci sembrava cosa normale la frequenza di tanti decessi. Subito dopo sono arrivati i carabinieri, che hanno messo i sigilli. Non ci è voluto molto per collegare le cose e per farci venire forti dubbi sulle reali cause della morte di mio padre».
«Quella notte quando l'ho rivisto - dice Erasmo con voce commossa - aveva cambiato faccia rispetto a poche ore prima quando l'avevo lasciato. Era diventato cianotico, un colore strano per un morto che invece sbianca. Mi hanno detto che la morte è giunta verso mezzanotte e che non è stata improvvisa. Loro hanno aumentato sempre più la dose dell'ossigeno, che invece probabilmente ossigeno non era».
«Adesso - si sfoga il figlio del paziente morto - siamo passati dal dolore alla rabbia. E' una cosa che non può succedere. Io stavo lì stanotte quando è venuto il magistrato a fare i controlli. Gli hanno mostrato la bocchetta dell'ossigeno, la certificazione che da lì usciva per davvero ossigeno. Ma evidentemente non l'hanno proprio fatto il controllo».
E insieme alla rabbia la voglia che su questa vicenda venga fatta chiarezza, e giustizia. Ora la salma di Pasquale Mazzone è sequestrata in attesa che venga disposta l'autopsia. «Poi - dice Erasmo - ci regoleremo. Sicuramente procederemo per vie legali su questa storia. Certo, mio padre aveva una certa età ma poteva vivere ancora a lungo. E poi una morte così non può restare un fatto oscuro. Se gli hanno dato il protossido di azoto invece dell'ossigeno, quello è un omicidio».

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