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Napolitano: «Facciamo luce su Portella, prima strage impunita della storia repubblicana»

il presidente della Repubblica Giorgio NapolitanoROMA - Fu la prima stage impunita della storia repubblicana, la prima di una lunga serie di fatti di sangue che segnarono, e cambiarono, il corso degli avvenimenti. Propri per questo, probabilmente, Giorgio Napolitano torna a chiedere, dopo anni ed anni di silenzio, che sia fatta chiarezza sui fatti di Portella della Ginestra. Primo Maggio 1947: in Italia la riforma agraria è ancora di là da venire (giungerà solo nel 1950). In Sicilia lo scontro tra i sindacati e la classe latifondista - spesso sostenuta concretamente dalla Mafia - si sta facendo altissimo. Un gruppo di contadini e sindacalisti si riuniscono su un pianoro in provincia di Palermo, al di sotto di un monte, per celebrare la festa dei lavoratori. Di fatto, il 1947 è il primo anno in cui è possibile tenere una pubblica celebrazione dell'evento dopo un lungo periodo.
Ad un certo punto qualcuno, dalla cima del monte, apre il fuoco su quelli che sono in basso. Si spara con la mitragliatrice, da più di un punto. Alla fine restano a terra 11 cadaveri: 9 adulti e due bambini.
A sparare, si saprà più tardi, è stato il bandito Giuliano, vicino in quell'epoca a movimenti separatisti che agivano nell'Isola.
Questo, però, spiega tutto e niente. Chi decise la strage? Chi la coprì? Chi, oltre a Turiddu, la portò a termine. Ancora recentemente ci sono stati dei libri che, sulla scorta di documenti conservati negli archivi di Londra, hanno puntato l'indice sui servizi segreti americani. Ma alla verità storica, sempre che questa sia stata raggiunta, non si è ancora affiancata la verità processuale. Nessuno, per quella strage, è comparso di fronte ad un tribunale. La prima strage impunita della Repubblica.

Oggi, scrive desso Napolitano, «occorre continuare la ricerca della verità su tutte le circostanze e le responsabilità di quell'inaudito massacro: non solo per dovere verso le vittime innocenti, ma anche per quel che Portella della Ginestra rappresentò come primo segno di una volontà eversiva della nuova legalità democratica repubblicana». Il messaggio, ufficialmente, è indirizzato ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Palermo, ma è difficile credere che i destinatari siano solo loro.
Fu una «orrenda strage di donne e giovani, convenuti a Portella della Ginestra il 1° maggio 1947 per il tradizionale appuntamento della festa dei lavoratori».

Un atto di autentico coraggio, il loro, dal momento che «era allora in atto una forte mobilitazione del popolo siciliano per un profondo rinnovamento economico e sociale, di cui caposaldo era la riforma agraria, e quindi per una nuova collocazione della Sicilia nel processo di sviluppo, modernizzazione e democratizzazione del Paese, secondo lo spirito dello Statuto autonomistico».
Se i nomi ancora non si conoscono, è chiaro però il contesto: «la strage di Portella venne compiuta da forze reazionarie che hanno usato banditismo e mafia per colpire, all'indomani della prima elezione dell'Assemblea regionale, i nuovi processi democratici, volti ad aprire la strada alla trasformazione della società siciliana».
Si trattava proprio di questo: colpire per indirizzare gli eventi, cambiare se possibile il corso della storia nazionale. Non è quindi solo un caso dovuto al calendario che Napolitano ricordi Portella pochi giorni dopo aver commemorato i morti di Cefalonia. La storia d'Italia forse è stata scritta nei suoi capitoli principali, ma da chiarire resta molto. Come molta è la giustizia che deve essere resa alle vittime innocenti delle stragi impunite.
Nicola Graziani

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