Giovedì 13 Dicembre 2018 | 16:03

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La Puglia indietro nella politiche sociali

Istat - Una vita più lunga, ma da poveriBARI - «La vera scommessa è nella nostra capacità di collaborare» Daniele Petrosino sociologo del dipartimento di Scienze storico sociali dell'Università di Bari lancia quasi la sfida durante la presentazione degli otto progetti che serviranno a mappare la realtà della povertà in Puglia e che termineranno nella loro fase di acquisizione ed elaborazione dati a fine anno. «Quando ci si attiva nella ricerca sociale - continua Petrosino ci si rende conto del forte elemento di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini, elemento essenziale per noi ricercatori per rilevarne i bisogni e poter poi elaborare delle proposte di servizi attivi».
«E' la prima volta che un progetto così ampio e che riguarda la programmazione sociale coinvolge l'Università di Bari - sottolinea Corrado Petrocelli, magnifico rettore dell'Università di Bari intervenendo al seminario di presentazione - addirittura con due dipartimenti. Questo dimostra che l'Università non solo opera per formare e trasmettere sapere e conoscenza ma interviene anche nella definizione e nel miglioramento dei processi sociali».
L'obiettivo è avviare anche in Puglia un Osservatorio regionale sulle politiche sociali integrato al Sistema informativo, passando attraverso la comprensione del fenomeno, la distribuzione delle fasce di povertà nella regione e le urgenze da avviare con strumenti idonei. «Superate le urgenze bisogna poi passare alla gestione dei bisogni - sottolinea Vito Peragine, docente di Scienza delle Finanze del Dipartimento di Scienze economiche e titolare della 'Prima indagine sulla povertà e l'esclusione sociale in Puglia'. Dagli anni 90 in poi il concetto di povertà è cambiato, non si ha più a che fare con disoccupati o esclusi dal sistema produttivo, ma famiglie monoreddito che non riescono a reggere il sistema dei consumi contemporanei. Parliamo di nuove fasce a rischio e senza tutela che non rientrano sempre nelle classi di povertà statistiche».
A volte non basta ridurre tutto a semplici interventi umanitari. Le politiche sociali necessitano di strategie più complesse che partono da interventi per abbassare i livelli di disoccupazione, ma che puntino ad esempio alla buona occupazione che sappia dare stabilità, perché altrimenti si rischia di ricadere in sacche di disagio sociale difficile da gestire.
«Oggi più di ieri è semplice per un soggetto o un gruppo familiare scivolare da un livello di sussistenza medio oltre il livello di povertà - mette in evidenza il sociologo Franco Chiarello - ed ecco perché sono necessarie nuove politiche sociali, perché nuovi sono i protagonisti sulla scena. E' importante il massimo coinvolgimento di istituzioni, enti di ricerca, soggetti che operano nel terzo settore, che pensino ed operino insieme per la coesione sociale, vero architrave per lo sviluppo territoriale».
«Purtroppo la Puglia non ha una storia sedimentata di politiche sociali attive - spiega Anna Maria Candela, dirigente dell'assessorato regionale Politiche alla solidarietà - non esiste ancora un Osservatorio dove possano agire tutti i protagonisti e siamo in ritardo rispetto alle richieste del nostro stesso territorio».
R. Sche.

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