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I timori vaticani: dal testamento biologico si passa con facilità all'eutanasia

CITTA' DEL VATICANO - I timori della Cei sul rischio che il testamento biologico possa innescare una «deriva eutanasica di fatto» sono pienamente condivisi in Vaticano. Proprio partecipando al Convegno che si è tenuto al Senato, il card. Lozano Barragan ha affermato infatti che una eventuale legge in merito «non può includere la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione». Tecnicamente l'idratazione comprende anche l'uso del respiratore, sul cui distacco nel caso Welby da parte della Chiesa restano tutte le riserve espresse in precedenza. «Questi interventi - ha spiegato il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale sanitaria - non possono in se stessi costituire un accanimento terapeutico, perchè non sono terapie ma il modo ordinario di soddisfare bisogni del paziente che non è in grado di avere cura di sè». Nel suo intervento,il card. Barragan ha ricordato i sei punti dai quali deriva per la morale cristiana la liceità del testamento biologico, ricordando che in mancanza di essi questo strumento sarebbe ritenuto illecito dalla Chiesa: «attenzione - ha avvertito - a non far passare forme di eutanasia dissimulate».
Per la Santa Sede, il primo punto discriminante è la necessità che sia espresso «un consenso informato alla decisione del medico curante di evitare sempre l'eutanasia e di rinunciare all'accanimento terapeutico, in modo che il paziente possa prendere nelle proprie mani gli ultimi momenti dell'esistenza». Il testamento biologico, poi, dovrebbe «includere sempre l'utilizzo delle cure palliative». E' altrettanto necessario, ha spiegato il card. Barragan, che il criterio per fissare la sproporzionalità delle terapie tenga conto «dell'evoluzione e del progresso della medicina» e «dell'eventuale cambiamento delle circostanze economiche, sociali, familiari e di politica sanitaria», cioè della possibilità concreta, che è in crescita, di assistere e dare sollievo al paziente. Il testamento biologico, ha continuato il porporato, dovrebbe inoltre «essere flessibile per poter essere modificato con il cambiare dello stato di salute fisica e psicologica del paziente gravemente malato». Altro punto qualificante è per la Chiesa l'individuazione di «un vero fiduciario che intervenisse soltanto nel caso d'incoscienza del malato terminale, con la certezza morale di interpretare la volontà del paziente evitando l'accanimento terapeutico e non favorendo mai l'eutanasia». Per essere accettato dalla Chiesa, il testamento biologico, infine, dovrebbe contenere l'impegno che «per giudicare se si tratta di accanimento terapeutico - ha concluso Barragan - ci si rimetta al giudizio del medico o dei medici curanti, al paziente ben informato, o in caso di incoscienza di questi, al consenso della famiglia o dei legittimi rappresentanti del paziente e di un comitato di bioetica, se disponibile».

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