Giovedì 13 Dicembre 2018 | 14:06

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Hanno detto...

Piergiorgio WelbyQuesto il più recente contributo al dibattito sul testamento biologico attraverso le dichiarazioni di alcuni fra i principali protagonisti del dibattito sulla legge.
JAVIER BARRAGAN. Un testamento biologico che «sollecitasse l'eutanasia non sarebbe lecito. Tuttavia, un testamento biologico che, accettando le cure palliative, rinunciasse all'accanimento terapeutico, sarebbe lecito» ha affermato il presidente del Pontificio consiglio per la pastorale della Salute, cardinale Javier Barragan.
PAOLA BINETTI. «Sono contro l'obbligatorietà del testamento biologico - ha spiegato la senatrice della Margherita - a favore dell'obiezione di coscienza e ovviamente non credo che sia un bene disponibile la nutrizione artificiale».
AMOS LUZZATO. Per il presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane: «Il medico deve fornire al paziente tutti gli elementi informativi per una scelta responsabile, ma la scelta finale deve essere del paziente. E se non si è ad un certo più in grado di scegliere - ha sottolineato - non vedo alternative all'espressione di una scelta responsabile precedente a questa fase terminale, di cui il Testamento biologico è portatore».
HASSAN HASSANIEN. Sul fatto che la scienza «non possa avere la parola finale» è d'accordo il rappresentante islamico e docente di Filosofia all'Università del Cairo Hassan Hassanien che ha affermato che il «valore assoluto della vita va rispettato anche con il Testamento biologico».
LAMA RINPOCHE LHARAMPA. «Noi buddisti - ha detto - riteniamo che sia corretto rispettare il Testamento che un paziente potrebbe aver lasciato in passato», sempre che il medico sia certo che non vi sia possibilità di cura. La ragione? «Se un paziente ha una malattia incurabile, per lui è molto importante lasciar scorrere liberamente la sua vita, senza essere disturbato - conclude il Lama - da trattamenti meccanici o artificiali».
FRANCO MARINI. «Ancora una volta ci guida la nostra Costituzione - ha detto il presidente del Senato - che all'articolo 32 fissa due principi essenziali: il primo è che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizioni di legge; il secondo è che la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona».
IGNAZIO MARINO. «Sarà una legge - ha spiegato il presidente della commissione Sanità del Senato - che ribadirà il divieto sia all'eutanasia che al suicidio assistito e garantirà, invece, al paziente la possibilità di rinunciare all'accanimento terapeutico».
CARLO MARIA MARTINI. Di casi come quello di Piergiorgio Welby che «con lucidità ha chiesto la sospensione delle terapie di sostegno respiratorio» per porre fine alla sua vita saranno «sempre più frequenti" e, di conseguenza, «la Chiesa stessa - ha spiegato dalle pagine de «Il Sole 24 Ore», dovrà darvi più attenta considerazione pastorale» sottolinea il cardinale che invita implicitamente il mondo politico ad «elaborare» una normativa ma senza «che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell'eutanasia».
LIVIA TURCO. «La capacità o incapacità di intendere o volere del malato - ha detto il ministro - e quindi, l'eventuale ricorso alle direttive anticipate non può interferire in alcun modo sui trattamenti che il medico può o meno somministrargli lecitamente. Dunque, fino a quando l'eutanasia sarà vietata dal nostro ordinamento, essa resta fuori da ciò che si può, legittimamente, chiedere ed ottenere».
UMBERTO VERONESI. Secondo l'oncologo «tutto si può fare anche senza legge, per fortuna: il Paese è fatto di persone libere, che possono benissimo redigere le proprie volontà per quanto riguarda l'atto terminale della propria vita, senza bisogno di una legge».
MINA WELBY. Il Parlamento «faccia un atto di coscienza per elaborare un progetto di legge sul testamento biologico che aiuti i cittadini; faccia presto e bene» è l'appello della moglie di Piergiorgio Welby in occasione del convegno internazionale sulle dichiarazioni anticipate di volontà.

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