Martedì 11 Dicembre 2018 | 08:11

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Gli interventi: «abbiamo costruito l'Europa delle regole, da oggi dobbiamo costruire l'Europa della libertà, della convivenza, della pace»

BARI - Sono stati quattro i consiglieri, due di maggioranza e due di opposizione, che oggi sono intervenuti nella seduta straordinaria e solenne del consiglio regionale della Puglia convocata per commemorare il 50ø anniversario della firma dei Trattati di Roma. I lavori sono stati aperti dal presidente del consiglio regionale pugliese, Pietro Pepe e sono stati conclusi dall'intervento del presidente della Regione, Nichi Vendola (la prolusione è stata tenuta dal prof. Ugo Villani docente dell'Università Luiss di Roma).
Sono intervenuti i consiglieri Rocco Palese (capogruppo di Fi), Michele Pelillo (Ulivo), Michele Saccomanno (An) e Donato Pellegrino (Sdi).
«Non sono tra quelli che si definiscono europessimisti. - ha detto Palese - In questi anni è nata l'Europa della moneta unica, del libero scambio, della circolazione dei popoli con l'eliminazione delle frontiere. Non è ancora nata, però, l'Europa dei popoli, come dimostra il sondaggio condotto dal Financial Times. Il 44 per cento dei cittadini europei intervistati dichiara che la loro vita è peggiorata da quando sono entrati a far parte dell'Ue; il 40 per cento pensa che il proprio paese starebbe peggio se uscisse dall'Europa. Questo sondaggio mostra il solco su cui muoversi per il futuro».
«Democrazia e pace - ha proseguito Palese - sono quello che resta da costruire in Europa. Una nuova Europa con un ruolo di garanzia per un 'nuovo welfarè che si occupi di lavoro, assistenza sociale, previdenza, un vero e proprio trattato che combatta le nuove povertà e sostenga i nuovi bisogni. E' questa la sfida che attende i capi di Stato». E l'introduzione della moneta unica, «percepita come una sciagura dai cittadini europei, è stata invece un punto di forza per l'economia italiana, e tra i benefici i tassi d'interesse tra i più bassi del mondo. Fino ad oggi - ha concluso Palese - abbiamo costruito l'Europa delle regole, da oggi dobbiamo costruire l'Europa della libertà, della convivenza, della pace, della gente. Dei cittadini ricchi e poveri, degli anziani e dei bambini».
Per Michele Pelillo (Ulivo) «l'Europa ha, innanzitutto, bisogno di creare una sua identità in cui i cittadini sappiano riconoscersi e ritrovarsi. Fino ad oggi - ha proseguito - l'Europa ha peccato in termini di comunicazione: non si è riusciti a spiegare alla gente i traguardi sino ad oggi conseguiti. Non solo l'euro, che comunque ha portato alla stabilità monetaria, a tassi d'interesse più bassi e alla modernizzazione del sistema industriale. Essere in Europa significa convivere pacificamente con uomini con culture diverse dalle nostre. E' interesse del nostro paese e dell'intera unione europea - ha detto ancora - mantenere alto l'impegno nella ricerca della stabilità della sicurezza, facendo fronte comune contro i terrorismi, la criminalità organizzata, nel controllo dei flussi migratori illegali, programmando una gestione congiunta degli interventi. Al primo posto nei nostri impegni dovremmo inserire le politiche energetiche e ambientali, creando delle reti di interrelazione e sostegno reciproco tra Paesi». Altro punto, le politiche internazionali: «riparta - ha detto Pelillo - il processo costituzionale e si lavori per consolidare un ruolo più deciso nella politica estera esportando il nostro modello di convivenza civile e divulgando i valori della democrazia».
Per Donato Pellegrino (Sdi), è stata costituita con i Trattati la famiglia europea, «famiglia nella quale - ha detto - ogni componente, pur conservando la propria diversità culturale e linguistica e le proprie tradizioni, ha potuto contare su una stabile unione fondata su valori comuni, quali la libertà, la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani". E "pur tra difficoltà, rallentamenti, a volte ripensamenti, festeggiamo - ha continuato - le libertà conquistate, quelle che permettono alle persone e alle merci di circolare liberamente e quelle che garantiscono a tutti i cittadini di studiare, lavorare, e vivere in qualsiasi Paese dell'Unione europea. Una politica estera comune - ha concluso - rappresenterebbe dinanzi al resto del mondo una sfida decisiva, vincendo la quale l'Europa si presenterebbe dinanzi al resto del mondo come un soggetto compatto, in grado di operare in modo unitario al pari degli altri grandi attori della politica internazionale».
Per Michele Saccomanno (An) «l'Europa non potrà farsi in una sola volta; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. Questo è racchiuso nella Dichiarazione di Berlino. L'Europa - ha aggiunto - è il tema, la colonna sonora della mia generazione. Dal mercato comune con l'abolizione dei dazi doganali, le politiche agricole, commerciali e dei trasporti comuni al principio di cittadinanza europea e sussidiarietà, al principio della cooperazione rafforzata. Nell'auspicio della parte politica che oggi ho l'onore di rappresentare, - ha anche detto Saccomanno - è grande il desiderio di una costituzione che sancisca la nascita di una sovranità che ricordi il percorso della costituzione federale degli Stati Uniti d'America».
«Bisogna trovare - ha sottolineato - un profilo costituente europeo che dia slancio, che sia pure a tappe ed a gruppi, condivida scelte che mostrino fin dove si estendano i diritti e i limiti che bilancino i diritti medesimi. Ci preoccupa il fatto che nella dichiarazione di Berlino non mi sembra si esprima con forza quella stessa follia creativa auspicata dal presidente del Consiglio italiano».

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