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Afghanistan - D'Alema: un «no» sarebbe «una vergogna per il Paese»

FIRENZE - Massimo D'Alema non vuole pensare «neanche per un momento» ad un'eventuale bocciatura in Senato sul decreto per il rifinanziamento della missione in Afghanistan: lo ha sottolineato lo stesso ministro degli Esteri incontrando a Firenze gli studenti della facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri".
In una "lezione" centrata sul Medio Oriente, D'Alema ha intrecciato l'attualità della politica internazionale con analisi anche storiche soprattutto proprio sul conflitto arabo-israeliano. Nel suo lungo intervento (un'ora e mezzo), il ministro non ha tralasciato l'Afghanistan, tema che ha affrontato in due momenti diversi.
Appena entrato nell'aula magna della Facoltà, ai cronisti che gli chiedevano come la pensasse sul voto cruciale di domani in Senato, D'Alema ha tagliato corto, prevedendo che il provvedimento che finanzia i militari italiani all'estero sarà approvato a Palazzo Madama «così come lo è stato alla Camera».
Poi, nelle ultime battute del suo intervento, D'Alema ha ripreso la questione del voto, argomentando le proprie posizioni: un "no" - ha precisato - sarebbe semplicemente «una vergogna per il Paese», visto che si tratta di una decisione che in realtà va molto al di là della nostra politica estera: «Non voglio pensare neanche per un momento che noi con il voto del Senato richiamiamo in patria le nostre Ong, i nostri militari e funzionari».
Tematiche quali «il rinnovo dello stipendio dei militari italiani impegnati in missioni di pace nel mondo» non rappresentano in altre parole un aspetto della «politica estera del governo, ma un atto dovuto del Paese e non dovrebbe suscitare particolare dibattito nè apprensione». Proprio per questo, D'Alema confida in «un largo consenso» da parte dei senatori.
Il titolare della Farnesina ha affrontato un altro punto chiave del 'dossier-Afghanistan', e cioè quello delle regole d'ingaggio. In Italia c'è in questo momento una discussione che è «surreale», semplicemente perchè - ha osservato - tali regole «le decidono altri, non il Senato. Non abbiamo alcun potere per deciderle».
E d'altra parte, «non c'è nessun Paese che chiede che la missione in Afghanistan venga interrotta. Tutti, dalla Russia alla Cina, compreso l'Iran, ci chiedono di restare».
Il titolare degli Esteri ha d'altra parte dedicato una battuta alle recenti polemiche in Italia sulle modalità della liberazione di Daniele Mastrogiacomo: «Ogni qualvolta che manifestiamo un parere diverso da quello degli Usa riceviamo richiami all'ordine che non riceviamo invece dagli Usa», ha detto D'Alema facendo notare che in fondo Washington rispetta l'autonomia dell'Italia più di quanto spesso avviene nel nostro Paese.
Cogliendo l'occasione delle domande poste dagli studenti, D'Alema si è soffermato proprio su Teheran, dopo le sanzioni votate qualche giorno fa dal Consiglio di sicurezza dell'Onu. È una decisione - ha sottolineato - che va in due direzioni, visto che da una parte ci sono appunto le sanzioni «ma dall'altra il Consiglio di sicurezza ha riproposto anche il dialogo» con la Repubblica islamica. Senza dimenticare comunque - ha subito aggiunto il ministro - la posizione molto «vigile» che l'Italia e l'occidente mantengono con l'Iran, quando per esempio il presidente Ahmadinejad «ha minacciato Israele ed ha negato l'Olocausto».
Circa il Medio Oriente, oltre a sottolineare il ruolo chiave che può svolgere l'Italia - vista la sua fede atlantica, i suoi rapporti con Israele e la capacità di dialogare con i paesi arabi - D'Alema ha sottolineato come sia ora di fare «un salto di qualita». Per esempio - ha precisato - nella regione mediorientale sarebbe ora affrontare di petto i grandi «nodi irrisolti», dalla questione di Gerusalemme a quella dei confini e del rientro dei profughi.
Prima di iniziare la "lezione", al suo arrivo alla Facoltà, D'Alema è stato contestato da un gruppo di giovani di Azione Universitaria e di Studenti per le libertà. Durante il dibattito, gli studenti hanno rivolto al ministro domande con critiche politicamente molto variegate: una dimostrazione - ha concluso D'Alema - che quando si è attaccati da tutte e due le parti, forse si è nel giusto.
Martino Rigacci

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