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Rifinanziamento missioni - I senatori dovranno affrontare 36 emendamenti e 14 odg

ROMA - Trentasei emendamenti tutti presentati dall'opposizione (26 di An e 6 della Lega, più 4 di Francesco Cossiga) e 14 ordini del giorno (6 del Carroccio, 3 di Forza Italia, 2 dell'Unione, di cui uno di Rifondazione e uno ciascuno di Udeur, uno An, uno bipartisan sul Darfur e uno ancora di Cossiga). È questo, per ora, il pacchetto di votazioni che dovranno affrontare i senatori prima del voto finale sul decreto che rifinanzia le missioni militari italiane all'estero, a partire dall'Afghanistan.
Se infatti sugli emendamenti non saranno possibili aggiunte, dopo la scadenza dei termini, per gli ordini del giorno c'è da registrare l'appello che l'Udc ha rivolta stamane al presidente del Senato Marini Franco affinchè «riapra» i termini per la presentazione, consentendo così di depositare anche il testo preparato dal partito di Cesa, di cui tanto si è parlato in questi giorni.
La decisione arriverà domani alle 12 nella conferenza dei capigruppo, dove Marini ascolterà anche gli altri gruppi per una valutazione complessiva della questione. Solo la capigruppo potrebbe quindi dare il conforto necessario al presidente per consentire il deposito del testo, che impegna il governo a dotare i nostri soldati in Afghanistan di maggiori risorse e mezzi, se non a addirittura di rinforzi e di diverse regole di ingaggio.
Gran parte degli emendamenti di An puntano ad aumentare gli stanziamenti finanziari per i militari impegnati a Kabul ed Herat di 10-20 milioni di euro. Altri, sia del partito di Gianfranco Fini sia del Carroccio, chiedono invece di ricondurre ad una cadenza semestrale quel rinnovo del finanziamento che ora il decreto fissa per la prima volta con periodicità annuale.
I quattro emendamenti di Cossiga sono invece all'insegna del più paradossale e provocatorio sarcasmo. Uno chiede infatti di obbligare i nostri soldati sul territorio a prendere ordini solo dal governo attraverso la catena di comando, e ad ignorare quindi ogni ordine che venga dalla Nato. Il secondo chiede che le nostre unità militari siano impiegate esclusivamente in attività umanitarie e di assistenza alla ricostruzione, da svolgere senza portare armi. Il terzo prevede che le armi, ma leggere, possano essere usate solo per autodifesa propria, del proprio materiale e delle proprie infrastrutture, nonchè del personale civile e delle organizzazioni non governative italiane, ma senza «diritto di inseguimento». L'ultimo dispone invece che, in caso di ritiro anche unilaterale delle nostre forze armate dall'Afghanistan, vengano distrutte tutte le installazioni militari e tutti i mezzi o armamenti che non vengano trasferiti in Italia.
Per quello che riguarda gli ordini del giorno, quelli di Lega e Forza Italia chiedono più o meno esplicitamente che il governo si impegni ad inviare in Afghanistan «armi di difesa attiva in grado di fronteggiare eventuali scontri» e «capaci di garantire la massima sicurezza per i nostri militari e civili» sul campo.

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