Sabato 15 Dicembre 2018 | 21:30

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Prodi: «L'Unione è un antidoto contro tutti i mali d'Europa e i nostri»

BERLINO - «L'Unione europea rappresenta soprattutto l'antidoto ai mali d'Europa, ai nostri mali». Il presidente del Consiglio Romano Prodi, in un breve intervento alle celebrazioni dei cinquant'anni della firma dei Trattati di Roma, fa il punto sullo stato dell'Unione europea e l'analisi di quanto dovrebbe essere fatto per far ripartire il «processo» continentale.
Prodi invita i 27 a «sancire» la fine del lutto e della pausa di riflessione per preparare «il riscatto e lo slancio d'orgoglio di un continente che nella prima metà del secolo scorso è stato sul punto di suicidarsi».
«Pezzi importanti, di quest'Europa materiale, li abbiamo già costruiti: l'euro, il mercato interno, la riunificazione del continente... Per fare l'Europa - aggiunge il premier italiano - abbiamo abbattuto tante barriere, frontiere, regole nazionali, muri di vario tipo». Ma ora, per continuare a costruire servono nuove regole. «Ma senza ripartire da zero - avverte il Professore - perché il Trattato firmato a Roma nell'ottobre del 2004 costituisce una base solidissima su cui edificare il nostro nuovo patto fondamentale. Un testo firmato da 27 capi di Stato e ratificato da 18 Paesi. E queste nuove regole - aggiunge - servono subito. In ogni caso entro il 2009, cioè prima delle prossime elezioni europee».
Il presidente del Consiglio invita i 27 a ripartire mettendo al centro del processo di rilancio «il metodo comunitario»: questa è «la vera, grande sfida degli ultimi decenni. Aver formato tanti cittadini europei in grado di costruire giorno per giorno un nuovo modo di lavorare insieme ci consente di guardare al futuro con speranza».
Questo futuro è fatto dal mercato unico e dall'unione delle diverse politiche nazionali che devono essere coordinate trasformandole «in una politica europea a vocazione planetaria». Un modo di procedere che ha consentito in pochi anni la moltiplicazione degli scambi e fatto aumentare crescita e benessere collettivo.
Il premier parla quindi del funzionamento delle istituzioni europee difendendo il loro ruolo come garanzia di equilibrio tra le esigenze nazionali e quelle continentali: con la Commissione che rappresenta la sintesi dell'interesse europeo, il Consiglio dove gli Stati membri fanno sentire la loro voce e difendono i loro interessi e il Parlamento che garantisce il controllo dei cittadini sul controllo legislativo.
Un metodo che l'Unione ha usato soprattutto dentro il continente ma che il mutato contesto internazionale - prosegue Prodi - «ci impone ora di utilizzarlo sempre più al di fuori dei nostri confini».
Nei prossimi anni l'Europa esisterà se saprà esistere all'esterno, se saprà contribuire a gestire e vincere le grandi sfide globali, da quelle energetico-ambientali, a quelle della lotta al terrorismo. «Ecco a cosa servono le nuove regole - rimarca il presidente del Consiglio -, servono a fare quello che altrimenti nessun Paese, da solo, è in grado di fare».
Il premier italiano cita poi un grande storico e letterato europeo, Fran‡ois Fejto, «un uomo con dentro tante anime europee (ungherese, croata, francese e tedesca) che parlava della necessità di buonsenso, di pazienza, di fede ma anche di un granello di follia».
E quindi conclude il suo intervento così: «l'Europa ha bisogno di ritrovare un poco della sua follia creativa per convincersi che il mondo può essere cambiato, reso migliore, che non ci si debba accontentare di prenderselo così com'è».

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