Lunedì 17 Dicembre 2018 | 02:11

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La soddisfazione di chi in Italia ha lavorato e sperato nella liberazione. Arena e Russo consegnati al giornalista del Corriere

ROMA - Soddisfazione e sollievo in Italia per il rilascio durante la notte dei due tecnici italiani dell' Agip Francesco Arena e Cosma Russo dopo 98 giorni di detenzione nella giungla del delta del Niger, dov'erano stati sequestrati il 7 dicembre scorso dai ribelli separatisti del Mend.
I due hanno dichiarato di stare bene, nonostante tutto, mentre si profila un giallo sul possibile pagamento di un riscatto, al quale ha fatto cenno stamani la moglie di Arena, dopo aver parlato al telefono con il marito; ma che è stato smentito in modo deciso dall'Eni.
Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha espresso il suo «più vivo compiacimento» per il loro rilascio, ricordando il «personale e continuo interessamento del presidente del Consiglio, Romano Prodi, che a più riprese ha richiesto al presidente nigeriano, Olusegun Obasanjo, la collaborazione necessaria in tale delicata vicenda». D'Alema ha «ringraziato le autorità di governo nigeriane per l'atteggiamento costruttivo e operativo assunto durante tutta la durata del sequestro» e i media italiani per il loro «atteggiamento responsabile».
Soddisfazione è stata espressa, fra gli altri, anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Micheli, del ministro della Difesa Arturo Parisi e dal sottosegretario agli Esteri Franco Danieli. L'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, ha parlato di «grande notizia».

Arena, 54 anni, di Gela (Caltanissetta), e Russo 55 anni, di Bernalda (Matera) erano stati rapiti - insieme ad un altro italiano, Roberto Dieghi, liberato il 17 gennaio per motivi di salute, e a un libanese, Imad Saliba, rilasciato il 21 febbraio - presso l'installazione petrolifera Brass vicino a Port Harcourt. Il sequestro era stato rivendicato dalla guerriglia del Movimento per l'emancipazione del delta del Niger (Mend), che ha dichiarato tramite il suo portavoce di aver consegnato la scorsa notte i due italiani al giornalista del «Corriere della Sera» Massimo Alberizzi.

«Io sto bene, bene. Non soffriamo di nessuna malattia, siamo stati trattati bene», sono state le prime parole pronunciate subito dopo il rilascio a 'Rai News24' da Arena. «Siamo nell' infermeria della Saipem per un controllo. In questo momento non abbiamo idea di quando rientreremo in Italia. Spero al più presto, spero già domani. Non ci possiamo davvero lamentare: abbiamo vissuto nella foresta e hanno fatto in modo che noi stessimo meglio di loro, a noi davano l'acqua minerale e loro bevevano l'acqua sporca», ha aggiunto poi, al telefono con l'agenzia Agr, Arena, la cui moglie, Angela Fiaccabrino, ha dichiarato di aver parlato al telefono col marito, che le ha detto «che per il loro rilascio sono stati pagati dei soldi». Una circostanza, quest'ultima, negata dall'Eni in una nota di stamattina, che «ribadisce che non è stato pagato nessun riscatto per la liberazione dei cittadini italiani».
E una circostanza negata più volte anche dal Mend, che ha sempre ribadito di aver agito per motivi esclusivamente politici.
«Ho sentito mio marito già due volte: dalla voce mi sembra che stia bene. Io e miei figli siamo al settimo cielo per questa stupenda notizia», ha detto a sua volta Anna Maria Carella, moglie di Russo.

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