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Vincenzo Matarrese può lasciare da grande presidente

Vincenzo Matarrese «Avrei preferito lasciare da vincente, purtroppo è finita male», ha detto Vincenzo Matarrese, presidente del Bari. In realtà, si può vincere anche rinunciando, facendosi da parte, ridando speranza a chi si appassiona ancora per il calcio nel capoluogo pugliese. Del resto, Matarrese dice il vero quando ritiene non si sia capito quanto sia difficile la situazione economica (e non solo) di una delle maggiori industrie del Paese. Infatti, la questione è un'altra, visto che passare la mano riportando il Bari in serie A non sarebbe (per i tifosi) il massimo obiettivo, mentre per l'attuale proprietà lo è, considerando la forza economica di cui dispone.
Quando alla fine degli anni 70 si dovette cercare un successore al presidente De Palo, i Matarrese si fecero carico della società, la quale diventò una delle imprese di un gruppo imprenditoriale che molto ha dato alla Puglia e all'intero Mezzogiorno. Perché i pregi ci sono, sono inconfutabili, nessuno può negare che la famiglia sia stata protagonista negli ultimi 30 anni. Adesso, però, è giunto il momento di impegnarsi nel core business (l'edilizia) e lasciare a qualcun altro un'attività non strategica in modo che si possano creare nuovi entusiasmi e rinnovate prospettive.
Sapere come potrà (eventualmente) andare a finire con una nuova compagine societaria sarebbe da veggenti. Ma è giusto che venga affidato ad altre figure del tessuto economico pugliese (sarebbe auspicabile, a meno dell'intervento di una multinazionale) l'onere (e l'onore) di tentare il rilancio. Ciò non significa che il Bari riuscirà a stabilirsi nei quartieri alti della serie A e nemmeno che possa giocare in Champions League. Ma l'opera dei Matarrese, nel calcio (non parliamo dei ruoli istituzionali, che auguriamo ad Antonio di mantenere), può dirsi conclusa già da qualche anno.
Fa piacere verificare il salto di qualità del presidente. Fino ad ora, oltre a sostenere di non avere intenzione di svendere la società (ci mancherebbe), ha sempre affermato che avrebbe ceduto a chi fosse stato in grado di garantire la sopravvivenza del club. Stavolta, invece, non ci sono a quanto pare pregiudizi, tenuto conto che sarebbe affare del nuovo soggetto affrontare i rischi di impresa relativi. In sostanza, è bene che Matarrese punti ad avere i soldi che ritiene congrui. Quel che farà (farebbe) il successore non è questione che debba interessargli.
Premettendo che nessuno può permettersi di augurarsi la morte di qualcuno (i cori beceri sono categoricamente da stigmatizzare), ora sarebbe il caso che il presidente dimostri davvero l'attaccamento alla città cui molto ha dato e da cui molto ha ricevuto. Soltanto facendo ricorso a trasparenza e onestà potrebbe poi dire, senza possibilità di smentita, di essere l'unico a poter (voler) fare calcio a Bari. Nel dettaglio, dovrebbe (ma è nel suo diritto non farlo pubblicamente) stabilire un prezzo (è così che si fa quando si vende), ma prima ancora sarebbe il caso che faccia una valutazione di mercato, diversa da quella affettiva (se tengo molto al quadro realizzato da uno sconosciuto che raffigura i miei antenati tenderò impropriamente ad aumentarne il valore). In definitiva, faccia pace con la città regalandole un sogno (affidato ad altri), ragioni anche con il cuore, faccia quel che gli resta per essere ricordato non come il presidente più longevo alla guida del Bari, ma come il più grande presidente della storia del Bari.

G. Flavio Campanella

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