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Materazzi: Escludo che si possa giocare con una punta

Giuseppe MaterazziBARI - Qualcuno è rimasto spiazzato perché Vincenzo Matarrese in genere non ama i ritorni. Invece, Giuseppe Materazzi, 61 anni, sardo di Arborea, è il nuovo allenatore del Bari. Succede a Rolando Maran. «C'è sempre una prima volta. Del resto, con la dirigenza il rispetto è sempre stato massimo. Quindi, ci sta che mia abbiano richiamato. Non è vero che ci siamo lasciati male. Semplicemente fui molto dipiaciuto per quello che accadde nel '95. Perdemmo due gare consecutive in casa contro l'Atalanta e la Sampdoria (il 5 dicembre arrivò Fascetti - ndr) e ritenni giusto fare un passo indietro (fu una separazione consensuale - ndr) perché la squadra non rispondeva alle sollecitazioni».
Professione ingrata quella degli allenatori (Maran ne sa qualcosa). Materazzi ne è consapevole e un po' ci scherza: «Aspettate a dire che incontriamo. Vorranno verdermi fisicamente, capire se sono per caso rimbecillito». Si avverte che Materazzi è contento per questa nuova avventura, lui che qualche tempo fa ha accettato anche di lavorare in Cina. Ma non ci sta a passare per un uomo succube della società. O meglio, è consapevole che la scelte strategiche spettano al club («anche perché loro pagano»), ma ha intenzione di mantenere autonomia decisionale («certo, nel rispetto dei ruoli»), così come proporrà agli interlocutori un piano di ampio respiro («poi decideranno loro, non ho intenzione di impuntarmi»). Ai tifosi che ritengono sia giunto un altro amico dei Matarrese, Materazzi risponde: «Che sia un loro amico è assolutamente vero. Ciò non significa, però. Ho già detto che c'è molto rispetto tra noi. Ma mi metto nei panni dei tifosi, soprattutto di quelli che non mi conoscono. È nel loro diritto dire quello che vogliono. Ma stiano tranquilli. Si ricrederanno».
Materazzi non si sente affatto un traghettatore: «Io verrò con l'intenzione di rimanere. Il fatto che possa accordarmi per qualche mese non cambierebbe il mio stato d'animo. Voglio lavorare per guadagnarmi il posto anche nel prossimo campionato. Ricordo che anche quando arrivai nel '92 (per sostituire Lazaroni - ndr) dovetti impegnarmi sodo. Poi, rimasi circa quattro anni. Se poi la società dovesse ritenere di puntare su un collega, io accetterei la decisione, ma mi piacerebbe restare con un altro ruolo, magari come osservatore. Ma non andiamo troppo oltre. Per me questa è una sfida. Mi auguro di vincere».
Come riuscirci? Questo è il problema. «Se non avessi fiducia, se non avessi pensato di poter allenare una buona squadra, non avrei pensato di tornare. Certo, il gruppo deve riordinare le idee. Sinceramente, ci vorrebbe qualche centrocampista in più, così come l'attacco è povero numericamente. Insomma, la coperta è un po' corta. Ma io conto nel sacrificio e nalla capacità di adattamento dei giocatori. Con me partiranno tutti alla pari. Voglio parlare con loro e capire. Una cosa è certa: escludo che si possa giocare con una sola punta. Il 4-4-2? Sì è una soluzione. Mi pare comunque che il 3-5-2 possa esserlo». Lo pensava anche Maran, poi costretto dai risultati a tornare sui suoi passi. Ma contro l'Arezzo (sabato prossimo al San Nicola) in panchina ci sarà Materazzi, il padre di un campione del mondo.
G. Flavio Campanella

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