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Cinque i giudici indagati. La difesa: «accuse infondate»

MATERA - C'è anche Rosa Bia, giudice del Tribunale di Matera, tra i magistrati indagati nell'ambito delle inchieste condotte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sui presunti rapporti illeciti tra ambienti giudiziari ed esponenti politici lucani.
Sono cinque, dunque, i magistrati coinvolti nelle indagini. Il nome di Rosa Bia, infatti, si aggiunge a quelli dei procuratori della Repubblica di Potenza e Matera, Giuseppe Galante e Giuseppe Chieco; del presidente del Tribunale di Matera, Iside Granese, e del sostituto procuratore della Repubblica di Potenza, Felicia Genovese.
Nei confronti del giudice Bia s'ipotizzerebbe il reato di abuso d'ufficio.

GRANESE: ACCUSE INFONDATE
«Si tratta di accuse infondate»: è il commento della Presidente del Tribunale di Matera, Iside Granese, alle notizie sull'inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro su alcuni magistrati e uomini politici lucani. «Sono accuse infondate - ha spiegato Granese - poiché è vero che ho contratto un mutuo, ma ipotecario, a un tasso agevolato, con la Banca popolare del Materano, per l'acquisto e la ristrutturazione di un immobile in Matera che adesso ha un valore superiore. Quanto alle inchieste che riguardano l'istituto di credito mi sono astenuta dal conoscere le controversie riguardanti la stessa Banca, rimettendo in passato gli atti al Presidente della Corte di Appello di Potenza. Quest'ultimo, con un provvedimento del febbraio 2006, mi ha autorizzato a occuparmene, deducendo che fra me e la banca non vi è un credito litigioso e che, comunque, lo stipendio di un magistrato garantisce a tutti gli effetti il pagamento delle rate».
Quanto alla vicenda legata al Consorzio Anthill, la Presidente del Tribunale di Matera ha detto di aver querelato l'allora amministratore della società, astenendosi dal conoscere ogni controversia in cui lo stesso è implicato.

L'IPOTESI: CASO INSABBIATO
Giuseppe Chieco, avrebbe insabbiato l'inchiesta avviata dal suo ufficio sui presunti illeciti nella realizzazione del villaggio turistico Marinagri di Policoro, omettendo di effettuare la necessaria attività investigativa. E' l'accusa che la Procura della Repubblica di Catanzaro contesta al procuratore della Repubblica di Matera.
Il mancato completamento dell'inchiesta aveva consentito ai titolari dell'investimento di ottenere un finanziamento da parte del Cipe di quasi 26 milioni di euro, che in un primo tempo era stato bloccato.
Nei confronti di Chieco vengono ipotizzati i reati di concorso in abuso d'ufficio e truffa ai danni dello Stato. L'inchiesta trae origine dalla presunta irregolarità nella realizzazione del villaggio per il fatto che una parte dell'area interessata dalla costruzione della struttura sarebbe stata di proprietà demaniale. Fatto, quest'ultimo, che non avrebbe impedito il rilascio delle concessioni edificatorie per la realizzazione del villaggio grazie alla collusione di funzionari del Comune e dell'Ufficio del demanio di Matera.
Gli illeciti nell'iter per la realizzazione del villaggio furono oggetto di un'informativa da parte della Guardia di finanza al procuratore Chieco, il quale, però, non avrebbe effettuato l'attività investigativa necessaria per l'accertamento della prova. Lo stesso Chieco, inoltre, successivamente ha chiesto l'archiviazione del procedimento.
Secondo l'ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Catanzaro, il procuratore Chieco, nel periodo in cui si sono svolte le indagini preliminari, avrebbe espresso l'intenzione di acquistare un immobile all'interno del villaggio, effettuando anche una visita nel cantiere della struttura. Circostanza riscontrata in una relazione riservata inviata da Chieco al procuratore generale di Potenza a seguito di un esposto anonimo presentato nei suoi confronti.
Secondo i magistrati della Procura di Catanzaro, la condotta del procuratore Chieco sarebbe stata finalizzata ad insabbiare l'inchiesta sulla realizzazione del villaggio consentendo l'impunità dei soggetti coinvolti e lo sblocco del finanziamento da parte del Cipe.

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