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D'Alema polemizza: «Certa Sinistra non serve»

Massimo DROMA - Alle 11.40 il cellulare che il ministro degli Esteri tiene stretto in mano, seduto sulle poltroncine rosse del Brancaccio, si illumina: «Napolitano rinvia il governo alle Camere». D'Alema tira il primo sorriso della giornata, poi si alza, raggiunge il palco e lancia il suo 'j'accusè contro «certa sinistra che non serve al paese», contrapposta ad un'altra sinistra, quella che governa e «non rompe le scatole».
In nome della discontinuità in politica estera, D'Alema aveva sfidato i dissidenti al voto di Palazzo Madama nel giorno nero del governo Prodi. In nome della responsabilità verso l'Italia ma anche «della credibilità della sinistra italiana», li attacca nel giorno in cui il governo ottiene dal Capo dello Stato una seconda possibilità. I toni sono duri dopo giorni di silenzio ed i richiami sono alla «grande madre» della sinistra, il Pci: «Fatemi dire una cosa da vecchio - esordisce ironico - Non serve il Partito Democratico per dimostrare che certa sinistra non va bene, non serve al Paese, ce l'aveva insegnato già il Pci». Perchè, e l'aneddoto è famigliare, ai tempi della Resistenza «andarono a sparare quelli che si spendevano a distribuire i volantini, e non quelli che li criticavano dicendo che 'serve ben altro'».

I militanti applaudono e l'intensità è direttamente proporzionale alla rabbia esplosa in questi giorni nella base della Quercia contro, appunto, affonda D'Alema, «schegge di certa sinistra» che ragiona per «astratti furori» e che per «una certa dose di ingenuità primitiva» rischiava di affondare il governo. Nei prossimi giorni, dopo la fiducia, D'Alema si troverà di nuovo lo scoglio dell'Afghanistan. Ci sarà tempo per provare ad allungare la mano ai Rossi e ai Turigliatto, oggi è il giorno della sveglia e dell'avvertimento: «Ci sono due modi per affrontare le crisi del mondo: uno è cercare di dare un contributo, l'altro è mettersi in pace con la coscienza». Ma politica, incalza il ministro degli Esteri, è provare incidere da dentro, «altrimenti ci sono due gradi di astrazione, di fuga: quella collettiva e quella individuale di chi vota contro, cade il governo, magari ne arriva uno che manda i soldati in Iraq... però io sono in pace con la mia coscienza».

Alla «sinistra che non serve» il presidente Ds contrappone un'altra sinistra e cita il lavoro dei ministri della Quercia che «cercano di lavorare e di non rompere le scatole, che è sempre buona regola». Un attacco che si lega al Pd, alla necessità di un asse riformista e un nuovo avviso per evitare scissioni nei Ds. «Reagisco duramente a chi dice che è salutare fare delle scissioni» è l'altolà che suona come un nuovo appello a portare tutta la Quercia nel partito nuovo ma anche uno stop a chi, editorialisti e politici, vedrebbero di buon occhio un Pd senza Sinistra Ds.

«D'Alema è da sempre il più bravo a costruire e... a distruggere», reagisce piccato Cesare Salvi. Fausto Bertinotti, «garante» della sinistra di governo, glissa mentre l'ala radicale tace, facendo capire di aver già scaricato i «due scellerati», come nei giorni scorsi Diliberto aveva bollato Rossi e Turigliatto, e di non sentirsi quindi toccato dalle parole di D'Alema che comunque, a scanso di equivoci e in nome della coesione, a fine giornata precisa di non aver polemizzato con Prc, Verdi e Pdci.
Cristina Ferrulli

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