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Brigate Rosse - Quattro arresti a Milano per «istigazione a delinquere»

Polizia MILANO - La solidarietà con i 15 arrestati appartenenti al Partito comunista politico-militare (Pcp-m) è costata loro il carcere. Perché affiggere manifesti con scritte come «Compagni in piedi o morti, ma mai in ginocchio», o «La lotta non si arresta», per la Procura di Monza, che ha chiesto la convalida del loro arresto, si chiama istigazione a delinquere in relazione a fatti di terrorismo.
Uno dei quattro arrestati la notte scorsa a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, è Angela Ferretti, 33 anni, convivente di Massimiliano Gaeta, ritenuto il «tecnico elettronico» della cellula del Pcp-m attiva nel capoluogo lombardo, catturato nel blitz di due giorni fa.
La donna aveva un ruolo nel sindacato: membro della Rsu di Vodafone, l'azienda per la quale lavora, e componente del direttivo della Slc, il sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil. Dopo l'arresto, è stata subito sospesa dal sindacato. Gli altri arrestati sono Gennaro Ranieri, 22 anni, di Cinisello Balsamo, e una coppia di Sesto San Giovanni, Marzia Matera, trentatreenne, e Silvio Falessi, quarantenne, fratello di un noto presunto brigatista.
Gli agenti del Commissariato di Sesto li hanno sorpresi nei pressi di alcune pensiline dell'Atm e a due passi dalla sede di Cgil-Cisl-Uil con manifesti scritti in modo piuttosto rudimentale: «Governo di guerra e sfruttamento, la lotta non si arresta», «Terrorista è chi ci affama e fa le guerre non chi lotta a fianco di popoli», e quello dal contenuto più inquietante: «Compagni in piedi o morti ma mai in ginocchio», trovato a bordo dell'auto di Angela Ferretti.
Venerdì ci sarà l'udienza di convalida dell'arresto, con l'accusa di istigazione a delinquere, che è stata preferita a quella di propaganda sovversiva che aveva mandato su tutte le furie il legale dei quattro, Sandro Clementi. «È un reato abrogato durante il governo Berlusconi - ha spiegato l'avvocato -. Questo arresto è illegale».
Gli arresti non si sono verificati in modo casuale: le quattro persone «erano già note e poste sotto controllo da questi Uffici e ciò ha consentito agli operatori della Polizia di Stato di intervenire tempestivamente al momento della commissione del reato», ha spiegato in una nota la Questura.
Nel corso di una perquisizione sono stati anche trovati alcuni appunti contenenti frasi pronunciate dal Pm Ilda Boccassini durante la conferenza stampa tenuta in Questura, due giorni fa, per spiegare i dettagli dell'operazione contro l'organizzazione brigatistica. Quasi una «breve cronistoria» dell'incontro con la stampa, ha spiegato un investigatore. Pare fossero nella stessa auto, una Citroen Saxo intestata ad Angela Ferretti.
L'episodio di Milano, unito a quello incendiario alla porta dei casa del dirigente della Digos di Padova, ha fatto dire al ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che «effettivamente, l'impostazione di Seconda Posizione, riflessa negli articoli e negli scritti apparsi su "L'Aurora" (l'opuscolo clandestino edito dal Pcp-m - n.d.r.) non è rimasta sterile». «Siamo ben lontani - ha riferito il ministro al Parlamento - da quella rete indefinita di nascosti consensi e di nascoste complicità di cui le Brigate Rosse usufruirono prima dell'assassinio di Aldo Moro, che rappresentò la fine delle solidarietà attorno a loro, ma di sicuro c'è qualcosa di più dell'isolamento nell'azione militare dell'ala militarista della Lioce, quella degli assassini di D'Antona e di Biagi». Una rete, per Amato, «non particolarmente estesa, della quale noi dobbiamo tenere conto».

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