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Il diario del sequestro e delle torture in carcere pubblicato un mese fa sul «Chicago Tribune»

WASHINGTON - Una descrizione del rapimento di Abu Omar e delle torture che avrebbe subito in Egitto è stata pubblicata il 6 gennaio scorso dal quotidiano americano «Chicago Tribune». Fonte delle informazioni sarebbe stato lo stesso Abu Omar, che ha scritto un memorandum della sua vicenda ottenuto dal giornale.
Secondo la testimonianza, sarebbe stato un uomo identificatosi come un agente di polizia a fermare, il 17 febbraio 2003, Abu Omar in una strada di Milano mentre era diretto verso la moschea. Il predicatore sarebbe stato scaraventato in un veicolo e «picchiato brutalmente» al minimo tentativo di resistenza. Durante la colluttazione, schiuma sarebbe apparsa sulla bocca di Abu Omar, con la contemporanea perdita di feci.
I rapitori, temendo un arresto cardiaco, «cominciarono a strapparmi rapidamente gli abiti e uno di loro cominciò a comprimermi il petto» praticando un massaggio cardiaco. Omar superata la crisi, sarebbe stato poi portato in un aeroporto e, dopo un primo volo di breve durata, sarebbe giunto al Cairo alle cinque del mattino e trasportato al quartier generale dell'intelligence egiziana dove gli sarebbe stato offerto di cooperare «in cambio di un ritorno, sano e salvo, in Italia».
Stando al resoconto del giornale americano, nella prigione egiziana Abu Omar sarebbe stato sottoposto ad una serie di torture, a scosse elettriche, a percosse, a minaccia di abusi sessuali.
«Sono stato appeso al soffitto come bestiame destinato al macello, a testa in giù, piedi in aria, le mani legate dietro la schiena, i piedi legati insieme, esposto a scosse elettriche su tutto il corpo, soprattutto alla testa, per indebolire il mio cervello», afferma il memorandum della vittima.
In Egitto, Abu Omar sarebbe stato inoltre legato ad un materasso intriso d'acqua e collegato a macchinari elettrici. «Anche quando non ero torturato, venivo lasciato per lunghi periodi nelle camere di tortura, perché udissi le urla degli altri, i loro gemiti, per farmi crollare psicologicamente», ha scritto nel suo memorandum. Almeno in una occasione Abu Omar avrebbe cercato di suicidarsi, mentre era in carcere.

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