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Per la morte di Raciti, forse la svolta

CATANIA - C'è un «cauto ottimismo» sugli sviluppi delle indagini sull'uccisione dell'ispettore capo Filippo Raciti a Catania. Sono valutazioni di investigatori e magistrati che si occupano dell'inchiesta, dalle quali si evidenzia la possibilità di un'accelerazione giudiziaria.
Il sospettato è un minorenne che sarebbe stato fermato nel corso delle indagini sui disordini, la cui posizione si sarebbe successivamente aggravata, tanto da ipotizzare l'emissione nei suoi confronti di un provvedimento restrittivo, ancora al vaglio dei magistrati.
La svolta nelle indagini sarebbe arrivata dal confronto incrociato di filmati e foto della guerriglia urbana che si è scatenata attorno allo stadio Angelo Massimino il 2 febbraio scorso durante il derby Catania-Palermo. Il lavoro di ricerca, scatto per scatto, come in una 'cabina di regià, degli investigatori della squadra mobile e della Digos della Questura avrebbe portato all'individuazione di un possibile colpevole, un sospettato sul quale concentrare l'attenzione.
Un rapporto sul lavoro svolto sarebbe stato consegnato ai magistrati che coordinano l'inchiesta: quelli della Direzione distrettuale antimafia e quelli della Procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni. Nel tardo pomeriggio, secondo indiscrezioni, ci sarebbe stato un incontro tra i magistrati delle due Procure etnee che hanno valutato gli esiti delle indagini e che adesso devono adottare una decisione che potrebbe scattare nelle prossime ore, al massimo, domani. I magistrati dovranno decidere se confermare la tesi d'accusa della polizia, e quindi emettere un provvedimento restrittivo, oppure chiedere un supplemento di indagini. Provvedimento che non è stato ancora emesso, come conferma lo stesso capo della squadra mobile, Giovanni Signer, che continua a ripetere: «Non ci sono indagati per l'omicidio».
Il lavoro della polizia scientifica nel cercare di mettere insieme i fotogrammi dell'aggressione mortale, con l'obiettivo di risalire ai colpevoli, è stato certosino e complesso: le immagini girate all'esterno dello stadio, infatti, non sono chiarissime. A renderle poco nitide contribuiscono innanzitutto l'oscurità, che dà un colore rossastro di fondo a tutto il filmato, rendendo omogenei i dettagli. Poi c'è anche l'effetto 'nebbià provocato da fumogeni e lacrimogeni. Gli aggressori, inoltre, sono quasi tutti con il volto parzialmente coperto o, in ogni caso, con un cappuccio sulla testa. Infine, ma non ultimo, le riprese sono effettuate con filmati 'lentì, cioè costituite da scatti continui, con pause di pochi secondi, che tolgono 'fluidita» all'azione.
Gli investigatori hanno esaminato al rallentatore le immagini fino a trovare quelle che potrebbero dare una svolta alle indagini, che proseguono a ritmo serrato. Nella notte, infatti, sono continuate le operazioni di controllo con perquisizioni e verifiche della posizione di alcune persone, culminate con il fermo di altri sette indagati per resistenza: cinque minorenni e due maggiorenni, compreso un esponente di Forza nuova. Sono state inoltre accertate le dichiarazioni rese e gli alibi, mettendo tutto a confronto.
Intanto oggi ha rotto il silenzio la vedova dell'ispettore Raciti, Marisa Grasso, che ha letto una sua dichiarazione in Questura. «In queste ore - ha detto - penso alle famiglie dei giovani che sono stati arrestati, è importante l'educazione che viene dalla famiglia, dalla scuola, dalla società. Lasciatemelo dire, è altrettanto importante insegnare rispetto per la divisa. Le forze dell'ordine vanno rispettate».
Mimmo Trovato

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