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Omicidio Calipari - «Il mitragliere americano era inesperto e stressato»

Soldato militare Iraq ROMA - Era «inesperto e stressato», con troppi compiti da assolvere, il mitragliere americano Mario Lozano, che la sera del 4 marzo 2005 centrò con 11 colpi (sui 58 da lui complessivamente sparati) la Toyota sulla quale viaggiavano gli agenti del Sismi Nicola Calipari ed Andrea Carpani e la giornalista del "Manifesto", Giuliana Sgrena. A descrivere così il responsabile della morte del funzionario del Sismi è il rapporto italiano firmato dai due membri della Commissione congiunta Usa-Italia chiamata ad indagare su quanto avvenne quella sera a Baghdad.
Il militare americano - 35 anni, newyorkese del Bronx, due figlie di 12 e 15 anni, appartenente alla "New York Army National Guard" - quel giorno svolgeva il compito di mitragliere del veicolo di blocco al Check point 541, disposto sulla Route Irish, strada che collega Baghdad all'aeroporto. Il suo reparto, il Battaglione di artiglieria, era arrivato nella capitale irachena il 22 febbraio. Quella sera Lozano aveva molteplici compiti: doveva rimanere nella torretta e azionare una torcia ad alto potenziale da accendere verso i veicoli in avvicinamento. Qualora le segnalazioni luminose fossero risultate inefficaci, avrebbe dovuto sparare colpi di avvertimento a sinistra del veicolo che percorreva la rampa. A quel punto, se il veicolo avesse continuato ad avvicinarsi, avrebbe dovuto sparare al veicolo, mirando al motore ed alle ruote. E infine, qualora il veicolo non si fosse ancora fermato, avrebbe dovuto sparare sull'abitacolo del veicolo.
Quella sera, dunque, Lozano era sulla torretta quando la Toyota Corolla si avvicinò al posto di blocco ad una velocità che, secondo le testimonianze dei militari americani, variava dalle 50 alle 80 miglia orarie. Testimonianze smentite dagli italiani, perché «viziate da fattori emotivi». Ad esempio, il mitragliere «si è sentito minacciato ed ha detto di aver pensato alle figlie mentre osservava l'auto avvicinarsi, svolgeva le operazioni matematiche necessarie a calcolare la velocità del veicolo, urlava a squarciagola, anche se nessun altro soldato ha sentito le grida, sparava colpi di avvertimento in mezzo al prato, buttava via la lampada, mirava e sparava avanti alla vettura per cercare di colpire motore e ruote. Tutto in pochi secondi». E così il mitragliere ha sparato «almeno due raffiche ravvicinate con la sua M240B, una breve ed una lunga». Quando la pattuglia si è resa conto dell'errore, cioè che degli italiani erano finiti sotto il fuoco, uno dei militari americani presenti al check-point ha detto a Lozano «di mettersi al posto di guida, perché non voleva che vedesse ciò che aveva fatto».

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