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Matarrese resiste alla graticola in Lega: giocare senza pubblico è la morte

Antonio MatarreseROMA - Sì al blocco dei tifo in trasferta ma non a tempo indeterminato. Sì agli stadi a porte chiuse, ma con la necessaria flessibilità e nel rispetto degli abbonati. Hanno partorito alcune certezze per rispondere a quello che viene vissuto come un diktat le sei ore concitate, nelle quali il calcio di serie A e B si è guardato in faccia e ha fatto un lungo esame di coscienza, come da anni non succedeva. Le 42 società si sono ritrovate in un hotel di Fiumicino dopo i fatti di Catania, dopo che il loro capo Antonio Matarrese era stato messo sulla graticola per delle dichiarazioni forse travisate, sicuramente fuori luogo. Infatti don Antonio non ha proferito parola tutto il giorno e se n'è andato alla chetichella con la suo vice Rosella Sensi, per andare a via Allegri.
All'inizio dei lavori, però, il solito ruggente Maurizio Zamparini aveva chiesto le sue dimissioni «perché ieri non era al tavolo del governo» proprio a causa di quelle avventate dichiarazioni. Ma la lettera di Zamparini è stata rimandata al mittente, nessun collega lo ha seguito e durante le sei ore bollenti della Lega è emerso che il calcio che conta è pronto a prendersi le proprie responsabilità a patto di non passare per l'unico responsabile di quanto accaduto in questi anni.
Situazioni a macchia di leopardo, realtà non assimilabili, città e società affatto omogenee fra loro. Il calcio, è quanto emerso nelle lunghe discussioni si considera una vittima e non un colpevole e non accetta processi all'infinito, non vuole subire diktat «senza senso chiede alle forze politiche e al Governo quella necessaria flessibilità e quel rispetto del sistema industriale calcio, pur condividendo responsabilità e preoccupazioni.
Non ci sono stati né falchi nè colombe - perfino Adriano Galliani, nella riunione informale dei club è stato zitto ad ascoltare - perché c'è la coscienza assoluta che i club sono sotto schiaffo e perché «non si può rifiutare l'aiuto del governo quando ci vuole dare una mano perché il calcio è consapevole che più di tanto non può fare - ha rivelato una fonte che ha chiesto di restare anonima - non ci sono state contrapposizioni tra di noi, siamo stati tutti uniti, anzi chiediamo al governo di darci una mano, una volta per tutte».
Ora le proposte formulate verranno presentate al commissario della federcalcio Pancalli nella prevista riunione.
Adriano Galliani, fuori dalla riunione aveva spiegato che «Inter e Milan, per San Siro hanno speso 16 milioni e lo stadio sarà a norma dopo le dovute operazioni di legge», le stesse società hanno offerto al sistema le porte chiuse di «Napoli-Piacenza» perché riconoscono che la situazione del San Paolo è quasi senza via d'uscita. In generale nessun braccio di ferro con il governo. Nessuna prova di forza, ma una certezza che metteranno sui tavoli quella grande forza del pallone: senza pubblico il calcio muore.
Ecco perché in cima ai desideri e anche in risposta alla presa di posizione di Amato «bisogna resistere alle pressioni del calcio», Antonio Matarrese e Rosella Sensi proporranno a Pancalli di riprendere subito a giocare con le necessarie correzioni (vedi Napoli-Piacenza) dalla prossima giornata di campionato della 4 di serie A e la seconda della serie B.
Entrambe le giornate di A e B saranno recuperate il 17 e 18 aprile, e di conseguenza salterà una delle finali di coppa Italia tra Roma e Inter, perché in quei giorni si dovrà recuperare il big match della terza che non è andato in onda domenica scorsa. La prossima giornata di campionato di A prevede Messina-Catania: il destino di questa partita verrà stabilito proprio dalla riunione di via Allegri.

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