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Napolitano: severità contro i violenti del calcio. Il mondo politico contro le dichiarazioni di Materrese: «i morti fanno parte del sistema, si deve riprendere a giocare»

ROMA - Severità. Giorgio Napolitano fa sentire la sua voce nel giorno in cui il governo decide la linea dura contro la violenza negli stadi. Al funerale dell'ispettore Filippo Raciti, ucciso durante gli scorsi di venerdì a Catania, il capo della polizia Gianni De Gennaro legge un messaggio nel quale il presidente della Repubblica chiede al governo e alle società calcistiche di prendere «decisioni severe e comportamenti conseguenti» per di riportare «la serenità e la normalità sui campi di calcio».
L'appello di Napolitano arriva mentre esplode la polemica di Romano Prodi contro il presidente della Lega Calcio Matarrese per le sue considerazioni sui morti che farebbero «parte del sistema». Nel frattempo, a Montecitorio, il deputato no global Francesco Caruso fa scattare l'ennesima buriana per le sue dichiarazioni sui poliziotti «manganellatori».
Il messaggio di Napolitano ha dato sostanza al «pressing» del Quirinale sui palazzi del calcio e della politica. Il capo dello Stato è netto nel chiedere di stroncare «ogni torbida orchestrazione di violenza contro le forze di polizia» e altrettanto netto nell'esprimere sostegno alle forze dell'ordine. La vita dell'ispettore Raciti, afferma, è stata «assurdamente stroncata dalla violenza più cieca». E gli italiani «devono essere consapevoli del prezioso servizio che a tutela dei loro diritti costituzionali e del comune interesse ad una pacifica convivenza civile prestano le forze dell'ordine».

Nel frattempo Prodi rispondeva scandalizzato a Matarrese e al suo infelice slogan «lo spettacolo deve andare avanti». Il premier ha citato direttamente il presidente della Lega, ma nessuno ha avuto dubbi su chi fosse il destinatario della sua invettiva: «Ho letto commenti inaccettabili sull'inevitabilità di quanto accaduto: è una posizione folle», ha detto durante il suo viaggio in Lussemburgo. Secondo Prodi, in questo momento, l'impegno deve essere quello di «riportare il calcio a essere uno sport».
La reazione contro Matarrese è trasversale ai due schieramenti, e unisce destra e sinistra nella polemica contro la dirigenza del calcio professionistico. I più oltranzisti chiedono che l'ex deputato Dc si dimetta dall'incarico di presidente della Lega calcio. È questa la posizione dell'europarlamentare diessino Nicola Zingaretti: «Le dichiarazioni di Matarrese hanno già fatto il giro d'Europa e hanno fatto fare al nostro paese l'ennesima brutta figura». Anche il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi invoca il rinnovamento nelle stanze del potere calcistico.
Gli aggettivi usati per definire le parole di Matarrese esprimono tutte le sfumature della riprovazione. Per il presidente della commissione cultura di Montecitorio Piero Folena sono «sbalorditive», per il capogruppo del Pdci Pino Sgobio «inaudite e riprovevoli», per il senatore della Margherita Enzo Bianco «ciniche».

Ma anche a destra il presidente della Lega Calcio non trova molti sostenitori. Il leghista Roberto Calderoli lo accosta al no global Caruso e bolla le sue dichiarazioni come «farneticanti». «Tra Caruso e Matarrese non ho dubbi: dalla torre butterei tutti e due», dice il senatore del Carroccio. Altrettanto duro l'esponente di An Enzo Fragalà, che censura «la grettezza delle ignobili affermazioni del presidente della Lega Calcio». « Siamo certi che questo 'cattivo maestrò - dice Fragalà - non verrà lasciato un minuto di più alla guida dello sport più popolare d'Italia».

A sera, Matarrese si dichiara offeso e precisa di non aver «mai giustificato» la tragedia di Catania. Ma le sue parole non placano la bufera. Tanto che, dopo il vertice di Palazzo Chigi, il ministro dell'Interno Giuliano Amato non rinuncia anche alla sua stoccata: «Ho sentito cose dissennate, anche se poi si è sostenuto che la prima lettura era sbagliata...».
Marco Dell'Omo

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