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Il Mediterraneo come i tropici

Spiaggia MediterraneoROMA - Circolazione tropicale sul Mediterraneo. E il Mare Nostrum cambia sopra e sotto le acque acquisendo la «promozione» ai cambiamenti di serie A. Il nostro bacino, infatti, entra a pieno titolo nel trend globale dell'emergenza perdendo la caratteristica di fenomeno di piccola scala. La maggiore preoccupazione sono le ondate anomale di calore, fotocopia della bollente estate del 2003, e i fenomeni atmosferici sempre più estremi. Per le acque l'aumento della temperatura soprattutto sul Mediterraneo orientale, l'Adriatico in particolare, e l'innalzamento del livello marino, fino a 3 mm l'anno proprio come il trend globale, soprattutto in alcune zone costiere del nord Italia. Mentre l'Ipcc lancia l'allarme planetario, ogni Paese fa il punto sulle sue emergenze. Non ultima l'Italia che ha partecipato attivamente alla stesura di questa prima parte del 4/o Rapporto dell'Ipcc. In prima linea l'esperto dell'Enea, Vincenzo Artale, tra gli autori principali di una delle novità contenute nel dossier, il capitolo n.5, quello sulle osservazioni oceaniche e innalzamento del livello del mare. «Il Mediterraneo - ha detto Artale - non è più un microclima ma risponde ora al trend generale, con un' accelerazione dei fenomeni negli ultimi 10 anni e temperature superficiali più calde. È la parte orientale che si riscalda di più, in particolare l'Adriatico. Secondo i risultati cui è giunto l'esperto italiano è evidente ormai uno spostamento della circolazione con «trasporto di calore dall'equatore alle fasce sub-tropicali e latitudini intermedie». Una circolazione calda «che tende a invadere la parte meridionale del Mediterraneo».

In base a questi scenari «sono due le cose che mi preoccupano di più nel Mediterraneo: le ondate anomale di calore come nell' estate del 2003 e fenomeni intensi atmosferici provocati da grosse differenze di pressione come avvenuto nei giorni scorsi», ha detto l'esperto Enea. E comunque, afferma Artale, «l'Italia non è ben monitorata a livello globale» mentre in generale «servono più studi in merito agli effetti sul territorio». Secondo Artale serve «inserire studi sulla vegetazione per capire impatti della desertificazione e il degrado degli ambienti, come il mare dove agisce l'aumento della temperatura». Su scala globale, secondo l'esperto Enea «per il punto di irreversibilità dobbiamo aspettare 10-20 anni che per il Pianeta rappresentano in termini temporali un rischio ad alta frequenza». «Gli ultimi 10 anni sono molto, molto, molto diversi dal decennio precedente e se i prossimi 10 saranno ancora più diversi - ha detto Artale - abbiamo davanti un pericolo senza proporzioni». «Oggi - ha aggiunto - possiamo dire che la Terra è osservata meglio e abbiamo molti più dettagli e purtroppo più certezze. Abbiamo confermato le tendenze del rapporto precedente, abbiamo aggiunto i dati sul mare e quello sui ghiacci. Abbiamo anche lavorato sul settore della paleontologia. La conclusione è che siamo in continuità con i dati del 2001, che questo 4/o Rapporto non smentisce ma anche che siamo di fronte a un' accelerazione dei fenomeni e comunque la situazione è peggiorata». In linea generale, nel Rapporto Ipcc, per il capitolo Oceani, rispetto alle ultime stime disponibili la crescita del livello del mare a livello globale si è raddoppiata passando da 1,5 a più di 3 millimetri l'anno. Collegato a questo un altro tema caldo, quello dei ghiacciai del Nord Atlantico: il Polo Nord si sta sciogliendo a un ritmo non previsto.

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