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Tradito dall'affetto per i nipotini

BARI - E' stato tradito dall'affetto per i nipotini, con i quali continuava a mantenere rapporti via telefono, in alcuni casi grazie alla collaborazione di alcuni intermediari, Riccardo Sgaramella, 52 anni, latitante andriese di grosso calibro arrestato ieri pomeriggio in un'area di sosta dell'autostrada A1 nei pressi di Fiorenzuola in provincia di Piacenza. Al momento del fermo da parte degli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari e di personale del Servizio Centrale operativo della direzione centrale anticrimini, in collaborazione con le Questure di Bologna, Milano e Piacenza, l'uomo non ha opposto resistenza, nè ha dissimulato la sua identità. "Sono io", ha esclamato davanti ai poliziotti. Secondo quanto riferito dalla Squadra Mobile di Bari, Sgaramella è un capo carismatico e longevo della criminalità del nord-barese, attivo sulla scena sin dagli anni '70.

Il pregiudicato andriese, ricercato in base a una ordinanza di custodia cautelare del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Gianrico Carofiglio, per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, era latitante da due mesi: Sgaramella, infatti, era riuscito a sfuggire per poche ore al blitz 'Castel del Monte' del 30 novembre quando erano finiti in manette 77 esponenti di due clan criminali. L'uomo si era rifugiato a Rozzano, nel milanese, dove, secondo gli inquirenti, avrebbe goduto di diversi appoggi della criminalità organizzata di altre regioni. "Era un grosso cruccio per noi, che dal momento del blitz ci siamo messi sulle sue tracce", ha detto il capo della Squadra Mobile della Questura di Bari, Luigi Liguori, nel corso di una conferenza stampa. Sul suo ruolo di vertice nella criminalità pugliese gli investigatori acquisirono nel 1992 le dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Salvatore Annacondia e in seguito da parte di Vittorio Foschini. L'anno scorso Sgaramella fu assolto in Corte d'Appello nell'ambito del processo 'Dolmen' contro la criminalità del nord-varese, che vede imputati circa 200 persone. L'uomo prima della latitanza viveva in una casa di campagna nei pressi di Andria.

I due pentiti parlarono del fatto che Sgaramella riusciva a rifornire di centinaia di chilogrammi di stupefacenti, eroina e cocaina in particolare, le zone di Foggia e del nord barese. Gli inquirenti lo cercavano da due mesi ma solo da domenica lo hanno individuato in provincia di Milano. Per la sua cattura la polizia ha utilizzato, oltre alle intercettazioni, anche particolari accorgimenti tecnologici. L'ultimo è stato un mezzo del Servizio centrale operativo che ha segnalato il momento esatto in cui nell'area di servizio Ardea in direzione sud dell'autostrada è entrata la Volkswagen Golf a bordo della quale Sgaramella viaggiava insieme a Francesco Di Figlia, pregiudicato palermitano di 51 anni, residente a Lodi arrestato per favoreggiamento e della moglie e della figlia di quest'ultimo. Di Figlia ha precedenti per traffico di stupefacenti, rapine e sequestro di persona. Sgaramella non era armato, segno, secondo gli inquirenti, del suo ruolo di vertice nella criminalità organizzata.

La presenza a bordo dell'auto dei familiari del pregiudicato palermitano serviva a sviare eventuali controlli. Sgaramella, a giudicare dal bagaglio che portava con sè, si stava trasferendo di nuovo al Sud. Con tutta probabilità gli stava stretta la zona di Rozzano nella quale, comunque, aveva contatti con altri gruppi della criminalità organizzata, come i Piarulli, di Cerignola, alleati storici di Sgaramella, e con altre famiglie siciliane e calabresi. Al momento dell'entrata in azione dei poliziotti, il latitante si stava spostando su un camion che forse lo doveva condurre verso Sud. L'autista del mezzo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato ignaro del personaggio che stava per far salire a bordo. Invece qualcosa in più potrebbe sapere il titolare del conducente del tir. La polizia ha effettuato nella notte alcune perquisizioni in casa di Di Figlia.

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